Meno di un mese fa, davanti agli azionisti riuniti all’Allianz Stadium, il presidente della Juventus Andrea Agnelli aveva assicurato: “Massima serenità”. “Noi siamo rispettosi delle indagini”, diceva per fugare i dubbi sorti dopo le notizie degli accertamenti della Commissione di vigilanza sulle società di calcio (Covisoc), l’organismo della Figc che vigila sui conti dei club, sulle plusvalenze, cioè i maggiori guadagni provenienti dalle cessioni dei calciatori. Pochissime persone erano al corrente di altre due inchieste in corso: quella della Consob, autorità che vigila sulle società quotate in Borsa, e quella guardia di finanza, coordinata dalla Procura di Torino, che vede sei persone (tra le quali Agnelli, il vice Pavel Nedvev e l’ex direttore sportivo Fabio Paratici) indagate di falso in bilancio.

Un passo indietro. Pochi giorni prima dell’assemblea degli azionisti del 29 ottobre scorso viene pubblicata una notizia: in un rapporto inviato alla procura della Figc, la Covisoc denuncia l’abuso del sistema delle plusvalenze tra i club in Serie A e tra le operazioni di calciomercato avvenute tra il 2019 e il 2021 ne segnalava molte, ben 42, compiute dalla Juventus. Tra queste, ad esempio, c’era uno scambio col Barcellona: nel giugno 2020 il club piemontese cedeva Miralem Pjanic a quello catalano, che dava Arthur e altri due giocatori. Già allora gli esperti facevano notare come il valore dei due sportivi fosse molto superiore alla cifra pagata pochi anni fa per l’acquisto e come l’affare convenisse a entrambe le società, un modo per migliorare i bilanci, soprattutto dopo la stagione danneggiata dal Covid. Nella lista figurano anche alcuni scambi col Genoa. Dopo la segnalazione del suo organismo di vigilanza, la procura federale ha dato avvio a un’inchiesta, ma anche la Consob.

Quest’ultima emerge dalla nota di sintesi, uno dei documenti che la Juventus ha pubblicato mercoledì 24 novembre in vista dell’aumento di capitale che dovrà essere deciso lunedì. “La società è soggetta a una verifica ispettiva da parte della Consob” per acquisire documenti utili sui “proventi da gestione diritti calciatori” nei bilanci al 30 giugno 2020 (pari a 172 milioni euro, precisa la nota) e al 30 giugno 2021 (43,2 milioni euro). Il calo, si legge nella relazione finanziaria 2020/21, è provocato soprattutto dalle “minori plusvalenze da cessioni definitive di diritti alle prestazioni sportive di calciatori (€ -135,7 milioni), in parte correlata al contesto economico estremamente difficile per il settore a causa della pandemia”. Nel caso in cui la Consob dovesse trovare documenti non in linea con quanto dichiarato nei bilanci, “potrebbero verificarsi impatti negativi anche significativi sulla reputazione e sulla situazione economica e patrimoniale dell’Emittente e del Gruppo”, precisano nella nota di sintesi destinata agli azionisti.

Ed ecco che, dopo questa scoperta, si è mossa anche la giustizia ordinaria che, da maggio fino a ieri, ha lavorato nel riserbo. Chiusa la settimana di Piazza Affari (per evitare ripercussioni sui titoli), venerdì pomeriggio i militari del Nucleo di polizia economica-finanziaria sono andati a perquisire gli uffici della sede a Torino e quelli milanesi. Un mese fa Agnelli si diceva sereno, e i precedenti casi italiani gliene danno la ragione. Molte inchieste, sia sportive, sia penali, hanno portato a poco nulla, se non a pochi punti di penalizzazione.

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