Si cambia registro nelle politiche a sostegno delle famiglie. Con il nuovo anno è scattato l’Assegno unico universale, la nuova misura del governo Draghi che diventerà operativa a marzo. E’ destinato alle famiglie con figli fino a 21 anni e sostituirà tutte le detrazioni precedenti come bonus nascite e bebè, oltre agli assegni per il nucleo familiare (Anf), che resteranno in vigore fino alla fine di febbraio. Da questo mese è possibile fare domanda per percepire l’assegno che avrà un importo variabile in base al proprio Isee e al numero di figli. Ma come fare esattamente per beneficiare della nuova misura? E qual è la finestra temporale in cui muoversi per passare dagli Anf all’assegno unico?

Il primo passo fondamentale è ottenere l’Isee. E’ possibile averlo dall‘Inps via autocertificazione relativa ad immobili e giacenze bancarie. In alternativa si può richiedere ai Caf o al commercialista. Come nel caso della dichiarazione precompilata, il ricorso a un intermediario mette al riparo dalle responsabilità derivanti da eventuali errori che risulterebbero come un falso in atto pubblico. La domanda va poi presentata direttamente all’Inps oppure tramite Caf. Potranno depositare la richiesta genitori conviventi, separati/divorziati, genitore unico, affidatari, tutori di figli o genitori, figli maggiorenni. L’assegno potrà anche essere richiesto in pari misura (50%) tra i genitori. Per quanto riguarda i requisiti, il richiedente dovrà essere cittadino italiano o di un Paese dell’Unione, titolare del diritto di soggiorno di almeno sei mesi, pagare le imposte in Italia dove deve risultare residente o domiciliato. Inoltre potrà accedere all’assegno solo chi è in Italia da almeno due anni, anche non continuativi o è titolare di un contratto di lavoro di almeno sei mesi. “In caso di nuove nascite, la domanda va presentata entro 120 giorni dalla nascita del/la figlio/a per poter ottenere il riconoscimento dell’assegno dal settimo mese di gravidanza. In caso di presentazione decorsi i 120 gg. dalla nascita, l’assegno è riconosciuto dal mese successivo a quello di presentazione”, spiega una nota della Cgil.

Per quanto riguarda gli importi, con un Isee fino a 15mila euro spetteranno 175 euro mensili per ogni figlio minorenne con una maggiorazione di 20 euro se l’età della madre è inferiore a 21 anni e da 30 euro se entrambi i genitori hanno un reddito lavorativo. Con Isee a 40mila euro o assente l’assegno mensile scende a 50 euro. La situazione cambia con figli fra i 18 e i 21 anni: con l’Isee fino a 15 mila euro l’assegno sarà da 85 euro a figlio, con Isee oltre 40mila o assente si ha diritto a 25 euro. Più importante l’assegno nel caso di disabilità (260 euro con Isee fino a 15 mila euro, 135 con Isee fino a 40mila euro o assente).

Per le richieste depositate entro il primo marzo l’erogazione sarà immediata. Per quelle successive, l’assegno arriverà il mese seguente alla richiesta con recupero degli arretrati fino al 30 giugno. Sarà direttamente l’istituto di previdenza poi ad erogare l’importo dovuto via Iban o, in casi residuali di assenza di conto corrente, via assegno. “E’ una delle differenze rispetto agli assegni al nucleo familiare che vengono erogati direttamente in busta paga dal datore che è sostituto d’imposta” spiega Sandro Gallittu, responsabile welfare della Cgil. A differenza di quanto inizialmente previsto, il sistema di Anf e detrazioni resterà in piedi fino a fine febbraio.

Il legislatore ha creato però una clausola di salvaguardia triennale, ma solo per le famiglie con Isee entro i 25mila euro. In pratica, chi perde nel passaggio dal sistema attuale a quello dell’assegno unico verrà integralmente compensato nel 2022. Negli anni successivi ci sarà un decalage decrescente nel tempo: la differenza sarà coperta per i due terzi nel 2023 e per un terzo nel 2024, oltre che in gennaio e febbraio 2025. Successivamente l’integrazione scomparirà. “Secondo quanto riferiscono le stime dell’Ufficio parlamentare di bilancio, la nuova misura interessa una platea da 7 milioni di famiglie – aggiunge l’esperto – Saranno favoriti 4,6 milioni di nuclei. Per 1,8 milioni di famiglie, pari a circa l’1% e del totale, la misura sarà neutra. Per 700mila sarà invece svantaggiosa”.

Per avere un quadro più chiaro della situazione, bisognerà però fare anche i conti con la riforma dell’Irpef. “La valutazione su chi guadagna e chi perde dal cambiamento non può prescindere anche dall’analisi degli effetti della riforma fiscale”, precisa Gallittu. Ma per la Cgil sin d’ora è chiaro che l’Assegno unico avrà minori effetti benefici per i percettori di reddito di cittadinanza ai quali l’assegno sarà corrisposto automaticamente sottraendo dalla cifra spettante la quota del reddito di cittadinanza corrispondente ai figli minori. Anche per i migranti, la misura avrà un impatto limitato visto che l’accesso al sostegno pubblico è legata al possesso di un permesso di soggiorno di almeno sei mesi. Eventuali altri limiti potrebbero infine emergere in corso d’opera. Per questa ragione il sindacato ha chiesto al governo di entrare a far parte dell’Osservatorio creato ad hoc dalla legge istitutiva dell’Assegno unico universale. “Ci attendiamo quanto meno di poter essere invitati permanenti della nuova struttura in modo da far valere le nostre osservazioni” conclude l’esperto.

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