L’ufficio parlamentare di bilancio lancia l’allarme, senza interventi correttivi l’assegno unico rischia di rivelarsi una beffa per 746mila famiglie. Come rileva oggi il quotidiano la Repubblica riprendendo lo studio, per il 10% dei nuclei familiari il nuovo regime potrebbe tradursi in uno svantaggio rispetto alla situazione precedente con una perdita per 503 euro. La misura dell’assegno unico, operativa dal prossimo marzo, vale complessivamente poco più di 18 miliardi l’anno, di cui 6 miliardi “freschi” ossia aggiunti ai 12 reperiti accorpando le altre agevolazioni. Il nuovo assegno unico elimina e sostituisce infatti una serie di precedenti misure, dai vari bonus mamma e bebè alle detrazioni. In teoria con un vantaggio (o almeno non uno svantaggio) per tutti. Nella pratica non è così sicuro.

Dall’analisi emerge come l’assegno unico sia è in generale più generoso delle misure vigenti e lo è anche in corrispondenza di redditi familiari elevati visto che l’importo non si azzera in corrispondenza di redditi medio alti (come invece accade per le misure vigenti). Nel complesso l’assegno dovrebbe tradursi in un vantaggio per il 74% delle famiglie, per un altro 16% non cambierà nulla, per il rimanente 10% ci sarebbe una penalizzazione con perdite in media di 300 euro l’anno. Per scongiurarla è stata disposta una clausola di salvaguardia che dovrebbe evitare di incappare in brutte sorprese.

Ma secondo l’Upb la misura va ripensata e necessità di più fondi perché così com’è oggi non ottiene il risultato che si prefigge. La clausola è triennale, copre 2022,2023 e 2024, ma con una tutela che copre solo le famiglie con Isee fino a 25mila euro e con una progressiva riduzione. Se nel 2022 la copertura sarà piena lasciando però scoperte, e con perdite, 413mila famiglie che superano la soglia Isee, nel 2023 coprirà soltanto i due terzi dell’ammanco. Nel 2024 la tutela si assottiglia ancora: un terzo della perdita. Dal marzo del 2025 la salvaguardia sparisce completamente.

Ma quali sono i nuclei familiari che rischiano di vedersi ridurre le agevolazioni? Si tratta soprattutto delle famiglie con un solo figlio, con redditi medio alto e ha una casa di proprietà. A rischio anche chi ha redditi da fabbricati. L’Upb rimarca infatti come nei calcoli sull’ammontare degli assegni da corrispondere alle famiglie il patrimonio immobiliare incida in modo spropositato . È naturalmente possibile che governo e parlamento intervengano per sanare questi elementi di debolezza della riforma. L’Upb suggerisce di alzare l’asticella dei 25mila euro e prolungare la durata della clausola di salvaguardia. Per scongiurare la beffa servono inoltre maggiori dotazioni ma i costi non sono proibitivi e che vengono indicati dall’Ufficio parlamentare in “alcune centinaia di milioni”.

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