Tra pochi giorni verrà eletto il nuovo presidente della Repubblica italiana, il tredicesimo da quando la Repubblica stessa fu istituita. Era il 1946, come ben ricordano soprattutto coloro che, allora bambini e ragazzi, hanno vissuto di persona quei momenti e possono quindi testimoniare il passaggio epocale che tale evento rappresentò. Si tornava a essere un paese libero dopo il periodo nazi-fascista. A volte, sembra che ce ne siamo dimenticati. Soprattutto quando assistiamo a spettacoli indegni, in particolare all’interno delle istituzioni pubbliche nate grazie al sacrificio di molti.

Come rilevato da padre Francesco Occhetta, gesuita e politologo, a poche settimane dal voto la tattica degli equilibri politici prevale sulla strategia di progetto, che invece dovrebbe essere riportata al centro del dibattito pubblico. È nei momenti difficili, come quello che stiamo vivendo adesso, che, ancor di più, dobbiamo osare. Molti ritengono che “affidarsi” di nuovo a Mario Draghi sia la soluzione migliore per il nostro paese per uscire da una crisi mai vista prima. Io non la penso così: Draghi ha svolto un lavoro con delle regole particolari. Ha avuto mano libera grazie all’auto-annullamento degli altri organi preposti a governare e gestire il nostro paese, a cominciare dal Parlamento. E si fa fatica a non pensare che l’attuale governo ancora regge solo per consentire a molti deputati di raggiungere la soglia che consentirà loro di beneficiare di un emolumento allo scoccare del limite di età pensionabile.

Come giustamente è stato messo in evidenza da molti, all’Italia serve un presidente che sia arbitro dei metodi e delle forme della democrazia, ma soprattutto enzima delle riforme per rimuovere le disuguaglianze nei campi del lavoro, della giustizia, dell’integrazione, della costruzione dell’Europa, nonché per affrontare seriamente e concretamente il tema della transizione energetica. Dobbiamo vigilare perché questo accada. Vogliamo un Parlamento serio, così come un Governo serio.

Personalità di alto profilo tra le quali scegliere il prossimo presidente ve ne sono. Non siamo costretti a sceglierlo tra coloro che hanno fatto vergognare l’Italia nel mondo, alcuni, uno in particolare, classificabile come un vero e proprio delinquente. E dimostrerebbe che non ci interessa nulla delle istituzioni, se non che siano al servizio “personale” di qualche partito politico. Il presidente della Repubblica deve essere “senza macchia e senza paura” e, mi dispiace per lui, la persona in questione non lo è, anzi. Incarna in sé tutte le qualità negative che un soggetto pubblico dovrebbe evitare.

Solo con una figura integerrima potremo aspirare ad avere un presidente della Repubblica che sia in grado di mettere in risalto le qualità del nostro paese; tutte le qualità, non solo quelle che fanno comodo a una parte. E inoltre che sia in grado di facilitare, proprio perché unitivo e non divisivo, le riforme necessarie al nostro paese per eccellere tra i grandi dell’Europa.

Sarà fondamentale la consapevolezza dell’importanza dei temi energetici e ambientali. La loro scarsa rilevanza, da sempre, ha fatto in modo che il nostro paese rimanesse indietro rispetto alle sfide che ci attendono e che anzi sono già iniziate. Cerchiamo quindi di recuperare il tempo perduto, e la scelta del prossimo presidente della Repubblica, che personalmente mi auguro sia una donna, è il primo banco di prova. Una cosa è certa: sappiamo con certezza chi non può e non deve essere eletto. Non cadiamo nella trappola di accettare un candidato inadeguato seppur condiviso da una parte del Parlamento. Per questo vanno sostenuti tutti coloro che, inclusi i tanti gruppi spontanei di cittadini, si stanno mobilitando a titolo personale affinché il prossimo presidente della Repubblica sia un orgoglio, e non una vergogna, per il nostro Paese.

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