L’ex leader birmana Aung San Suu Kyi è stata condannata da un tribunale del Myanmar ad altri 4 anni di carcere con l’accusa di aver importato illegalmente dei walkie-talkie, per il reato di violazione della legge sulle comunicazioni e per violazione delle disposizioni per contenere i contagi da coronavirus. Agli arresti dal golpe del primo febbraio dello scorso anno, la premio Nobel per la pace era già stata condannata a inizio dicembre a due anni di reclusione per incitamento ai disordini.

La 76enne Aung San Suu Kyi è accusata tra l’altro anche di corruzione e dovrà rispondere anche di altre sette accuse che potrebbero costarle fino ad altri 89 anni di reclusione. La Signora, dal suo primo verdetto di colpevolezza, è trattenuta dai militari in un luogo sconosciuto nella capitale Naypyidaw e di lei non sono state diffuse immagini dal colpo di Stato dello scorso febbraio. I sostenitori dell’ex leader birmana hanno dichiarato che le accuse contro di lei sono artificiose e fabbricate per legittimare le azioni dei militari e impedirle di tornare in politica.

Le udienze sono chiuse a media e spettatori e i pubblici ministeri non rilasciano alcun commento. I suoi avvocati, che erano stati una fonte di informazioni sul procedimento, sono stati raggiunti da notifiche con ordini di bavaglio nel mese di ottobre. Il governo insediato dall’esercito, da quando ha preso il potere, non ha permesso a nessuno di incontrare la leader, nonostante le pressioni internazionali per colloqui che potrebbero alleviare la violenta crisi politica del Paese.

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