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10 Dicembre 2021

Ultimo aggiornamento: 10:15 del 10 Dicembre 2021

I trenta giovani alfieri di Mattarella: è sbagliato chiamarli studenti, la scuola non c’entra

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di Ilaria Muggianu Scano

Alfieri per la scuola ma non grazie alla scuola: questa l’antifrastica realtà dei 28 giovani studenti recentemente insigniti del titolo di “alfiere della Repubblica” dal Presidente, Sergio Mattarella. Sono trenta gli attestati d’onore (due ad azioni filantropiche collettive), ma probabilmente non è del tutto corretto significare la “meglio gioventù” con la vaga definizione, a largo spettro, di “studenti”. “Ai giovani che si sono distinti per l’uso consapevole e virtuoso degli strumenti tecnologici e dei social network anche durante la difficile gestione della socialità determinata dalla pandemia”, proclama la laurea d’esemplarità prevista dalla Repubblica italiana.

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La stampa si è recentemente sdilinquita nel descrivere i giovani alfieri come destinatari del riconoscimento in relazione al mondo della scuola, parlando di 28 giovani studenti. Nanni Moretti sentenziava con il celebre motto di buon senso: “Le parole sono importanti” che sembra attagliarsi a riflessioni cogenti, in buona compagnia di Nietzsche, che irritato da certo e diffuso fervore ingenuo, si chiede: “Quanta verità può sopportare un uomo?”. Probabilmente poca, si sarebbe risposto, se si concede anche solo un pertugio esistentivo alla, pur soberrima, illusione e ingenuità di chi lascia lingueggiare la fiamma dell’ottimismo scolastico. Sarebbe trascinare nel ridicolo la liturgia dell’integralismo didattico, che di fatto non ha creato cambiamenti permanenti di segno positivo nel periodo in cui gli studenti più avevano bisogno di innovazione scolastica.

Le esperienze più riuscite, come più che spesso accade, sono state in mano alla buona volontà di pochi e creativi docenti che, di fatto, hanno, individualmente, creato il cambiamento a partire da un nuovo umanesimo, avulso, però, dall’universo Scuola, senza tuttavia sottrarsi all’inedita responsabilità educativa, ispirata al servizio pubblico. Ciò che viene in mente analizzando la motivazione al conferimento del titolo onorifico ai diversi giovani è che un simile suggello ai propri mirabili impegni sia arrivato nonostante un intenso impegno scolastico, non grazie alla scuola.

Un esempio tra gli altri – ma eccellentemente paradigmatico ed evocativo del nostro inflessibile postulato d’aletheia, come vorrebbero i greci antichi – è il caso del futuro medico chirurgo ambientalista Alessio Cozzolino, la cui motivazione al prestigioso riconoscimento decreta: “Per l’impegno e la competenza con cui affronta i grandi temi ambientali e il loro riflesso sulla coesione e la giustizia sociale. La sua attività di giornalista è diventata sempre più intensa negli anni del liceo, e ora è riconosciuta e apprezzata a livello di importante testate nazionali”.

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L’attitudine allo studio disciplinato, l’automotivazione, quando sarebbe stato più semplice crogiolarsi nell’autosabottaggio attendista di migliaia di studenti, durante la surreale e straniante didattica a distanza, uno spiccato fiuto per la ricerca scientifica e un’irriducibile capacità e professionalità comunicativa, vissuta come imperativo morale e l’indiscusso talento scrittorio fatto di parole che ad un certo punto sembrano ribellarsi alla stretta della carta e confluiscono in direzione dell’organizzazione di eventi aggregativi in cui porre la propria capacità scientifica ed intellettuale a disposizione di coetanei, attraverso lezioni d’approfondimento.

Nel sito del Quirinale, Cozzolino è descritto con encomiastiche riflessioni su un percorso di formazione autopoietico, di stampo umanista, che si snoda a partire dal background scientifico della propria famiglia. Simile il profilo dei colleghi d’alloro. Filoneismo, gratuità e filantropia, per concludere il quadro non certo pateticamente oleografico dei 28 giovani, un soteriologico distillato di realtà. Una realtà in cui la scuola non è presente. Dove sei scuola? Quo vadis?

