Piccoli segnali dai mercati. Torna positivo il tasso del Btp a 3 anni, prima volta che accade da ottobre 2020. Il Tesoro ha collocato oggi i bond triennali strappando un rendimento dello 0,14%, in rialzo rispetto al – 0,10% dell’asta precedente. In salita anche le cedole del Btp a 7 anni che passa dallo 0,6% allo 0,89%. Sono stati venduti titoli per complessivi 7 miliardi di euro, l’importo massimo prefissato, a fronte di una domanda che ha superato i 10 miliardi. L’ammontare degli interessi su un titolo di Stato si determina in base alla domanda, nel momento il cui il ministero del Tesoro si presenta sul mercato. Se le richieste sono molto alte lo Stato riesce a vendere i suoi titoli anche se paga poco, nulla o addirittura chiede soldi (chi compra riceverà alla scadenza del titolo una cifra più bassa di quella investita inizialmente). Una scelta di investimento assurda solo in apparenza. Chi compra a tassi negativi può puntare comunque sull’aumento del valore del titolo e quindi rivenderlo prima della scadenza, guadagnandoci. Oppure in caso di scenari deflattivo (discesa dei prezzi al consumo) una diminuzione del valore del titolo può comunque tradursi in un guadagno in termini reali.

È comprensibile che in una fase di risalita dell’inflazione come quella attuale gli investitori siano disposti a comprare solo a fronte di rendimenti più alti. Scelta coerente anche in relazione agli orientamenti delle grandi banche centrali che si muovono verso una stretta monetaria e quindi rialzo dei tassi di interesse. Mosse che influenzano immediatamente il rendimento dei bond con scadenze brevi. Può essere che nei incida anche una qualche apprensione sull’evoluzione della situazione politica italiana a poche settimane dall’inizio ufficiale della partita per la nomina del nuovo presidente della Repubblica. Negli ultimi giorni qualche “strappo” dello spread c’è stato. La differenza di rendimento tra un titolo di Stato decennale italiano e l’equivalente bund tedesco ha rivisto in questi giorni quota 140. In alcuni frangenti questo è accaduto nell’ambito di una più ampia divaricazione tra i bond di paesi del Sud Europa e quelli dei più solidi stati del Nord. In altri momenti la dinamica è sembrata più direttamente riconducibile a qualche nervosismo sull’Italia.

Getta però acqua sul fuoco l’agenzia di rating Standard & Poor’s. “Non vedo un grande aumento dello spread in vista delle elezioni presidenziali in Italia, penso che il differenziale resterà più o meno sui livelli attuali”, ha detto oggi il capo economista per l’Europa Sylvain Broyer. Fra le priorità per l’Italia, Broyer ha indicato quella di “non mettere a rischi l’attuale forte fiducia di imprese e famiglie“, un tema legato alla situazione politica. Ma “la nostra ipotesi base è che non ci sia un grande incentivo per andare a elezioni anticipate, siamo abbastanza fiduciosi in una situazione di continuità”. L’allargamento dello spread visto dallo scorso ottobre, secondo l’economista è da ricondurre per lo più alle aspettative di un ridimensionamento degli acquisti di titoli da parte della Banca centrale europea

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