Il Pd verso l’abbraccio a Forza Italia. Succede in Sicilia dove arrivano le prime folate della deflagrazione del centrodestra, successiva alla rielezione al Quirinale di Sergio Mattarella. E quale miglior campo se non quello siciliano per muovere i primi passi di un nuovo accordo. L’isola, da sempre palestra politica, andrà a elezioni due volte nel prossimo anno: in primavera per le amministrative di Palermo e in autunno per le regionali. Così che le prime prove di alleanza tra il Partito democratico e Forza Italia si consumano nel capoluogo, esattamente mercoledì mattina in un incontro tra il segretario regionale dei dem Anthony Barbagallo e Gianfranco Micciché, presidente dell’assemblea regionale e commissario di Forza Italia, il console di Silvio Berlusconi sull’isola. Già pochi mesi fa Micciché aveva mostrato l’intenzione di voler dialogare con forze diverse dalla Lega e Fdi, quando aveva incontrato Matteo Renzi, in un ristorante di Firenze. I particolari della cena – con grande stupore di Renzi – furono comunicati minuziosamente alla stampa dal forzista, che annunciava addirittura che l’ex presidente del consiglio avrebbe assicurato i propri voti in caso della candidatura di Berlusconi al Quirinale. Lo stesso accade adesso che il presidente dell’Ars rivela di avere pranzato col segretario regionale del Pd. Micciché torna a riferire i particolari di un incontro a Repubblica con il segretario siciliano del Pd, che nel day after è costretto a mettere una toppa: “Qualsiasi allargamento è da condividere con il M5s”, dice al fattoquotidiano.it.

Ma i primi passi del Partito democratico verso Forza Italia ci sono stati e non vengono rinnegati: “Con Micciché ci parliamo e vediamo ogni giorno, ci siamo visti ieri a pranzo, ci siamo visti l’altro ieri e ci vedremo anche oggi. C’è una parte del centrodestra che si sta spaccando. E stiamo ragionando se ci sono compatibilità”. Un ragionamento che parte dalla Sicilia, la Regione che ha dato i natali a Dell’Utri, storico braccio destro di Berlusconi e co fondatore di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno a Cosa nostra. E’ Dell’Utri che nel 1994 ha scelto Micciché per guidare Forza Italia in Sicilia. E proprio sulle indicazioni di Dell’Utri, Micciché si era mosso in direzione di Renzi. Oggi, invece, mentre Fdi sembra volersi staccare dal centrodestra e la Lega naviga a vista, Micciché volge il suo sguardo al Pd.

Ma la strada è irta: “Un percorso molto complicato, non c’è dubbio”, dice Barbagallo. “Bisogna parlare di politica e in politica io non posso ignorare che c’è una divisione nel centrodestra, detto questo, io dico che qualsiasi allargamento va fatto senza perdere di vista l’alleanza già abbiamo definito con il M5s e con la sinistra”, sottolinea dal canto suo Antonello Cracolici, consigliere regionale e politico di lunga esperienza del Pd. Ma dopo le rivelazioni di Micciché, i dem siciliani raffreddano i primi palpiti d’amore: “Stiamo parlando del nulla – continua Cracolici -. Dal centrodestra non abbiamo avuto finora che segnali di fumo e quelli vanno bene per i film sugli indiani. Divisioni concrete, atti chiari finora non ce ne sono stati e quindi è ancora il nulla”.

Nel frattempo però i berlusconiani – che ieri hanno consumato all’Ars una frattura interna tra i lealisti che lavorano per garantire la presidenza di Nello Musumeci e chi vuole voltargli le spalle – escono con un comunicato che lancia Micciché come candidato alle regionali: una formale spaccatura con il governatore e quindi con Fdi che aveva appena garantito l’investitura al presidente in carica per le prossime elezioni. Micciché, dal canto suo, fa sapere che prima di accettare inviti a candidarsi dovrà discutere con Berlusconi e Renato Schifani. L’assist di Forza Italia al suo capo, insomma, suona come una fuga in avanti che raccontano di una spaccatura nel centrodestra sempre più evidente. Anche perché è noto come il presidente dell’Ars stia lavorando alla candidatura a governatore del fratello Gaetano Micciché, manager di Banca Intesa. Nei piani del numero uno di Forza Italia in Sicilia ci sarebbe la costruzione di una coalizione Ursula – dal nome di battesimo della presidente della commissione Europa – che appoggi la corsa di suo fratello a Palazzo d’Orleans. E dunque Forza Italia dovrebbe sganciarsi dal centrodestra e avvicinarsi al Pd e ai 5 stelle.

Nel Movimento, però, è noto come ogni eventuale apertura ai berlusconiani non sia contemplata. Il comunicato del gruppo del consiglio comunale di Palermo parla chiaro: “Il Movimento 5 stelle ha ribadito al Tavolo della coalizione formato da M5s, Pd, Sinistra civica ecologista e Avanti insieme-Facciamo Palermo che non è interessato ad allargare il perimetro della coalizione per il sindaco di Palermo a Italia viva, Udc e Forza Italia”. Un niet chiaro confermato anche da Giampiero Trizzino, consigliere regionale, indicato per la corsa alla guida di Palermo nel M5s, mentre Luigi Sunseri, che ha annunciato la sua volontà di candidarsi alle regionali, rilancia il concetto: “E’ assolutamente irricevibile l’apertura a Forza Italia, strutturali e organici al governo Musumeci ai quali ci proponiamo come forza assolutamente alternativa”. Diverso il tono usato da Nuccio Di Paola, capogruppo del M5s all’Ars, che nella settimana dell’elezione del presidente della Repubblica ha preso un aperitivo con Micciché a Roma, insieme a Giancarlo Cancelleri. “Nessun incontro politico, solo un momento privato con un rappresentante della Istituzioni”, ha spiegato Di Paola, che sull’apertura del Pd a Forza Italia dice: “Su un singolo partito non posso esprimermi ma faremo di tutto per essere aggregativi sulle idee e sui temi”. Questo mentre il Pd lamenta l’impasse del M5s sull’isola, dove era attesa la nomina di un coordinatore regionale da parte di Giuseppe Conte. Nomima che però non è arrivata. “È chiaro che queste tensioni da Roma stanno tornando sui territori, speriamo che vengano risolti presto”, commenta il dem Barbagallo. “I tempi non ce li deve dettare il Pd”, replica però Sunseri. La palestra politica della Sicilia ha aperto i battenti.

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