di Vittorio De Vecchi Lajolo

Le parole di Emmanuel Macron, che ha recentemente dichiarato al quotidiano Le Parisien di voler emmerder (ovvero, “rompere le scatole”) ai non vaccinati, hanno scatenato un putiferio di critiche, non solo in Francia. Rispondendo all’obiezione di un’impiegata di Rsa che faceva notare come l’85% dei posti in terapia intensiva fosse occupato da persone non vaccinate, il presidente ha enunciato testualmente: “Ciò che avete appena detto è il miglior argomento. In democrazia, il peggior nemico sono la menzogna e la stupidità. Mettiamo sotto pressione i non vaccinati limitando loro il più possibile l’accesso alle attività della vita sociale. D’altra parte, la quasi totalità delle persone – più del 90% – ha aderito. E’ una piccola minoranza quella refrattaria. Come la si riduce? La si riduce, mi spiace dirlo, così, rompendole ancora di più le palle. Io non sono a favore di rompere le palle ai francesi. Inveisco tutto il giorno contro l’amministrazione quando li blocca. Ebbene, ai non vaccinati ho molta voglia di rompere le palle. E dunque continueremo a farlo, fino alla fine. E’ questa, la strategia. Non li metterò in prigione, non li farò vaccinare a forza. E quindi bisogna dire loro: a partire dal 15 gennaio, non potrete più andare al ristorante, non potrete più bervi un bicchiere, non potrete più andare a bere un caffè, non potrete più andare a teatro, non potrete più andare al cinema…”.

Evidentemente Macron dimentica che nella – lunghissima – lista dei “peggiori nemici della democrazia” si annovera anche e soprattutto l’arbitrio: l’arbitrio di chi, invece di attenersi scrupolosamente al principio di legalità propugnato dai suoi connazionali rivoluzionari del 1789, prende decisioni sulla base di un giudizio morale personale. In Francia non esiste obbligo generalizzato di sottoporsi a vaccino anti Covid: è lo stesso Macron, come abbiamo visto, a non volerlo. Ciò significa che chi non si vaccina fa una scelta tanto legale quanto chi si vaccina.

Sostenere che ai non vaccinati vadano rotte le palle è come dire che bisogna rompere le palle a chi inquina usando l’aereo invece del treno, oppure a chi pratica aborti, a chi va a caccia, a chi fuma, a chi decide di far fare homeschooling ai figli etc. etc.. Tutte attività potenzialmente rischiose per altri che certuni, a titolo personale, criticano, ma che essendo perfettamente legali non possono in alcun modo essere censurate da chi rappresenta lo Stato.

Pertanto, ammesso e non concesso che la soluzione del problema pratico (troppi non vaccinati in terapia intensiva) sia vaccinare tutti, monsieur le Président dovrebbe avere il coraggio di imporre la vaccinazione per legge. E anche qui il moralismo muffoso non ha alcun diritto di cittadinanza: se non c’è posto in terapia intensiva non è “colpa dei non vaccinati” semplicemente perché non è loro responsabilità mettere a disposizione i posti. E’ lo Stato che deve garantire le cure necessarie a tutti. Se non ce la fa, deve aumentare investimenti, posti letto, programmi di prevenzione etc. etc. – dopo due anni di pandemia non si può certo sostenere di venir colti di sorpresa.

Certamente, in quest’ottica tra i tanti rimedi ipotizzabili c’è anche l’obbligo vaccinale. Ma non può essere spacciato, come invece avviene, per una misura punitiva nei confronti dei non vaccinati brutti e cattivi. Piuttosto sarebbe una limitazione della libertà del singolo dolorosamente necessaria a far fronte ad un’emergenza. Ma finché l’obbligo non c’è, chi rappresenta lo Stato deve a un non vaccinato lo stesso rispetto che deve a un vaccinato.

Invece niente, Macron rincara la dose: “Quando la mia libertà mette a rischio quella degli altri, divento un irresponsabile. Un irresponsabile non è più un cittadino”. Non basta neanche rompere loro le palle: chi, in base a criteri non giuridici e soggettivi, “mette a rischio la libertà degli altri” merita di essere ostracizzato ed espulso dal contesto sociale. Follia allo stato puro. La democrazia è refrattaria al moralismo: anche a questa sorta di bigottismo laico. L’unica fonte di legittimità in democrazia è la legge. Se c’è un irresponsabile che mette a rischio la libertà di qualcuno è chi fa le leggi sbagliate o non fa quelle giuste.

Questa pericolosa aberrazione, diffusissima anche in Italia, è sintomo di una profonda confusione tra merito e metodo. Qui non è in discussione né la bontà dei vaccini, ormai ampiamente confermata da dati, studi e prove empiriche quotidiane, né la bontà dell’obbligo vaccinale, sicuramente più discutibile. Qui è in discussione il metodo, che è l’essenza della democrazia. Mi pare che non ci sia sufficiente consapevolezza del rischio che rappresenta l’incultura di chi si permette questo genere di sconfinamenti, specie quando riveste cariche pubbliche. In base a quali criteri è lecito giudicare la condotta dei cittadini? Se si permette che arbitrio, moralismo soggettivo e settarismo divengano fonti di legittimità si minano le basi della democrazia. Oggi è Macron che vuole rompere le palle ai non vaccinati, domani potrebbe essere Marine Le Pen a voler rompere le palle agli immigrati, alle coppie omosessuali, ai musulmani.

Sarebbe meglio ricordare e fare tesoro di ciò che scriveva un grande liberale come Luigi Einaudi nel bel mezzo di uno dei momenti più bui per la democrazia e per l’umanità: “Il cittadino deve ubbidienza alla legge; ma a nessun altro fuori che la legge. La legge è una norma nota e chiara, la quale non può essere mutata per arbitrio di nessun uomo, sia esso il primo dello stato. Essa non è immutabile; ma la sua mutazione deve essere preceduta da ampia, libera, aperta discussione, alla quale tutti debbono preventivamente poter dare il proprio contributo di consiglio, dal più umile cittadino al sovrano”. (Memorandum, 1942-1943).

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