C’è un uomo di potere a Roma al quale sta molto più a cuore la presidenza delle Generali di quella della Repubblica. Talmente a cuore da aver reciso i legami con i suoi alleati per non correre il rischio di perdere la partita, o magari di essere costretto a pagare troppo la vittoria, fosse anche per colpa di questioni giuridiche tutte da dimostrare. Mentre gli occhi del Paese sono sulla Capitale, l’ex suocero di Pierferdinando Casini, il costruttore-editore Francesco Gaetano Caltagirone, guarda a nord est, a Trieste, dove è custodito l’ultimo tesoro del Paese. E dove a breve si consumerà la battaglia per il rinnovo dei vertici della compagnia che fino a venerdì 28 gennaio vedeva schierati, appunto, Caltagirone insieme a Leonardo Del Vecchio e alla Fondazione Crt, uniti da un patto essenzialmente contro Mediobanca di cui i due miliardari possiedono complessivamente il 18% circa.

Il management della banca d’affari che è il primo azionista delle Generali e che negli ultimi anni è riuscita a far fare un patto col diavolo alle coop, legando a sé mani e piedi il gruppo Unipol, vorrebbe riconfermare il consiglio uscente. E ci tiene così tanto da aver preso in prestito un pacchetto di azioni della Compagnia per poter pesare di più in assemblea. Gesto a dir poco inconsueto per una banca d’affari, che in pratica usa il denaro dei propri clienti per fare la guerra ai suoi azionisti in una partecipata comune. Ma la posta in gioco è evidentemente molto alta. Altrettanto forte è l’interesse dei due anziani miliardari che rischiano il proprio denaro fiancheggiati dalla Fondazione Crt. Con Caltagirone che, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe voluto dare la presidenza del Leone di Trieste niente meno che a Paola Severino. Un nome, quello dell’ex ministro della Giustizia, oggi vice presidente dell’Università della Confindustria, la Luiss Guido Carli, per altro assai gradito a buona parte dell’imprenditoria e dei salotti finanziari del Paese che della Severino avvocato penalista sono ottimi clienti e sarebbero felici di averla al Quirinale.

I preparativi e lo schieramento delle truppe vanno avanti da mesi, con colpi di scena regolarmente a mercati chiusi. E così, ecco che, pochi giorni dopo un pronunciamento della Consob su diritti e doveri di soci e amministratori in questa complessa vicenda, Caltagirone ha annunciato di essere uscito dal patto che aveva stretto con Del Vecchio e Crt. Le società del gruppo del costruttore “hanno maturato la decisione di presentare una propria lista per il rinnovo del Cda di Assicurazioni Generali, sebbene non sia stata ancora assunta una univoca determinazione circa la promozione di una lista cosiddetta ‘lunga’ oppure ‘corta’”, si legge in una lettera che ha annunciato il recesso unilaterale e con effetto immediato dal patto che era stato siglato il 10 settembre 2021.

“Non è mai emersa, da parte della compagnia, alcuna effettiva disponibilità al confronto rispetto alla finalità condivisa dai pattisti. Si pensi alla circostanza che la volontà di confermare l’attuale Ceo è stata resa nota prima e a prescindere da alcuna adeguata interlocuzione e per di più prima dell’approvazione della procedura, assai censurabile nei contenuti per la presentazione di una lista del Consiglio, scelta che non è sorretta da alcuna giustificata motivazione“, è poi scritto nel documento. “Si pensi, ancora, alla circostanza che, ad onta delle molte riserve espresse in seno al Consiglio e dal mercato, Assicurazioni Generali, nel mentre – sottolineano ancora da Caltagirone – ha proseguito le iniziative volte alla presentazione di una lista del Consiglio, ha presentato un nuovo piano industriale che si colloca nel solco della gestione sino a ora portata avanti e ritenuta del tutto insoddisfacente dalle società gruppo C, e comunque, che ignora le istanze di cambiamento condivise dagli aderenti al Patto parasociale”.

Nella lettera le società del gruppo Caltagirone sottolineano infine che “il Patto è stato sottoscritto essenzialmente per favorire la consultazione delle parti in vista delle determinazioni da assumere in occasione della prossima assemblea di Assicurazioni Generali, impregiudicata la facoltà di ciascuna di esse di adottare ogni decisione in via autonoma. In questo modo, gli aderenti hanno formalizzato, e reso trasparente al mercato in conformità alla normativa applicabile, il loro intendimento di confrontarsi in merito, essenzialmente, alle dinamiche relative al rinnovo del Cda di Assicurazioni Generali e alle attività e interlocuzioni ad essa funzionali”.

Il tutto, spiegano ancora, “con la esclusiva finalità, espressa nel Patto stesso, di una più stretta collaborazione informativa – anche attraverso il costruttivo confronto con gli organi sociali della Compagnia e i soci strategici della stessa, come fisiologico per una realtà così rilevante per il Paese – nell’ottica di una più profittevole ed efficace gestione della società, improntata alla modernizzazione tecnologica dell’attività caratteristica, al posizionamento strategico dell’impresa, nonché alla sua crescita in una logica di mercato aperta, trasparente e contendibile”. Finalità e funzioni, quelle del patto “ormai superate”, al punto da giustificare la scelta di uscire “anche nell’ottica di evitare di alimentare ricostruzioni tanto fantasiose quanto infondate circa i contenuti degli impegni reciproci che erano stati convenuti”. Perché, e si arriva a quello che sembra il punto, “nessuno impegno è stato assunto a valle della sottoscrizione del Patto con riguardo alla presentazione di liste di maggioranza o minoranza, né tantomeno con riguardo al voto nella Assemblea di Assicurazioni Generali”.

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