“Gli accertamenti eseguiti dai periti d’ufficio, non contrastati da deduzioni ed osservazioni provenienti dall’Ufficio proponente la misura, inducono a concludere che non è concretamente ravvisabile il requisito della sproporzione tra le entrate documentate del soggetto investito della procedura e beni nella disponibilità dello stesso”. Con questa motivazione la Corte d’assise d’appello di Reggio Calabria ha revocato il sequestro dei beni all’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena, già condannato per concorso esterno con la ‘ndrangheta e attualmente latitante a Dubai.

La sentenza ha dissequestrato anche i beni che erano stati sequestrati a Chiara Rizzo, l’ex moglie di Matancena. Entrambi si erano visti applicare i sigilli della Dia nel dicembre 2017 quando nell’ambito dell’inchiesta “Breakfast” ai due coniugi furono sequestrati 25 immobili, navi, conti correnti e società di cui 4 con sede nel territorio nazionale e 8 all’estero. La Corte ha, quindi, accolto il ricorso presentato dagli avvocati Candido Bonaventura, Corrado Politi ed Enzo Caccavari, stabilendo, in sostanza, che l’ingente patrimonio di Matacena non era sproporzionato rispetto alle entrate ed ai redditi familiari.

Durante l’istruttoria, la Corte di Assise aveva già restituito a Chiara Rizzo il saldo di un conto corrente, di oltre 800mila euro, che la stessa aveva acceso alle Seychelles. Saldo di cui l’ex moglie del parlamentare non aveva ancora la disponibilità fino alla sentenza depositata oggi dai giudici di secondo grado. Per gli avvocati della donna “si apre ora un nuovo capitolo. Chiara Rizzo ci ha già dato incarico di attendere alle formalità di restituzione e di relazionarla, per ogni successiva valutazione, sulla consistenza di quanto ancora disponibile e sulla gestione operata in questi anni”.

“Manifestiamo – aggiungono i legali Bonaventura e Politi – piena soddisfazione per un provvedimento che restituisce dignità (prima ancora che patrimonio) a Chiara Rizzo. Abbiamo sempre creduto, nonostante le difficoltà, di poter conseguire questo risultato e ci rammarichiamo solo della circostanza che quanto rilevato dalle difese, e confermato dai periti nominati dalla Corte, era agevolmente desumibile dalla documentazione sequestrata. Oggi è stata scritta una pagina di vera giustizia di cui andiamo fieri”.

Ancora più duro l’avvocato Enzo Caccavari, difensore dell’ex parlamentare di Forza Italia. “La lunga vicenda relativa al patrimonio personale e patrimoniale del mio assistito – dice – ha avuto un lieto fine, per come ho sempre fermamente creduto. Ho appena sentito Amedeo Matacena, il quale ha espresso apprezzamento per il provvedimento dei giudici della Corte di assise di appello di Reggio Calabria ed ha manifestato un sentito desiderio di poter presto tornare nel suo paese, in Italia, non appena le autorità emiratine lo permetteranno”.

“Da una prima lettura dell’ordinanza – aggiunge Caccavari – pare che la consulenza peritale della difesa, unitamente alle memorie presentate, ed alla consulenza collegiale disposta dalla Corte, abbiano infine chiarito che l’ipotesi accusatoria sulla illiceità della provenienza dei beni fosse frutto di errore investigativo. Ora bisognerà verificare i danni provocati dalla gestione maldestra operata in questi anni da amministratori provenienti dall’altra parte dello Stretto. La Corte ha riconosciuto l’assoluta legittimità del patrimonio dell’onorevole Matacena e, prima ancora, ha onorato la memoria del defunto cavaliere Amedeo Matacena (il padre dell’ex parlamentare, ndr), alla cui attività imprenditoriale erano riconducibili gran parte dei beni oggetto di ablazione”.

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