Era direttore creativo di Louis Vuitton. Aveva creato un suo brand che è diventato “il più desiderato del mondo” (la moda che da aspirazionale si fa ispiratrice). Era nel team di album come Watch The Throne di Jay-Z e Kanye West e DONDA, sempre di West. Virgil Abloh è morto a 41 anni: “Per oltre due anni, Virgil ha combattuto una forma rara e aggressiva di cancro, un angiosarcoma cardiaco. Dal momento della diagnosi nel 2019 ha scelto di mantenere privata la sua battaglia, sottoponendosi a numerosi pesanti trattamenti e nel frattempo continuando a guidare diverse importanti istituzioni nel campo della moda, dell’arte e della cultura”. Questo quanto si legge sul suo profilo Instagram. Nato nel 1981 a Chicago da una famiglia di origini ghanesi (mamma sarta, papà manager in un’azienda di vernici), si laurea in ingegneria ed è ai tempi dell’università che conosce Kanye West (che ritroverà in uno stage da Fendi). La moda è la sua visione e arriva ben presto a creare Off-White, un marchio che diventa di culto anche perché la vita di Virgil è un intreccio tra musica e street style, idee che lui trasforma in capi di abbigliamento unici: nel terzo trimestre del 2018, Off-White è stato il marchio più popolare del mondo, salito di 33 posizioni nel Lyst Index e guadagnando la vetta del podio davanti a Gucci e a Balenciaga. Nel 2019 Off-White si è posizionato come il brand più desiderato al mondo. Un talento, Virgil Abloh, che il mondo del lusso non può ignorare: diventa direttore creativo linea uomo di Louis Vuitton (nel luglio del 2021 cede a LVMH il 60% di Off White e resta con il 40%). “Siamo tutti sconvolti dopo questa terribile notizia. Virgil non solo era un designer geniale, un visionario, ma era anche una bellissima persona, dalla grande saggezza. La famiglia di LVMH si unisce a me in questo momento di grande dolore, e il nostro pensiero va ai suoi cari che hanno perso un marito, un padre, un fratello o un amico” le parole del CEO di LVMH, Bernard Arnault. Guardava il mondo, si lasciava guidare, prendeva idee: la tecnica del “sampling”, diceva, delle ispirazioni dal lusso, dalla strada, dalla moda. I giovani erano pazzi di lui. Le collaborazioni tante, da Nike a Supreme a Rimowa, Ikea ed Evian. Quando lo chiamò Vuitton, ammise lui stesso, lo volevano tutti, “ma i brand non sono tutti uguali”. Da Donatella Versace, a Pier Paolo Piccioli, a Chiara Ferragni, la moda oggi lo piange. Lascia la moglie, Shannon, i due figli Lowe e Grey, la sorella Edwina e i genitori. “Il mio lavoro è per tutti. Sono impetuoso sulla celebrazione della diversità. Viaggiare è un’ispirazione costante e un promemoria di quanto sia incredibile. È come se stessi camminando per strade diverse allo stesso tempo, vedendo, odorando e respirando la diversità e realizzando che le cose con cui cresci – razza, orientamento sessuale, genere o qualsiasi altra cosa – tendono a scomparire una volta che sei incorporato in una comunità globale”, le sue parole ad ArtTribune.

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