“Non incolpo nessuno. Anche perché non so con esattezza cosa sia successo. Solo un fatto è certo: mio figlio è uscito per andare a scuola e non è più tornato“. Queste le parole che, secondo quanto riporta il Corriere della Sera, Maria Elena Dentesano, madre di Lorenzo Parelli, morto il 21 gennaio scorso in un incidente sul lavoro durante il suo ultimo giorno di tirocinio, ha rivolto a Ivan Petrucco, sindaco di Castions di Strada. Maria Elena spiega che non vuole muovere accuse e si limita a dire che si è trattato di “un fatto straziante, inaccettabile”.

A incupire ancor più l’atmosfera nella piccola comunità di 3.500 abitanti di Castions di Strada, è il fatto che il paese era già in lutto per la morte di un adolescente ancora più giovane di Lorenzo, un ragazzino di 16 anni deceduto sabato scorso mentre provava la propria moto da cross in un campo nei pressi del cimitero. Infatti la piccola comunità ha deciso di chiudersi nel riserbo e nel dolore e non commentare quanto accaduto, limitandosi semplicemente al ricordo di Lorenzo e alla testimonianza di affetto verso i suoi famigliari e amici più stretti.

L’opinione pubblica, apprendendo la notizia del giovane 18enne, ha invece condannato con forza quanto accaduto. Luigi Sbarra, segretario generale della Cisl ha ribadisce con un post su Twitter che “lo stage in un’azienda dovrebbe garantire il futuro ad un giovane, non condurlo alla morte”. Anche Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli Insegnanti, concorda con lui: “Non possiamo pensare di esporre i nostri studenti allo sfruttamento, o peggio a incidenti. Lo studente friulano è morto lavorando gratis per maturare crediti formativi. La Scuola è altro“.

Sulla tragedia è intervenuto anche il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi per il quale “il tirocinio deve essere un’esperienza di vita. L’incidente è inaccettabile e inaccettabile è ogni morte sul lavoro”. L’Unione degli Studenti – Uds, esprimendo “solidarietà e vicinanza alla famiglia, i compagni di scuola e gli amici di Lorenzo”, chiede in una nota “una risposta pronta da parte del ministro Bianchi, e l’introduzione di uno statuto delle studentesse e degli studenti in Pcto, che tuteli i reali obiettivi formativi. Le studentesse e gli studenti del paese non staranno in silenzio, non più”. “Proviamo molta rabbia, da anni segnaliamo al Ministero una situazione inaccettabile e di insicurezza, ma non siamo mai stati ascoltati seriamente. Nessun tavolo ministeriale è mai stato svolto, l’idea di una scuola pubblica unicamente volta a formare lavoratori in grado di sottostare a logiche aziendalizzanti sembra non si possa mettere in discussione. Non si può considerare didattica ciò che sfrutta, ferisce e uccide”, conclude la nota.

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