Il blog Sostenitore ospita i post scritti dai lettori che hanno deciso di contribuire alla crescita de ilfattoquotidiano.it, sottoscrivendo l’offerta Sostenitore e diventando così parte attiva della nostra community. Tra i post inviati, Peter Gomez e la redazione selezioneranno e pubblicheranno quelli più interessanti. Questo blog nasce da un’idea dei lettori, continuate a renderlo il vostro spazio. Diventare Sostenitore significa anche metterci la faccia, la firma o l’impegno: aderisci alle nostre campagne, pensate perché tu abbia un ruolo attivo! Se vuoi partecipare, al prezzo di “un cappuccino alla settimana” potrai anche seguire in diretta streaming la riunione di redazione del giovedì – mandandoci in tempo reale suggerimenti, notizie e idee – e accedere al Forum riservato dove discutere e interagire con la redazione. Scopri tutti i vantaggi!
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  • 17:55 - Anteprima d’estate, si chiude la seconda edizione dell’evento promosso da Artigiano in Fiera

    Milano, 2 giu. (Adnkronos) - Chiude oggi Anteprima d’estate, l’evento promosso da Artigiano in Fiera che celebra la bella stagione con un’esperienza immersiva dedicata all’artigianato e alle culture del mondo. Con oltre 1.000 artigiani da 50 Paesi, si conferma molto più di una fiera: un ponte tra culture, spazio autentico di incontro e dialogo.

     

    La manifestazione ha saputo registrare una buona partecipazione, confermando il numero di visitatori della prima edizione e consolidandosi come appuntamento atteso nel calendario milanese, nonostante le difficoltà in apertura di evento, causate dallo sciopero nazionale dei trasporti di venerdì 29 maggio. Ancora una volta, Anteprima d’estate ha saputo valorizzare l’incontro diretto con gli artigiani, il racconto dei territori e delle loro tradizioni più autentiche, in un’atmosfera di festa e convivialità che anticipa l’arrivo dell’estate, come testimoniano i numerosi commenti raccolti sui social: “Ogni visita, per me, è un nuovo viaggio. E anche stavolta qui da voi ho trovato qualcosa di profondamente diverso da ciò che spesso vedo e ascolto ogni giorno tra la gente, in televisione o sui giornali.

    Nei padiglioni ho incontrato persone provenienti da culture diverse, capaci di convivere in pace nonostante le tante difficoltà del mondo e di raccontare attraverso il proprio lavoro la bellezza e l’unicità della propria storia. Grazie!”. "Acquistare prodotti da tutto il mondo, parlare con gli espositori che ti raccontano ognuno qualcosa di sé, della loro cultura, del loro territorio... sono queste le cose che ti rimangono quando torni a casa! "."Incontrare gli artigiani, vedere dal vivo tutte quelle creazioni...tutti quei colori e profumi nei padiglioni... come sempre un'esperienza unica!".

     

    “Siamo profondamente grati per quanto vissuto in questi giorni: una partecipazione sentita e autentica, che conferma la forza di questo nuovo progetto e il legame con il nostro pubblico e con le imprese artigiane. In questi giorni di ponte, migliaia di visitatori hanno scelto di trascorrere il proprio tempo nei padiglioni di Fieramilano Rho, partecipando a una grande vetrina della creatività dedicata alla bella stagione. Il risultato che abbiamo raggiunto testimonia la fiducia nel nostro progetto e nella sua capacità di offrire un’esperienza unica, fatta di incontro, scoperta e condivisione, malgrado lo sciopero di venerdì 29, che ci ha inevitabilmente danneggiato ” ha dichiarato Antonio Intiglietta, Presidente di Ge.Fi. spa.

     

    “Un grazie di cuore a tutti coloro che hanno contribuito a rendere speciale questa seconda edizione: gli artigiani, che hanno nuovamente dimostrato fiducia e partecipazione; il pubblico, che con entusiasmo ha accolto questo format estivo; le Istituzioni, le Forze dell’Ordine, Fiera Milano e tutti i partner e i collaboratori che, con il loro impegno, hanno reso possibile la realizzazione di questo evento” ha concluso Intiglietta.

