I fortissimi rincari dei prezzi dell’energia uniti a un’insufficiente strategia di copertura dei rischi hanno fatto la prima vittima tra le centinaia di società che vendono elettricità e gas ai consumatori finali dopo averli acquistati all’ingrosso. I 300mila clienti di Green network – secondo Staffetta Online il tredicesimo maggior operatore al dettaglio in Italia per l’energia elettrica – hanno scoperto nelle scorse settimane di essere stati trasferiti al servizio di ultima istanza o affidati a un altro fornitore di gas naturale. A ottobre l’azienda fondata nel 2003 dall’ex ingegnere Enel Piero Saulli e dalla moglie Sabrina Corbo, che nel maggio scorso sono finiti al centro di un’inchiesta con l’ipotesi di appropriazione indebita degli oneri generali di sistema con tanto divieto temporaneo di esercitare i loro ruoli direttivi, è finita in grave crisi finanziaria. L’11 novembre il nuovo legale rappresentante, il commercialista Fabrizio Iapoce che fino a giugno ne è stato custode giudiziario, ha presentato alla sezione fallimentare del tribunale di Roma una domanda di “prenotazione” propedeutica al deposito di una richiesta di concordato preventivo o di un accordo di ristrutturazione con i creditori.

Nel 2020 il gruppo, che fa capo alla srl Sc Holding di Corbo e Saulli e controlla altre dieci società tra cui Green Network Uk, Energrid, Biogas Energy e Green Wind 2 per un totale di oltre 200 addetti, aveva preparato un piano di risanamento al 2026 su cui si è basato anche l’accordo transattivo con il fornitore e-distribuzione, con cui aveva un debito da 334 milioni di euro che è stato stralciato per metà. Il piano, che prevedeva tra il resto un’ottimizzazione dei processi di hedging e trading e l’aumento del patrimonio netto da 55 a 130 milioni, si è poi rivelato insostenibile. Nel frattempo è arrivato il provvedimento di sequestro delle azioni disposto dal gip di Roma Paola della Monica su richiesta della procura. I nuovi amministratori, Iapoce e l’ad Alfeno Troncarelli, hanno predisposto un nuovo piano con l’obiettivo di verificare “la capacità dell’azienda di continuare a operare come entità in funzionamento”, scrive il presidente nella domanda inviata al tribunale, e di valutare “la cessione di alcuni asset e l’affitto e/o cessione dell’azienda a primari operatori del settore”.

Il tentativo di affittare il ramo d’azienda che si occupa delle forniture di energia e gas è andato però a vuoto, complice la fiammata delle quotazioni registrata fin dall’inizio dell’autunno (il prezzo unico nazionale sul mercato elettrico è oltre i 200 euro a megawattora contro i poco più di 40 del 2020, l’indice Ttf gas è raddoppiato) e la “strutturale mancanza di sufficienti garanzie” che ha impedito alla società di tutelarsi adeguatamente dal rischio legato all‘approvvigionamento a prezzo variabile. Del resto l’ultimo bilancio depositato, quello chiuso il 30 aprile 2020, attesta passività finanziarie per 573 milioni complessivi e un passivo totale di 730 milioni a fronte di un patrimonio netto di 55 milioni. Tra esborsi crescenti, deficit di cassa a breve e impossibilità di ottenere nuovi prestiti, gli amministratori hanno siglato un accordo con i gruppi Axpo (per il dispacciamento) e Canarbino, attraverso la società Energia Pulita, per la vendita retail a tutti i clienti energia e gas a prezzi indicizzati (cioè soggetti alle oscillazioni del mercato) e a una parte di coloro che hanno un contratto a prezzi fissi. Per ora Green network resta titolare dei contratti e Energia Pulita garantisce il servizio, ma l’operazione è propedeutica a un futuro affitto d’azienda finalizzato alla cessione che comprenderebbe anche parte del personale e l’uso del marchio.

Tra fine ottobre e inizio novembre, mentre la società di distribuzione Unareti risolveva il contratto con Green network per inadempienza e lo stesso faceva Terna con Energrid, è scattato lo switch con il trasferimento di poco meno di metà della clientela al nuovi trader – alle stesse condizioni contrattuali – e degli altri al servizio di ultima istanza garantito dalla società pubblica Acquirente unico, come succede in tutti i casi in cui il consumatore si trova senza fornitore non per sua responsabilità. Con i prezzi di maggior tutela in continuo aumento, il rischio rincari è evidente. Per l’inizio del prossimo anno lo stesso Acquirente unico prefigura aumenti di “ben oltre il 20%” mentre la società di consulenza Nomisma si spinge a stimare un +50% per il gas e +25% per l’elettricità. L’utente può comunque, come previsto dalla procedura regolata dal Codice di rete dell’Autorità di regolazione di settore Arera, scegliere di passare a un altro fornitore sul mercato libero. E, nei casi in cui il venditore interrompe l’attività, non può essere assegnato a un’altra società senza consenso.

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