Un “giallo“, uno “squarcio inquietante” su un “periodo oscuro” con dietro “l’ombra dei servizi“, manovrati dall’ex premier Giuseppe Conte per restare al governo. Stuzzica le fantasie dei giornali (quelli di destra in particolare) la nuova anticipazione del libro di Bruno Vespa in cui si cita un episodio di fine gennaio 2021 con protagonista Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc. In quel periodo, il Conte 2 abbandonato da Italia viva era a caccia di voti per sopravvivere in Parlamento, compresi quelli dei tre senatori centristi: Antonio De Poli, Paola Binetti e Antonio Saccone, che però, il 18 gennaio, votarono contro la fiducia. Tre giorni dopo, giovedì 21 gennaio – racconta Vespa – “uomini della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, per ordine del procuratore Nicola Gratteri, perquisivano l’abitazione romana di Cesa contestandogli il reato di associazione per delinquere aggravata dal metodo mafioso“. Subito dopo la perquisizione, aggiunge, il politico “ricevette la visita di un importante agente segreto che conosceva da tempo e che gli avrebbe detto, più o meno: non preoccuparti, questa storia si risolve, ma cerca di comportarti con saggezza”.

Secondo il Corriere della Sera (che ha pubblicato per primo il racconto), ma anche il Riformista, la Verità e il Giornale, i due episodi erano un “avvertimento” in stile para-mafioso per convincere Cesa ad appoggiare Conte. I servizi, trasformati in “un’appendice di palazzo Chigi“, avrebbero messo in campo “pressioni fortissime” per salvare il governo, con agenti segreti in tour “di casa in casa” per “suggerire ai parlamentari come votare”. Una tesi già proposta dal direttore della Stampa Massimo Giannini in un editoriale del 17 gennaio – il giorno in cui Conte ottenne la fiducia alla Camera – parlando di “senatori contattati da noti legali vicini al premier, da presidenti di ordini forensi a nome dello Studio Alpa, da generali della Guardia di Finanza, da amici del capo dei servizi segreti Vecchione (vicino a Conte, ndr)”. “Non sarebbe la prima volta che pezzi dei servizi tentano di influire sulla dialettica parlamentare. Ma sarebbe interessante sapere almeno chi”, chiosa oggi Antonio Polito sul Corriere.

Già, chi è il misterioso agente? Ai giornalisti che glielo hanno chiesto, Cesa ha scelto di non rivelarlo. Di certo però tra gli 007 che il segretario “conosce da tempo” c’è un personaggio noto alle cronache: Marco Mancini, l’ex caporeparto del Dis filmato il 23 dicembre 2020 mentre incontrava Matteo Renzi fuori dall’Autogrill di Fiano Romano. Nel 2006, arrestato per lo spionaggio illegale Sismi-Telecom, l’agente raccontò di aver illustrato a Cesa (su ordine dell’ex direttore del Sismi Niccolò Pollari) il contenuto di un dossier che lo riguardava, circostanza negata dall’allora parlamentare. A suggerire che il visitatore sia Mancini è soprattutto l’accostamento con la perquisizione ordinata da Gratteri, visto che l’agente e il procuratore di Catanzaro sono amici di lunga data. Un’equazione che però lascia in piedi vari interrogativi. Perché Mancini, che pochi giorni prima incontrava in segreto Matteo Renzi – cioè il principale sabotatore del governo – avrebbe dovuto spendersi per salvare il Conte 2? Dopo lo scoop dell’Autogrill in molti ricordavano che il dirigente, in quelle settimane, lavorava per essere nominato alla vicedirezione dell’Aisi (i servizi interni), ruolo per il quale lo stesso Gratteri lo aveva suggerito ai Cinque stelle. Tanto che si era ipotizzato che il rendez-vous con Renzi avvenisse su mandato del capo del Dis Vecchione per convincere il leader di Italia viva a interrompere il bombardamento contro l’esecutivo.

Le date, però, dicono che proprio il 22 gennaio – cioè il giorno dopo l’ipotetica incursione a casa Cesa – Conte nomina tre nuovi vicedirettori, lasciandolo fuori dalle proprie scelte. Nella ricostruzione suggerita dai giornali, quindi, l’ex premier avrebbe prima affidato a Mancini una missione illegale – fare pressione sul segretario di un partito per influire sul voto dei suoi parlamentari – per poi tradirlo appena il giorno successivo, negandogli la nomina a cui aspirava. Anche l’ipotesi di un’indagine pilotata per “punire” Cesa del mancato sostegno non sta in piedi: la sua posizione, infatti, fu stralciata dalla stessa Procura poco tempo dopo. E d’altra parte le parole pronunciate dal misterioso 007 (“questa storia si risolve, ma cerca di comportarti con saggezza”) di per sè sono neutre: anche perché la “storia”, com’è noto, non si è “risolta” con un Conte ter, ma con la chiamata d’emergenza di Mario Draghi da parte di Mattarella appena dieci giorni dopo, il 2 febbraio. E se l’emissario – in ipotesi Mancini – avesse voluto suggerire a Cesa esattamente il contrario, cioè di “riposizionarsi” in vista del cambio degli equilibri? Difficile dirlo sulla base di un’indiscrezione riportata de relato. Eppure in molti hanno già scelto a quale tesi credere.

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