     

    L’appuntamento è ora per la storica edizione invernale di Artigiano in Fiera, in programma dal 5 al 13 dicembre 2026 a Fieramilano Rho, dove micro e piccole imprese dall’Italia e dal tutto il mondo torneranno a presentare le proprie eccellenze, rinnovando un’esperienza unica di incontro tra culture, tradizioni e creatività.

  • 07:53 - Terremoto di magnitudo 6.2 davanti alle coste della Calabria, avvertito in tutto il Sud

    (Adnkronos) - Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.2 è stata registrata nel Sud Italia poco dopo la mezzanotte, oggi 2 giugno. Secondo l'Ingv, il sisma si è verificato a 250 km di profondità al largo della costa della Calabria nord occidentale nel Cosentino, ma è stata avvertita anche in Puglia e in Sicilia come testimoniano i centinaia di messaggi degli utenti sui social.

    La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione civile "è in contatto con le loro strutture sul territorio", fa sapere il Dipartimento sui social. La scossa è stata "avvertita in gran parte del Sud", spiega la Protezione Civile, sottolineando che, anche se al momento non ci sono segnalazioni di danni, ci sono "verifiche in corso". Il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano ha convocato l'Unità di Crisi a Roma per seguire la situazione.

    A quanto apprende l'Adnkronos, non ci sarebbero state fino ad ora segnalazioni di danni ai vigili del fuoco che sono, comunque, impegnati in una ricognizione per valutare eventuali danni in particolare nella zona del Tirreno cosentino.

  • 02:10 - Terremoto di magnitudo 6.2 davanti alle coste della Calabria, avvertito in tutto il Sud

    (Adnkronos) - Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.2 è stata registrata nel Sud Italia poco dopo la mezzanotte, oggi 2 giugno. Secondo l'Ingv, il sisma si è verificato a 250 km di profondità al largo della costa della Calabria nord occidentale nel Cosentino, ma è stata avvertita anche in Puglia e in Sicilia come testimoniano i centinaia di messaggi degli utenti sui social.

    La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione civile "è in contatto con le loro strutture sul territorio", fa sapere il Dipartimento sui social. La scossa è stata "avvertita in gran parte del Sud", spiega la Protezione Civile, sottolineando che, anche se al momento non ci sono segnalazioni di danni, ci sono "verifiche in corso". Il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano ha convocato l'Unità di Crisi a Roma per seguire la situazione.

    A quanto apprende l'Adnkronos, non ci sarebbero state fino ad ora segnalazioni di danni ai vigili del fuoco che sono, comunque, impegnati in una ricognizione per valutare eventuali danni in particolare nella zona del Tirreno cosentino.

  • 01:56 - Terremoto di magnitudo 6.2 davanti alle coste della Calabria, avvertito in tutto il Sud

    (Adnkronos) - Una violenta scossa di terremoto di magnitudo 6.2 è stata registrata nel Sud Italia poco dopo la mezzanotte, oggi 2 giugno. Secondo l'Ingv, il sisma si è verificato a 250 km di profondità al largo della costa della Calabria nord occidentale nel Cosentino, ma è stata avvertita anche in Puglia e in Sicilia come testimoniano i centinaia di messaggi degli utenti sui social.

    La Sala Situazione Italia del Dipartimento della Protezione civile "è in contatto con le loro strutture sul territorio", fa sapere il Dipartimento sui social. La scossa è stata "avvertita in gran parte del Sud", spiega la Protezione Civile, sottolineando che, anche se al momento non ci sono segnalazioni di danni, ci sono "verifiche in corso". Il Capo Dipartimento Fabio Ciciliano ha convocato l'Unità di Crisi a Roma per seguire la situazione.

    I vigili del fuoco sono inoltre impegnati in una ricognizione per valutare eventuali danni soprattutto nella zona del Tirreno cosentino.

