L’International Panel on Chemical Pollution ha lanciato la proposta di creare un board tecnico per realizzare strumenti specifici per l’abbattimento della contaminazione da sostanze nocive. L’iniziativa – che sarà presentata all’Assemblea Onu sull’Ambiente che si apre il 28 febbraio a Nairobi, in Kenya – è supportata da oltre 2500 tra scienziati di livello mondiale e ministri dell’Ambiente: tra loro il premio Nobel per la Fisica, Giorgio Parisi. L’invito è stato inviato anche al ministro per l’Ambiente Roberto Cingolani che, però, nonostante il dossier sia da alcune settimane sul suo tavolo, non ha ancora aderito. Attraverso l’ufficio stampa ha risposto a ilfattoquotidiano.it: “In questi casi non si esprime una singola posizione nazionale, ma c’è un’unica posizione a livello europeo”.

A interessare il ministro sono stati i coordinatori italiani della raccolta firme, Marta Venier della School of Public and Environmental Affairs dell’Indiana University (Usa), Sara Valsecchi e Stefano Polesello dell’Istituto di Ricerca sulle Acque del Cnr (Consiglio nazionale delle ricerche). Hanno spiegato come la risoluzione chieda di istituire un gruppo intergovernativo che si occupi delle politiche dell’ambiente a supporto degli interventi contro l’inquinamento. Si tratta di un gruppo che intende operare a livello globale per controllare e mitigare le emissioni di sostanze pericolose. Gli scienziati si dicono preoccupati per le minacce alla salute umana e all’ecosistema rappresentate dalle sostanze chimiche nocive e inquinanti, nonché dai rifiuti. L’esposizione a questo tipo di sostanze causa ogni anno più di un milione di morti premature in tutto il mondo, un’incidenza quasi pari agli effetti associati al fumo passivo. Uno scenario aggravato dal fatto che la produzione globale di prodotti chimici potenzialmente pericolosi (e quindi anche di rifiuti) continui ad aumentare, visto che manca una supervisione globale. Al ministro Cingolani, infatti, non veniva chiesta solo una firma, ma anche un intervento di sponsorizzazione in rappresentanza del governo italiano.

Finora le convenzioni internazionali che regolano l’argomento si sono tenute a Basilea, Rotterdam, Stoccolma e Minamata. Ma “non bastano le parole, perché quelle convenzioni lasciano scoperte molte situazioni critiche e non dispongono di meccanismi per affrontare in modo preventivo minacce emergenti e per lavorare efficacemente con gli altri due organi intergovernativi indipendenti dell’Onu, l’Ipcc che si occupa di cambiamento climatico e Ipbes, che si occupa della perdita di biodiversità”, si legge nell’appello. La lettera, che è stata firmata da 250 ricercatori e scienziati italiani, chiede con una nota in cui si chiede che il Governo italiano spieghi la propria posizione su questa materia. “L’esposizione a sostanze inquinanti, ormai ben studiate ma ancora mal gestite, causa più di un milione di morti premature in tutto il mondo ogni anno” sostiene uno dei primi firmatari italiani dell’appello, il professor Silvio Garattini dell’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano.

Sostieni ilfattoquotidiano.it:
portiamo avanti insieme le battaglie in cui crediamo!

Sostenere ilfattoquotidiano.it significa permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti.

Ma anche essere parte attiva di una comunità con idee, testimonianze e partecipazione. Sostienici ora.


Grazie Peter Gomez

Sostienici ora Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Clima, i Consorzi di bonifica: “In Sicilia il 70% dei suoli agricoli è a rischio inaridimento”. La Protezione civile: “Servono infrastrutture”

next
Articolo Successivo

“Creme anni 70 e bottigliette dall’Albania: in spiaggia raccolgo reperti archeologici di plastica e così denuncio l’inquinamento del mare”

next