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Hostess molestata, i pm ricorrono in appello contro l’assoluzione dell’ex sindacalista Cisl

La procura di Busto Arsizio ha deciso di ricorrere in appello contro la decisione del tribunale che lo scorso 26 gennaio ha assolto Raffaele Meola ritenendo "insussistenti" le molestie di cui è accusato dall'assistente di volo Barbara D'Astolto. La questione ora verrà trattata dai giudici della Corte d’appello di Milano
Hostess molestata, i pm ricorrono in appello contro l’assoluzione dell’ex sindacalista Cisl
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L’assoluzione dell’ex sindacalista Fit Cisl Raffaele Meola dall’accusa di molestie sessuali sulla hostess Barbara D’Astolto finirà di nuovo davanti a un giudice. La procura di Busto Arsizio ha deciso infatti di ricorrere in appello contro la decisione del tribunale che lo scorso 26 gennaio lo ha assolto per “l’insussistenza del fatto”. La sentenza aveva fatto discutere in particolare per un passaggio in cui veniva evidenziato che “toccamenti e baci, iniziati da un mero massaggio sulle spalle”, negli uffici di Malpensa, sono “poi stati protratti per circa trenta secondi in cui la persona offesa ha continuato a sfogliare e a leggere i documenti senza manifestare dissenso”.

Per la legale di parte civile, Teresa Manente, la sentenza è “intrisa di pregiudizi sessisti, ancora una volta si addossa alla donna la responsabilità del crimine”. La hostess negli scorsi giorni si era chiesta rispondendo a una domanda del Corriere della Sera: “Una donna non ha diritto di rimanere impietrita e paralizzata davanti a una molestia?”. Per il tribunale però Meola si trovava in piedi alle spalle della 45enne e quel tempo di reazione lo avrebbe indotto a un’errata percezione della volontà della collega. All’ammonimento, ad avviso del giudice, il sindacalista per il tribunale ritrasse subito le mani. Da qui l’assoluzione per l’insussistenza del fatto, anche se – scrivono i giudici nelle motivazioni della sentenza riportate da La Prealpina – non c’è “nessun dubbio sulla valenza sessuale degli atti compiuti da Meola”. La questione ora verrà trattata dai giudici della Corte d’appello di Milano.

Alla domanda se abbia avuto qualche segnale di solidarietà degli ambienti sindacali, la risposta di D’Astolto è stata un secco “zero”: “Una grande delusione, perché io ho sempre creduto nei sindacati. Qualcuno poteva dire almeno un ‘mi dispiace’. In fin dei conti è avvenuto negli uffici della Fit Cisl. Sia pure riservandosi il diritto al dubbio… Istituiscono sportelli per le donne, le invitano a denunciare, ma se poi sono questi gli atteggiamenti come si fa a crederci? Persino le colleghe che hanno testimoniato per me stanno subendo ostracismo e isolamento dalla UilTrasporti”.

Quando venne rinviato a giudizio nel febbraio 2021, due donne spiegarono a il Fatto Quotidiano che gli atteggiamenti di Meola era noti nell’ambiente sindacale ma la Fit Cisl aveva “taciuto e coperto”. Il sindacato si difese dicendo che la “Fit Cisl Lombardia ha chiesto e ottenuto le dimissioni del delegato da ogni incarico sindacale. (…) Poi, dopo aver appreso dai giornali del rinvio a giudizio, la Fit Cisl nazionale lo ha sospeso anche come iscritto alla Cisl”.

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