  • 22:30 - Tumori, un'iniezione può ridurre e in alcuni casi eliminare il cancro: lo studio

    Milano, 1 giu. (Adnkronos Salute) - Un trattamento mirato contro il cancro, somministrato con un'iniezione sottocutanea, è risultato in grado di ridurre le dimensioni del tumore in oltre un terzo dei pazienti affetti da una neoplasia della testa e del collo recidivante o metastatica, la cui malattia aveva smesso di rispondere alle terapie standard. In alcuni casi, i medici hanno osservato una risposta completa: i tumori erano interamente scomparsi.

    I nuovi risultati dello studio clinico di fase 1b/2 OrigAMI-4 sono stati presentati al congresso annuale dell'American Society of Clinical Oncology (Asco) a Chicago. Al centro del trial il farmaco amivantamab, un anticorpo monoclonale bispecifico che agisce sul cancro in tre modi: blocca sia Egfr, una proteina che favorisce la crescita dei tumori, che Met, una via di segnalazione separata che le cellule tumorali spesso utilizzano per eludere il trattamento, e svolge inoltre una terza azione benefica, contribuendo ad attivare il sistema immunitario per attaccare il tumore. La prima coorte di OrigAMI-4 ha coinvolto 102 persone affette da carcinoma a cellule squamose della testa e del collo (Hnscc) recidivante o metastatico, il cui tumore aveva continuato a crescere nonostante l'immunoterapia e la chemioterapia a base di platino. Tutti i pazienti in questa parte della sperimentazione, condotta in 55 ospedali di 11 Paesi, hanno ricevuto amivantamab in monoterapia.

    I dati, si legge in una nota dell'Institute of Cancer Research di Londra, hanno confermato una riduzione del tumore nel 42% dei pazienti trattati, insieme a risultati incoraggianti in termini di sopravvivenza in un gruppo di pazienti che fino ad ora disponevano di opzioni terapeutiche molto limitate. Nel dettaglio, i medici hanno osservato una riduzione delle dimensioni della neoplasia in 43 persone, tra cui 15 pazienti i cui tumori sono scomparsi completamente e 28 pazienti i cui tumori si sono ridotti in modo significativo (risposta parziale).

    I pazienti trattati con amivantamab hanno avuto una sopravvivenza media di 12,5 mesi complessivamente dall'inizio della terapia, nonostante fossero affetti da una forma di cancro con prognosi molto sfavorevole, quando i trattamenti standard smettono di essere efficaci. Amivantamab, sviluppato da Johnson & Johnson, è già approvato per diversi sottotipi di cancro al polmone in molteplici linee di terapia. Viene somministrato tramite una piccola iniezione sottocutanea anziché per via endovenosa, rendendolo più rapido e comodo per i pazienti e più facile da somministrare in ambulatorio. La maggior parte degli effetti collaterali del trattamento, somministrato una volta ogni 3 settimane, è stata di entità lieve o moderata - si legge nella nota - e meno di 1 paziente su 10 ha interrotto la terapia a causa di effetti collaterali.

    Se i benefici osservati in questo studio saranno confermati in studi clinici più ampi, come lo studio di fase III OrigAMI-5 attualmente in corso, la speranza degli esperti è che il trattamento possa aiutare migliaia di pazienti ogni anno nel Regno Unito e in Europa, e decine di migliaia in tutto il mondo. Quelle osservate sono "risposte forti, senza precedenti, in pazienti la cui malattia è diventata resistente sia alla chemioterapia che all'immunoterapia - ha evidenziato Kevin Harrington, dell'Institute of Cancer Research (Icr) e del Royal Marsden Nhs Foundation Trust, che ha guidato uno dei team coinvolti nel trial - Questo trattamento ha il potenziale per giovare a molte migliaia di pazienti ogni anno".

    Pazienti come Carl Walsh, 56 anni di Birmingham, che ha ricevuto una diagnosi di cancro alla lingua nel maggio 2024 ed è stato arruolato in OrigAMI-4 al Royal Marsden nel luglio 2025. "Inizialmente - racconta - sono stato trattato con chemio e immunoterapia, che purtroppo non hanno avuto successo. A quel punto, mi è stata consigliata la partecipazione allo studio clinico. Ora sono al 17esimo ciclo di trattamento e sono molto soddisfatto dei progressi ottenuti finora. Mi sento in grado di vivere una vita normale. Prima di iniziare la sperimentazione, facevo fatica a parlare correttamente e a mangiare a causa del gonfiore e del dolore. Da quando ho iniziato il trattamento, il gonfiore si è ridotto significativamente e il dolore è migliorato notevolmente. Inoltre, non avverto più gli stessi effetti collaterali invalidanti che avevo durante la chemioterapia".

