“Il vostro comportamento è di una gravità assoluta, mi state costringendo a soffrire, mi state torturando”. Dopo aver ottenuto il parere favorevole del comitato etico dell’Asur della Marche sulla presenza dei quattro requisiti per l’accesso al suicidio assistito, “Mario”, 43 anni, malato tetraplegico marchigiano, nei giorni scorsi tramite i suoi legali dell’Associazione Luca Coscioni ha diffidato nuovamente la Asur (Azienda Sanitaria Unica Regionale) Marche, perché inadempiente in merito all’ordine emesso dal Tribunale di Ancona di verifica anche sul farmaco che “Mario” assumerà con autosomministrazione. Il 26 novembre la Aur era stata già diffidata. Oggi Il Corriere della Sera pubblica uno stralcio della lettera inviata all’Asur Marche, al Comitato Etico, al ministro della Salute Roberto Speranza e al presidente del Consiglio Mario Draghi, tutti gli attori in grado di intervenire (non solo “monitorare” come ha comunicato nei giorni scorsi Speranza) per sbloccare l’ennesima violazione in atto di obblighi da sentenza costituzionale e dell’ordine Tribunale di Ancona per accedere legalmente al primo suicidio medicalmente assistito in Italia.

Vi scrivo per farvi conoscere come le mie condizioni fisiche siano peggiorate in questi mesi di attesa fatta di agonia e tortura quotidiana. Comincio dai dolori fisici che sono in costante aumento: le spalle, le articolazioni, i muscoli del collo, le scapole, la colonna vertebrale. Fino all’anno scorso riuscivo a stare un po’ seduto sulla mia carrozzina sul terrazzo; quest’estate le poche ore che l’ho fatto sono state massacranti e non vedevo l’ora di tornare sul letto su cui, specie di pomeriggio, a causa delle contrazioni devono legarmi o rischio di cadere – scriva Mario – . Dall’anno scorso a settembre sono costretto a tenere h24 la sacca per i lavaggi vescicali. Quando sale la pressione arteriosa i dolori sono lancinanti, è come se avessi dei chiodi in testa. (…) Ci sono giorni fissi per alcuni trattamenti che mi danno pressione così bassa da far fatica a parlare, anche perché ho metà della capacità polmonare. A gennaio 2021, pur avendo fatto più di dieci vaccini, ho avuto una bronchite e sarei morto senza l’aiuto di mia madre nella tosse assistita. Anche nel mangiare e nel bere rischio la vita a causa della trachea deviata. Il mio cuore è spesso in tachicardia”.

Mario è stato il primo paziente in Italia ad aver ottenuto il via libera ad accedere al suicidio assistito, dopo oltre un anno di ricorsi giudiziari e diffide. Ma la battaglia sembra non finire mai. E per questo l’uomo si è appellato nuovamente per ottenere di poter morire. “Tutto questo – ribadisce l’uomo – è nelle mie cartelle cliniche ed è stato verificato anche dall’équipe medica che ha constatato il mio stato di salute. Mi chiedo: quanto dovrò ancora aspettare per la verifica del farmaco ordinata dal tribunale di Ancona? Mi state condannando a soffrire ogni giorno di più, a essere torturato prima del suicidio assistito che, dopo le verifiche del Comitato etico, è un mio diritto, come dice la Corte Costituzionale. Chi può dirmi che psicologicamente non sto soffrendo? Chi può dire che la soglia del mio dolore non ha superato il limite? Che le umiliazioni che ricevo e la soglia della mia dignità non è arrivata al limite della sopportazione? Ora basta, chi deve si prenda le sue responsabilità. Il vostro comportamento è di una gravità assoluta, mi state costringendo a soffrire, mi state torturando. Vi chiedo di fare presto, o forse volete aspettare che mia madre mi trovi morto sul letto o che vada a morire all’estero? No, ora il tempo è veramente scaduto, e voi tutti avete la responsabilità di ogni attimo di dolore insopportabile”.

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