Il 4 agosto scorso sono state le Sezioni unite della Cassazione a confermare la radiazione dalla magistratura di Luca Palamara, ma l’ex pm e presidente dell’Anm ha fatto ricorso alla Corte Europea dei diritti dell’uomo. “La sezione disciplinare che ha rimosso il dottor Palamara non è stato un giudice terzo ed imparziale. Nel ricorso – presentato dai legali Tedeschini, Rampioni, Buratti e Palla – si lamenta la violazione dell’articolo 6 della Cedu nella misura in cui non è stato garantito il diritto ad un equo processo, in termini di terzietà ed imparzialità”.

Palamara è stato il primo ex consigliere del Consiglio superiore della magistratura ed ex presidente dell’Associazione magistrati a essere rimosso dall’ordine giudiziario. La vicenda al centro del processo è la riunione notturna all’hotel Champagne di Roma del 9 maggio del 2019, nella quale secondo l’accusa Palamara, cinque consiglieri del Csm (tutti dimessi e ora a processo disciplinare) e i politici Luca Lotti e Cosimo Ferri – anche lui magistrato – discussero le strategie sulle future nomine ai vertici delle procure. Riunione intercettata con un trojan nel cellulare di Palamara, che era finito sotto inchiesta a Perugia e ora è imputato per corruzione.

In particolare, la difesa di Palamara – per il quale è in corso il processo – ritiene che il Csm non sia stato imparziale “attesa la mancata astensione e la non disposta ricusazione del dottor Davigo che ha ricoperto il ruolo di Giudice disciplinare pur avendo avuto conoscenza dei fatti oggetto di incolpazione al di fuori del procedimento disciplinare“. Inoltre, secondo la difesa dell’ex presidente dell’Anm, “è stato impedito al dottor Palamara il suo diritto di difesa negando l’ammissione di prove decisive per dimostrare la sua innocenza”. “In una prossima conferenza stampa – conclude la nota della difesa – verranno spiegati i dettagli del ricorso anche alla luce dell’annullamento del Consiglio di Stato della nomina del presidente aggiunto della Cassazione dottoressa Cassano che ha presieduto il collegio delle Sezioni Unite che ha confermato la decisione di rimozione del Csm“.

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