    Nel momento peggiore della malattia, ha aggiunto il paziente, secondo quanto riporta il 'Guardian', "mangiavo zuppa, budino di riso, scatolette di ravioli e spaghetti e tantissime frittate, il tutto integrato da 3 bevande a base di latte nutriente al giorno, come prescritto dal medico. Ho perso parecchio peso. Dopo soli 2 cicli di trattamento, la mia alimentazione ha iniziato a tornare alla normalità e dopo 6 mesi ho ripreso una dieta completa. La cosa che ho apprezzato di più è stata la prima bella bistecca. La mia capacità di parlare è tornata completamente normale e ora al lavoro parlo regolarmente con le cuffie senza problemi".

    Lo studio si è concentrato su persone affette da tumore della testa e del collo, escludendo quelle con carcinoma a cellule squamose orofaringeo positivo al papillomavirus umano (Hpv). I tumori della testa e del collo non causati dall'Hpv sono generalmente più difficili da trattare e tendono a rispondere meno bene alle terapie standard, il che rende i progressi in questo gruppo particolarmente importanti.

    "Questo studio - conclude Kristian Helin, Chief Executive dell'Icr - dimostra come lo sviluppo di nuove terapie attraverso una rigorosa ricerca sul cancro possa portare a progressi significativi, anche per i pazienti con opzioni terapeutiche molto limitate. Raggiungere questo livello di risposta tumorale e ottenere risultati di sopravvivenza incoraggianti in un gruppo di pazienti così difficile da trattare rappresenta un passo avanti significativo".

  • 18:23 - Dipendenze, neurochirurgo Settembre: "Non sono una colpa ma una malattia"

    Roma, 1 giu. (Adnkronos Salute) - "La dipendenza non deve essere interpretata come una mancanza di volontà, bensì come una complessa trappola neurobiologica e psicologica". Lo ha detto Roberto Settembre, neurochirurgo, esperto di stimolazione cerebrale non invasiva (Nibs), alla presentazione del suo ultimo libro 'Dipendenze: comprendere, prevenire, curare', in cui demolisce sistematicamente il pregiudizio morale che ancora circonda la dipendenza, sostituendo il lessico della colpa con quello della medicina basata su evidenze scientifiche. Un cambiamento di rotta, che sposta il baricentro dal tribunale dell'opinione pubblica all'ambulatorio.

    "Cinque italiani su 100 nella fascia 15-64 anni hanno provato cocaina almeno una volta. Lo 0,9% ne ha fatto uso nell'ultimo anno - riferisce una nota - Non è un'emergenza che esplode e poi rientra: è un dato strutturale, sanitario, dei report stilati di anno in anno. Il dibattito pubblico continua a parlare un'altra lingua: volontà, colpa, fallimento". Sono parole che la ricerca neuroscientifica ha archiviato da tempo, e che resistono nei talk show come nelle aule di tribunale. Questo scarto - tra ciò che la scienza documenta e ciò che la gente pensa - resta "il primo muro da abbattere". Non si tratta di "debolezza di carattere: è il cervello che viene ristrutturato dall'interno, pezzo dopo pezzo", sostiene l'esperto. Sono "tre circuiti cerebrali, non tre vizi capitali". La dipendenza, secondo le evidenze raccolte dal Cnr e dal Dipartimento per le politiche antidroga, coinvolge il sistema limbico e l'amigdala per il rinforzo positivo, la corteccia prefrontale per il controllo cognitivo e le ricadute, il nucleo accumbens per la ricerca compulsiva della sostanza.

