La cessione di Cristiano Ronaldo al Manchester United diventa un giallo. Non solo le plusvalenze gonfiate: adesso la Procura di Torino indaga pure sull’addio di Cr7 . Con una seconda perquisizione, alla ricerca di quella “famosa carta che non deve esistere teoricamente”, che la Juventus fin qui ha negato. Ma che viene citata in un’intercettazione fra il dg Federico Cherubini e il capo dell’ufficio legale Cesare Gabasio (nuovo indagato dell’inchiesta) e potrebbe aver avuto un impatto sul bilancio bianconero. Quanto è costato davvero l’addio di Ronaldo alla Juventus? È la domande che si stanno ponendo in Procura. La risposta rischia di mettere ulteriormente nei guai i vertici bianconeri, e riscrivere la storia che tutti conosciamo sulla conclusione dell’era CR7 in Serie A. Siamo a fine agosto, dopo un’estate trascorsa fra mugugni e post sibillini sui social, il campione portoghese pianta in asso la Juventus: comunica di non voler giocare più con la maglia bianconera e manda il suo procuratore Mendes in giro per l’Europa a trovare una destinazione. La Juve è spiazzata, sia sul piano sportivo che finanziario: da una parte si trova a rinunciare nelle ultime ore di mercato al suo giocatore più rappresentativo (che infatti non sarà sostituito, e le conseguenze si vedono tutt’ora), dall’altra deve evitare che la partenza sia un bagno di sangue, visto che Ronaldo aveva ancora un anno di contratto e un valore a bilancio di circa 29 milioni di euro. Alla fine si fanno avanti le due squadre di Manchester e Ronaldo si accasa allo United per una cifra di 15 milioni (più 8 di bonus). La Juve segna una minusvalenza di circa 14 milioni, ma con lo stipendio monstre di 60 milioni lordi risparmiato è il male minore. O almeno così sembra.

In realtà le cose potrebbero essere andate diversamente. È quanto emerge dalle intercettazioni realizzate dalla Procura, che ha “ascoltato” i vertici bianconeri nel corso dell’ultima sessione di mercato. Già nel primo decreto di sequestro si parlava di una non meglio precisata “carta famosa” riguardante il rapporto contrattuale di Ronaldo. Nel secondo decreto si legge la conversazione incriminata. È il 23 settembre 2021 e il capo dell’ufficio legale Gabasio dice a Cherubini: “Ti dico solo questo, ho fatto un discorso col pres, stamattina no? Solo io gli ho detto non arriverei a far la causa contro di loro (…) Fede ti spiego solo perché noi abbiamo quella carta lì, quella carta che non deve esistere teoricamente (…) quindi sai se salta fuori abbiam… ci saltano alla gola tutto sul bilancio i revisori e tutto (…) poi magari dobbiamo fare una transazione finta… non arriverei all’estremo di fare una causa perché noi quella carta lì che loro devono tirar fuori non è che ci aiuti tanto a noi”.

Ci sono diversi punti che la lettura del decreto ancora non rivela. Non è chiaro, ad esempio, di quale causa e contro chi stiano discutendo i due: probabilmente si parla di un possibile contenzioso legale successivo alla partenza del portoghese. Soprattutto, non si capisce appieno il contenuto della famosa carta in questione: inizialmente si pensava riguardasse il pagamento di alcuni arretrati al calciatore (così ipotizzava il primo decreto), ma per avere un impatto sul valore della cessione potrebbe trattarsi anche di qualcosa di diverso. Ad esempio, una buonuscitasegreta” in favore del portoghese, forse proprio legata al saldo di alcune pendenze, ma qui rimaniamo nel campo delle ipotesi. Di certo, per la Procura la carta misteriosa potrebbe aver ulteriormente alterato il bilancio bianconero, visto che a riguardo l’accusa nei confronti dei dirigenti è quella di “aver riportato in modo difforme dal vero nei ‘fatti di rilievo avvenuti dopo il 30 giugno 2021’ alla voce ‘cessioni definitive’ i valori economici della cessione di Ronaldo al Manchester United al prezzo di 15 milioni di euro omettendo di esporre gli effetti di una scrittura privata nell’occasione redatta, indicata da Gabasio quale ‘carta famosa che non deve teoricamente esistere’”.

Il sospetto è che se quel documento fosse stato reso noto gli effetti sul bilancio della cessione di Ronaldo sarebbero stati diversi. E quindi non averlo dichiarato configurerebbe un illecito, specie per una società quotata in Borsa. Gli inquirenti sono tornati alla carica con questa seconda perquisizione (negli uffici della Juventus e anche nell’abitazione privata di Gabasio) proprio perché convinti della rilevanza del documento, e soprattutto perché fin qui la Juventus non sembra aver collaborato. “Nonostante specifica richiesta”, la carta non è saltata fuori: interrogato a riguardo, l’amministratore delegato Maurizio Arrivabene (che non è indagato) ha dichiarato di non essere a conoscenza né dell’esistenza né dell’ubicazione del documento. Ma la Procura è sicura che esista. E vuole vederci chiaro.

Twitter: @lVendemiale

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