“Non è più la mia vita. Prima facevo tutto da me, adesso devo chiedere qualsiasi cosa. Dipendere da qualcuno è ciò che mi fa più male e che non riesco ad accettare“. Queste le parole di Antonio (nome di fantasia), malato tetraplegico da 8 anni a seguito di un incidente. A settembre 2020 aveva chiesto di poter ricorrere al suicidio assistito. In particolare, aveva richiesto all’Azienda Sanitaria Unica Regione Marche di procedere alla verifica delle condizioni considerate necessarie (dalla Corte Costituzionale) per accedervi. In risposta aveva ricevuto un rifiuto. Ma, scrive l’Associazione Luca Cosiconi, senza motivazione: i controlli richiesti infatti non sono mai stati avviati dall’Asur (che Antonio ha poi diffidato). Lo ha evidenziato, in seguito, anche il Comitato Etico regionale. Nell’ottobre 2021, l’uomo – 43 anni – ha perciò chiesto aiuto al governo, inviando una diffida al Ministero della Salute e della Giustizia e per conoscenza al Presidente del Consiglio dei Ministri. Nel testo faceva riferimento all’articolo 120 della Costituzione, secondo il quale l’esecutivo può ripristinare la legalità mediante i cosiddetti poteri sostitutivi. Il 18 gennaio si è tenuta la prima udienza: il giudice si è riservato di decidere e i legali di Antonio sono in attesa della sentenza.

Il suo caso ricorda quello di Mario, 40enne tetraplegico che tramite l’Associazione Luca Coscioni ha diffidato più volte sempre la Asur Marche, perché inadempiente in merito all’ordine emesso dal Tribunale di Ancona di verifica sul farmaco a lui necessario per morire. “Il vostro comportamento è di una gravità assoluta, mi state costringendo a soffrire, mi state torturando”, aveva scritto nella lettera. “È inumano che i diritti fondamentali di un cittadino, in questo caso di persone malate, dipendano dalla efficienza della pubblica amministrazione che viola palesemente la decisione della Corte Costituzionale sulla non punibilità dell’aiuto al suicidio” ha dichiarato l’ Avv. Filomena Gallo, co-difensore di Antonio e Segretario Associazione Luca Coscioni “Dopo Mario, ora anche Antonio attende una verifica delle sue condizioni, così come previsto dalla sentenza della Corte Costituzionale sul caso ‘Cappato\Dj Fabo’. L’Azienda Sanitaria Unica Regione Marche si dimostra ancora una volta estremamente inadempiente e a pagarne le spese in termini di dolore continuo, ancora una volta, è una persona che vorrebbe solo decidere in piena legalità di porre fine alle proprie sofferenze. Da 17 mesi attende una risposta e proprio durante questa attesa che, Antonio, paziente fragile, è risultato positivo al covid. E ora, a causa di questa lunga attesa, potrebbe rischiare di andare incontro a ulteriori sofferenze sia fisiche dovute all’aggravarsi della malattia che psicologiche, causate dalla solitudine a cui il covid costringe chi ne è affetto. Questa condizione di dolore, solitudine, era proprio quello che non avrebbe voluto Antonio, che pur avendo preso contatti con la Svizzera per accedere legalmente al suicidio assistito ha scelto di restare in Italia per avere i suoi cari vicini negli ultimi momenti”. Come si legge su Repubblica, Antonio è si trova in terapia intensiva. “Sì, soffriranno, c’è sempre dolore nel privarsi di chi si ama”, ha fatto sapere al giornale. “Ma abbiamo parlato e comprendono e rispettano la mia scelta. Il mio ultimo appello però è per giudici e la politica: fate qualcosa perché ognuno sia libero di poter decidere della propria vita”.

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