    Ma cosa rende una persona più esposta di un'altra? La ricerca del Cnr individua 5 fattori: età, genetica, genere, stress e comorbidità psichiatrica. Il peso dell'ereditarietà, in particolare, è brutale. "La predisposizione ereditaria pesa tra il 40% e il 60%", chiarisce Settembre. Tradotto: una fetta enorme della vulnerabilità non dipende da scelte consapevoli, ma da un corredo biologico che precede qualsiasi decisione. Anomalie nei recettori di dopamina, trasmesse per via genetica, che influenzano direttamente la capacità di gestire gli impulsi. Chi nasce con quel corredo parte svantaggiato. Poi c'è l'adolescenza. Fase critica per eccellenza. La corteccia frontale - l'area che governa il controllo degli impulsi, la pianificazione, la valutazione delle conseguenze - non raggiunge la piena maturazione prima dei 25 anni. Questo - riferisce la nota - rende il cervello dei più giovani strutturalmente più esposto agli effetti delle sostanze. Una finestra di vulnerabilità biologica che nessuna campagna informativa, da sola, può chiudere.

    "Una prevenzione efficace non può limitarsi alla sola informazione scolastica", taglia corto Settembre. Servono programmi che costruiscano resilienza e capacità di gestione dello stress, a partire dalla comunicazione familiare e dall'educazione alla salute mentale già in età precoce. L'uso ripetuto di sostanze produce modificazioni permanenti delle funzioni cerebrali, con alterazioni della trasmissione della dopamina. "Le sostanze funzionano come scorciatoie artificiali del piacere e col tempo il sistema si desensibilizza - precisa lo specialista - Il risultato ha un nome clinico preciso: anedonia. L'incapacità di provare piacere dagli stimoli naturali. Un abbraccio, un successo lavorativo, una giornata di sole diventano neutri. Il cervello viene letteralmente dirottato da sostanze o comportamenti compulsivi". E il fenomeno non si ferma alle sostanze tradizionali. Cocaina, eroina, alcol e cannabis attivano gli stessi circuiti che vengono sollecitati dal gioco d'azzardo patologico, dalle dipendenze affettive, dall'uso compulsivo dei social media. Il gioco d'azzardo, per dire, stimola gli stessi recettori della cocaina. Le cosiddette nuove dipendenze - isolamento digitale, fragilità emotive, narcisismo patologico inteso come dipendenza dal riconoscimento esterno - condividono con quelle chimiche la medesima architettura neurobiologica. Il perimetro del problema, si legge nella nota, è molto più largo di quanto suggeriscano le statistiche sul consumo di singole sostanze.

    Qualcosa si muove sul fronte delle cure. La medicina moderna classifica la dipendenza come malattia cronica e recidivante del cervello, e questo inquadramento apre la strada a trattamenti mirati. Accanto alle terapie consolidate, psicoterapia cognitivo-comportamentale e farmacologia, si fanno spazio tecniche di neuromodulazione: la stimolazione magnetica transcranica (Tms), che modula l'eccitabilità neuronale nei circuiti della ricompensa; il neurobiofeedback, che addestra il paziente a visualizzare e modulare la propria attività cerebrale. Strumenti che - spiega la nota - sfruttano proprio quella neuroplasticità che la dipendenza corrompe, rivoltandola a favore di chi è malato.

    "La neuroplasticità e gli approcci multidisciplinari rendono il recupero della libertà un traguardo concretamente accessibile", afferma Settembre. La plasticità cerebrale - la capacità del cervello di riorganizzare le proprie connessioni - è documentata dalla letteratura scientifica e rappresenta il fondamento biologico delle nuove strategie di intervento. Il cervello alterato dalla dipendenza può, con gli strumenti adeguati, essere guidato verso una riconfigurazione funzionale. Il nodo vero, alla fine, per l'esperto, resta quello culturale. Finché la percezione dominante continuerà a trattare la dipendenza come una colpa e non come una patologia, l'accesso alle cure sarà frenato dallo stigma. "Dietro ogni dipendenza c'è sempre una persona da ascoltare, non da giudicare", conclude Settembre.

