Non è neanche partito e già rischia di scatenare il caos. L’Assegno unico arriverà infatti a marzo, ma per effetto della sua creazione già da gennaio salteranno le detrazioni dei figli a carico fino a 26 anni. E cioè non ci saranno più i benefici fiscali che arrivano direttamente nella busta paga dei lavoratori. Con il nuovo anno sarà infatti possibile presentare all’Inps la domanda per avvantaggiarsi della nuova misura varata dal governo di Mario Draghi. Ma i primi soldi arriveranno solo a distanza di due mesi. Sempre che l’Inps riesca a gestire tutte le pratiche che richiederanno necessariamente la definizione dell’ Isee, l’indicatore della situazione economica equivalente che stima la ricchezza complessiva della famiglia tenendo conto di immobili e titoli. Non si tratta di una questione da poco dal momento che la misura dovrebbe valere 19 miliardi, dodici dei quali provenienti dal riassetto di detrazioni e bonus destinati alla famiglia.

“C’è il rischio di una gran confusione – spiega Francesca Luzi, responsabile Caf della Cub – Peraltro l’utilizzo del valore Isee, previsto anche per il futuro assegno unico e universale per i figli a carico, senza un serio contrasto all’evasione fiscale e a fronte dell’attuale sistema fiscale, rischia di penalizzare alcuni nuclei familiari e favorirne altri”. Difficile avere un quadro chiaro ed esaustivo di come evolveranno i benefici fiscali e a vantaggio di chi andranno. Anche perché la casistica è ampia. E, l’Isee “non fotografa la reale ricchezza degli italiani” come spiega Paola Mancini della Fondazione studi consulenti del lavoro. Non premia infatti chi risparmia perché tiene conto delle giacenze medie mensili di conto corrente e chi ha fatto sacrifici per comprare casa.

O magari ha ricevuto un’abitazione in eredità che non riesce nemmeno ad affittare perché si trova in comuni ormai abbandonati o talmente poco redditizi che il canone non consentirebbe neanche di coprire le spese di manutenzione dell’immobile. Va detto però che il governo ha previsto una clausola di salvaguardia per chi eventualmente dovesse perdere del denaro con il passaggio dagli Assegni per il nucleo familiare all’Assegno unico. Tuttavia l’integrazione è prevista solo fino al 2025 con un ammontare via via decrescente di un terzo dell’importo.

Ad ogni modo, già in questa fase, secondo quelle che sono le informazioni fornite del governo, ci sono già alcuni indizi per identificare chi beneficerà maggiormente della nuova misura e chi invece perderà i vantaggi fiscali attualmente esistenti. “Secondo il governo, l’Assegno Unico andrà a vantaggio del 95% dei vecchi percettori di Assegno per il nucleo familiare (Anf)” spiega Sandro Gallittu, responsabile famiglia della Cgil. In realtà, certamente ci perderanno i genitori con figli a carico da 21 a 26 anni che oggi beneficiano delle detrazioni, come spiega la Cub.

“Ci sono problematiche anche sui genitori, non coniugati, che si separano – prosegue l’esperta – Con l’assegno unico bisognerà considerare i redditi dei due genitori. Quindi per avere la reale situazione dell’Isee, i separati non coniugati dovranno ottenere una sentenza di affido con l’importo effettivo dell’assegno di mantenimento per inserire solo la quota che realmente viene percepita per il minore e non tutto il reddito del genitore non convivente”. In generale, secondo la Cub, dalle prime stime basate sulle indicazioni del governo, ci rimetteranno le famiglie con due redditi e un Isee fra i 30 e i 40mila euro.

Così, secondo la Fondazione studi dei consulenti del lavoro, “se l’intento era sostenere la natalità, non è questa la soluzione. Anche perché la misura così com’è premia sostanzialmente la fascia più povera della popolazione senza patrimonio e con zero risparmi” riprende la dottoressa Mancini. Quindi non la classe media, ma i più poveri, famiglie monoreddito o senza reddito fra cui molti extracomunitari. “In compenso si allargherà la platea dei beneficiari – conclude Gallittu – Finora l’Assegno per il nucleo familiare (Anf) era sostanzialmente destinato ai lavoratori dipendenti. Secondo quanto chiarito dal governo, mentre il nuovo Assegno unico andrà anche a beneficio di incapienti, liberi professionisti e precari”.

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