Il mese di novembre nella Repubblica di Panama è conosciuto come il mese delle “Fiestas Patrias“, una serie di commemorazioni che ricordano i momenti cruciali della storia del paese. Quest’anno lo Stato centroamericano compie 118 anni di vita repubblicana: un cammino iniziato il 3 novembre 1903 quando Panama si separò definitivamente dalla Colombia. Il 4 di novembre è la giornata dei Simboli della Patria e il 5 di novembre si festeggia il consolidamento della scissione dalla Colombia e l’inizio del nuovo percorso come Stato indipendente.

Le festività però non finiscono qui perché quella dalla Colombia è la seconda indipendenza di Panama, giacché la prima si è consumata nel XIX secolo. Il 10 di novembre si commemora infatti el Grito de Independencia de Villa de Los Santos (1821) e il 28 di novembre si celebra il giorno dell’indipendenza di Panama dalla Spagna (1821).

Dalla prima indipendenza sono passati dunque duecento anni e in questa speciale commemorazione sono molti i riferimenti e i simbolismi che attraversano novembre. Uno in particolare riguarda una figura femminile ascesa a vero e proprio mito: si tratta di Rufina Alfaro. La storia di Rufina è molto particolare e la sua reale esistenza è fonte di accese controversie, così come spiegato nel recente reportage Bicentenario, el nacimiento de un país: Rufina Alfaro ¿realidad o leyenda?

Un caso più unico che raro, nel quale una figura femminile, che probabilmente non è mai esistita, è riuscita ad oscurare due prominenti figure maschili padri della nazione: il comandante Francisco Gómez Miró e il Colonnello Segundo de Villareal.

Rufina Alfaro esiste nella mente e nei cuori dei panamegni, soprattutto in quelli che vivono a Villa de los Santos, il luogo nel quale si accese la scintilla dell’indipendenza. Di lei però non si trova traccia nella documentazione e nei registri dell’epoca e lo storico Alfredo Castillero Calvo, nel suo ultimo libro 1821, mette seriamente in dubbio la sua reale esistenza. Nulla però hanno potuto o sembrano potere le ricostruzioni storiche minuziose e dettagliate contro la diffusione di un mito che vuole Rufina come l’elemento chiave dei fatti del 10 novembre 1821.

Racconta la leggenda che la giovane, originaria di Las Peñas, si dedicava alla vendita di uova e verdure. Donna giovane e nubile (l’etnia varia secondo i racconti), Rufina non lasciava indifferenti i soldati spagnoli della guarnigione e approfittando di questo vantaggio poté giocare un ruolo di primo piano nell’attacco alla caserma di Villa de Los Santos. Rufina Alfaro appoggiò e fece sue le idee indipendentiste del Colonnello Segundo de Villareal e decise di offrire il suo sostegno alla causa patriottica. Quel fatidico giorno Rufina entrò nella caserma per spiare i soldati e quando questi si trovavano indifesi (al fine di compiere l’impresa senza spargimenti di sangue) dette il segnale agli insorti per l’inizio dell’attacco.

Nel mito si racconta che fu proprio lei la prima a gridare “Libertà!” e quel grido l’ha immortalata per sempre. La tradizione orale e la credenza popolare ha fatto sua la storia di una contadina coraggiosa, che distrasse le truppe e che, con questo atto di coraggio, contribuì al desiderio di libertà del popolo di Villa de Los Santos.

Una storia non documentata ma certo non inverosimile, considerando il contributo patriottico di altre donne coraggiose in America Latina in quegli anni: una su tutte Policarpa Salavarrieta, patriota insorgente, giustiziata dagli spagnoli a Bogotá nel 1817.

Se, come ricordava Virginia Woolf, “Anonymous nella storia era quasi sempre una donna”, in questo caso abbiamo un’eccezione. Rufina Alfaro infatti, reale o meno, ha accaparrato la scena rivendicando il contributo invisibile e misconosciuto di tante donne che si sono sacrificate con coraggio e abnegazione nelle guerre d’indipendenza dagli imperi coloniali in America Latina nel XIX secolo.

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