Città Sant’Angelo è un borgo con circa 15.000 abitanti in provincia di Pescara, ad appena una decina di km dall’Adriatico. Cittadina antica, longobarda, piena di palazzi storici e chiese tra le quali spicca quella dedicata all’Arcangelo Michele. Su questo borgo, che è stato inserito dalla rivista americana Forbes tra i “10 migliori posti al mondo dove vivere” (oltre a essere uno dei Borghi più Belli d’Italia), da un po’ di tempo sventola una Bandiera Bianca.

Poco prima di Natale e parafrasando la bella canzone di Battiato, la sezione di Italia Nostra ha infatti fatto affiggere sui muri della cittadina un manifesto intitolato proprio “Sul Borgo sventola Bandiera bianca”, per denunciare il lento e incontrastato abbandono che sta gradualmente spopolando il centro storico.

Sia chiaro, non si tratta di un fenomeno recente o locale. Il lento abbandono dei Centri Storici è un fenomeno che colpisce a Nord come a Sud tante piccole cittadine. Nasce nel boom economico e continua fino alla crisi del 2008. Poi si stabilizza in un lento ma costante invecchiamento della popolazione, qualche raro movimento di giovani famiglie da e verso nuove e anonime periferie, perdita di residenzialità a favore di seconde case, carenza di servizi essenziali e depauperamento del tessuto produttivo e commerciale.

A Città Sant’Angelo non è bastato entrare nella lista di Forbes per invertire questa tendenza; ma la desertificazione non è un destino ineluttabile, è bensì un fenomeno che nasce da scelte determinate dalla speculazione fondiaria e dalla duplicazione periferica dell’edificato a scapito della ristrutturazione dell’edilizia storica.

Coerentemente, Italia Nostra Città Sant’Angelo ha fatto varie proposte all’Amministrazione Comunale per indirizzare gli investimenti verso interventi efficaci: edilizia popolare negli edifici abbandonati, un piano di fitti agevolati per gli immobili vuoti, facilitazioni per le giovani coppie con figli affinché scelgano di vivere nel centro storico, agevolazioni fiscali per gli esercizi commerciali e pianificazione integrata di tutte le attività culturali, sportive e sociali che vi si svolgono. La sezione ha denunciato anche lo stallo relativo alla sistemazione dell’Istituto Omnicomprensivo B. Spaventa, con un’ala inagibile a seguito del terremoto del 2016. Nonostante già nel 2017 la Provincia avesse stanziato 1,3 milioni di euro per la sua ristrutturazione, solo in questi giorni, proprio dopo la denuncia di Italia Nostra, finalmente la Soprintendenza ha inviato il proprio parere positivo per l’intervento di recupero. Una buona notizia, perché una scuola in una cittadina di piccole dimensioni è un elemento fondamentale.

Mantenere i servizi nei centri storici significa mantenere luoghi di socialità per la comunità: i bar nelle piazze e il cosiddetto “struscio” o le “vasche” lungo le vie principali senza le quali la vita sociale precipita al di sotto dei parametri minimi vitali ed è per questo che è importante concentrarvi il municipio, il distretto medico, le scuole, le sedi degli uffici statali, regionali, gli enti religiosi, oltre alla banca e all’ufficio postale.

A questo si devono affiancare investimenti in connettività e Information Technology, garantendo un ambiente competitivo per le PMI desiderose di trasferirsi in questi centri che tanto avrebbero da offrire in termini di vivibilità, convenienza, sostenibilità e sviluppo. Il Covid ha dato una spinta brusca ma fondamentale alla digitalizzazione del Paese: è un’occasione da non perdere, visto che la dorsale adriatica è a un passo dal centro storico di Città Sant’Angelo.

Questa “logistica” favorevole dovrebbe spingere il Comune a trovare finanziamenti tra i tanti programmi e piani di sviluppo messi in campo dall’attuale governo, grazie ai fondi europei. Ma il “pacchetto” non è completo senza l’accessibilità, la mobilità sostenibile, i parcheggi e il decoro urbano.

Questo approccio complesso e integrato purtroppo stenta a essere messo in campo dagli Enti Locali perché endemicamente sotto organico, con uffici tecnici senza le necessarie competenze progettuali e pianificatorie e con una classe politica impegnata più nel piccolo cabotaggio elettorale che a mettere in campo una visione globale di sviluppo delle loro comunità.

Già negli anni Sessanta Italia Nostra ragionava di questi temi e lanciava la Carta di Gubbio. Per celebrare i 60 anni di quell’iniziativa, l’Associazione ha recentemente indetto un convegno i cui atti a breve verranno diffusi in un volume. Per chi fosse interessato al tema è attiva una pagina del sito di Italia Nostra con le registrazioni dei webinar.

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