Addio al sistema a colori, semplificazione delle quarantene scolastiche e distinzione tra ricoverati ‘per’ e ‘con’ Covid. Appena la curva è tornata a calare, le Regioni sono tornate alla carica per stravolgere le regole. Questa volta il passo è ufficiale e deciso all’unanimità: i presidenti hanno infatti preparato un documento da inviare al governo che rappresenta, dice Massimiliano Fedriga, una “piattaforma imprescindibile per il futuro confronto”. Il prossimo passo sarà un vertice in Conferenza Stato-Regioni, rimandata per l’elezione del presidente della Repubblica. Di certo, il passo dei governatori è a 360 gradi e tocca tutti i temi più spinosi delle scorse settimane, compreso quello della pressione ospedaliera.

“Superare definitivamente il sistema a colori delle zone di rischio assieme all’esigenza che la sorveglianza sanitaria sia riservata ai soggetti sintomatici – dice Fedriga – rappresentano i caposaldi di un documento che sarà inviato al governo”. Non solo: va poi semplificata, è la posizione delle Regioni, “la sorveglianza nelle scuole” per “non interrompere continuamente l’attività didattica in presenza”. In sostanza, i governatori ritengono “opportuno tenere in isolamento solo gli studenti positivi sintomatici”. Quindi la nuova richiesta affinché venga rivista “la classificazione dei ricoveri Covid evitando di includere i pazienti positivi ricoverati per altre patologie”. Una mossa, quest’ultima, che allontanerebbe possibili restrizioni ma non sposterebbe di un centimetro le difficoltà nell’organizzazione ospedaliera. Qualsiasi positivo che giunge in ospedale, infatti, va in ogni caso messo in isolamento.

Le posizioni sono tuttavia condivise, sottolinea il presidente della Conferenza delle Regione, “in modo unanime”. E infatti dopo la riunione sono diversi i presidenti di Regione che prendono la parola per sottolineare l’esigenza di intervenire sulle regole. “Bisogna applicare – ha detto Luca Zaia – le direttive dell’Ecdc europeo, e quindi pensare di concentrarci solo sui soggetti sintomatici rispetto alle regole da seguire e di togliere la suddivisone della Regioni in colori, naturalmente mantenendo il monitoraggio sull’andamento dei posti letto in area medica e in terapia intensiva”. Un aspetto questo già smentito dall’Istituto Superiore di Sanità.

Sistema a colori e conteggio dei positivi ricoverati “sono tutte cose che appartengono al passato: non sono più coerenti con la situazione della pandemia oggi e pertanto vanno modificate e vanno modificate in fretta”, sostiene il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti. Sulla scuola, ha aggiunto il governatore ligure e vice presidente della Conferenza, la proposta è che i sintomatici “stanno a casa, tutti gli altri continuano con la loro vita, specie se vaccinati”.

“Basta caos nelle scuole: chi è vaccinato con tre dosi non deve andare in didattica a distanza. Restino a casa solo i positivi e chi non è vaccinato”, sostiene anche il presidente della Toscana Eugenio Giani. “I presidenti delle Regioni, di vario orientamento politico sono tutti compatti: serve un salto di qualità con un adeguamento delle misure Covid all’andamento della pandemia”, ha aggiunto segnalando che “questa è un’esigenza che sente chi è vicino ai territori”. Di “priorità” parla il governatore piemontese Alberto Cirio, mentre per l’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, è “giunto il momento di semplificare la vita a coloro che hanno completato le vaccinazioni” anti-Covid.

“A due settimane dalla ripresa delle lezioni, in cui la curva dei contagi è stata esponenziale, occorre un check e una revisione dei protocolli a livello nazionale, tali da poter essere messi realmente in pratica per fare andare gli studenti a scuola non solo sulla carta ma realmente”, spiega l’Emilia-Romagna chiedendo di garantire la sicurezza nelle scuole con gli studenti realmente in presenza, rivedere i protocolli per renderli praticabili, semplificare e velocizzare le procedure.

Le tre richieste sulla scuola riguardano l’equiparazione della quarantena tra gli studenti e il resto della popolazione. Per quanto riguarda le scuole dell’infanzia, la proposta è quella di ridurre i 10 giorni di quarantena e di superare la regola matematica di “un caso tutti a casa”: si chiede di prevedere la quarantena solo per i contatti stretti e di considerare i guariti come gli adulti, con il ritorno in aula dopo 5 giorni a casa. Per la scuola primaria, visto che i bambini possono indossare le mascherine, si suggerisce di tenere il tampone al quinto giorno ma lasciando in classe con mascherina i vaccinati e i guariti. Per le scuole secondarie la richiesta è che tutti possano andare a scuola con mascherina se vaccinati con 2 dosi da meno di quattro mesi o con booster, perché “nella scuola non ci devono essere contraddizioni rispetto alla situazione generale”.

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