  • 17:08 - Caldo e rischi per l'attività fisica, l'esperta: "Non esiste fisico immune, occhio ai sintomi neurologici"

    Roma, 1 giu. (Adnkronos Salute) - Durante le ondate di calore "l'attività fisica richiede un'attenzione particolare, soprattutto per chi pratica sport all'aperto o svolge allenamenti intensi. Quando ci muoviamo, una parte significativa dell'energia prodotta dai muscoli viene trasformata in calore. In condizioni normali il nostro organismo riesce a smaltirlo attraverso la sudorazione e l'aumento del flusso di sangue verso la pelle. Quando però la temperatura ambientale è elevata, e ancora di più quando si associa un'elevata umidità, questi meccanismi diventano meno efficaci e la temperatura corporea può aumentare rapidamente. Il problema non riguarda soltanto il rischio di surriscaldamento. Durante l'esercizio fisico il sistema cardiovascolare deve contemporaneamente garantire sangue ai muscoli impegnati nello sforzo e alla pelle per disperdere il calore. A questo si aggiunge la perdita di liquidi e sali minerali attraverso il sudore. E' questa combinazione di fattori che può determinare un importante calo della performance e, nei casi più severi, vere e proprie emergenze mediche. I primi segnali da riconoscere sono crampi muscolari, sudorazione molto abbondante, sete intensa e una sensazione di affaticamento superiore a quella normalmente attesa per quel tipo di sforzo. Se compaiono vertigini, debolezza marcata, nausea, mal di testa, tachicardia o sensazione di svenimento, è necessario interrompere immediatamente l'attività fisica, spostarsi in un ambiente fresco e iniziare a raffreddare il corpo e a reintegrare i liquidi". A fare il punto è per l'Adnkronos Salute è Cristina Tomasi, human metabolist e medico specialista in Medicina interna.

    "Particolare attenzione va posta ai sintomi neurologici: confusione mentale, alterazioni del comportamento, difficoltà nel parlare, perdita di coordinazione o perdita di coscienza possono indicare un colpo di calore, una condizione potenzialmente letale che richiede l'immediato intervento dei soccorsi. In questi casi ogni minuto è prezioso", avverte.

    Le strategie di prevenzione sono relativamente semplici, ma fondamentali. "È consigliabile allenarsi nelle prime ore del mattino o dopo il tramonto, evitando le fasce orarie più calde della giornata. Nelle giornate particolarmente afose è opportuno ridurre intensità e durata dell'allenamento, accettando che la performance fisiologicamente diminuisca - suggerisce Tomasi - L'idratazione deve iniziare prima dell'attività fisica e proseguire durante e dopo lo sforzo, con particolare attenzione al reintegro del sodio quando la sudorazione è abbondante. Anche l'acclimatazione svolge un ruolo molto importante: il corpo è in grado di adattarsi progressivamente al caldo nell'arco di una o due settimane, migliorando la capacità di sudare e di controllare la temperatura corporea. Per quanto riguarda la composizione corporea, è vero che l'obesità rappresenta un fattore di rischio ben documentato per l'intolleranza al caldo. Il tessuto adiposo agisce infatti come un isolante e rende più difficile la dispersione del calore. Questo non significa però che essere molto magri protegga automaticamente dai problemi legati alle alte temperature. La risposta è più complessa. Le persone molto magre - spiega l'esperta - tendono ad avere un rapporto superficie corporea/massa più favorevole alla dispersione del calore e questo può rappresentare un vantaggio in molte situazioni. Tuttavia una massa corporea ridotta comporta anche minori riserve idriche e una minore inerzia termica: in pratica la temperatura interna può aumentare più rapidamente durante uno sforzo intenso o in condizioni ambientali estreme. Per questo motivo la magrezza non deve essere considerata una garanzia di sicurezza".

    Il messaggio più importante "è che non esiste un fisico immune al caldo. La tolleranza alle alte temperature dipende molto più dal livello di allenamento aerobico, dallo stato di idratazione, dall'acclimatazione e dalla capacità di ascoltare i segnali del proprio organismo. Con le giuste precauzioni è possibile continuare a svolgere attività fisica anche durante l'estate, ma il rispetto dei limiti imposti dal caldo è fondamentale per proteggere sia la salute sia la performance", conclude Tomasi.

Adn Kronos www.adnkronos.com
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