Dopo una trattativa lunga mesi e una mediazione che ha portato a modificare il testo originale in alcuni passaggi fondamentali, la legge che regola l’attività di lobbying per i decisori pubblici approderà nell’aula della Camera. Lo annuncia Giuseppe Brescia, esponente dei 5 stelle e presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. “Si è concluso nella seduta di oggi il voto sugli emendamenti alla proposta di legge che regolamenta l’attività di lobbying. Siamo finalmente vicini alla prima legge nazionale che mette ordine e trasparenza nel rapporto tra decisori pubblici e rappresentanti di interessi. Registro dei lobbisti e agenda degli incontri diventano strumenti imprescindibili. Il testo è atteso in aula lunedì 20 dicembre”, dice il parlamentare. “Il lavoro della Commissione è stato intenso – ha aggiunto – e non è stato affatto banale trovare punti di caduta tra posizioni a volte sensibilmente distanti, se non opposte. Ringrazio la relatrice Vittoria Baldino del Movimento 5 Stelle per l’enorme sforzo di sintesi e tutti i gruppi per la disponibilità mostrata per raggiungere un risultato storico per il nostro Paese. Il testo conferma l’impianto della proposta M5S a prima firma Francesco Silvestri “.

La legge che punta a regolare le attività di lobbying dei politici nasce da tre proposte diverse: una dei 5 stelle, una d’Italia viva e una, molto più generica, del Pd. Nell’agosto scorso la commissione ha adottato un testo base preparato dalla relatrice Baldino dei 5 stelle. Quel provvedimento, tra le altre cose, prevede la nascita di un registro dei portatori d’interesse al quale i lobbisti che hanno rapporti con la pubblica amministrazione saranno obbligati a iscriversi. La norma, inoltre, prevede un momento di cooling-off, un periodo di “raffredamento” che separa l’incarico pubblico da quello privato: in origine prevedeva che nei tre anni successivi alla fine del mandato i decisori pubblici non si sarebbero potuti iscrivere al registro dei portatori d’interessi. Il divieto valeva per i membri del Parlamento e del Governo, i presidenti, gli assessori e i consiglieri regionali, gli amministratori di città con più di 300mila abitanti e i membri delle autorità indipendenti, compresa la Banca d’Italia. Dopo l’opposione del centrodestra e di Italia viva, però, la parte che disciplina le porte girevoli è stata modificata: la soglia è stata abbassata da tre anni a un anno ma solo per gli ex membri di governo nazionale e regionale, mentre non esiste per i parlamentari e tutti gli altri soggetti che non possono condurre attività di lobbying solo durante il mandato parlamentare. Persino su questa ultima versione light renziani e Forza Italia si erano opposti in un primo momento, votando contro la maggioranza. Dopo settimane d’interlocuzione, però, è stato trovato un punto d’incontro.

Un’altra modifica che azzoppa il disegno di legge è poi l’esclusione di Confindustria e dei sindacati dagli obblighi di trasparenza dettati dal testo. Un salvacondotto voluto nelle scorse settimane – come ha raccontato ilfattoquotidiano.it – da parlamentari di quasi tutti i partiti, dalla Lega al Pd passando per Forza Italia, Italia viva, Coraggio Italia, Noi con l’Italia e persino le minoranze linguistiche del Gruppo misto. In pratica nè i lobbisti di Confindustria (o delle sue tante articolazioni) nè quelli delle sigle sindacali saranno costretti – tra le altre cose – a iscriversi a un registro pubblico e ad aggiornare quotidianamente la propria agenda degli incontri con i decisori politici, mettendo a disposizione una sintesi del contenuto. “Abbiamo avuto la conferma che per i nostri politici esistono interessi di serie A e di serie B”, aveva detto nei giorni scorsi l’associazione The Good Lobby, l’ong che da anni si batte per una disciplina moderna dei rapporti tra politica e portatori d’interessi. L’associazione aveva definito la resistenza opposta dai partiti come “un autentico muro di gomma”

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