Richiamo per tutti a sei mesi dalla seconda dose: è la decisione uscita dal vertice dei ministri della Sanità dei Länder tedeschi, riuniti a Lindau con il Ministro federale Jens Spahn. Una scelta che va persino oltre il parere della Commissione permanente per le vaccinazioni (Stiko) che la consigliava solo dai 70 anni in su. Finora in Germania hanno ricevuto il booster solo i 2,4 milioni di ospiti nelle case di cura, mentre adesso vi avranno potenzialmente accesso in dieci milioni. Verrà data la precedenza, infatti, ai più anziani o a chi ha malattie pregresse, nonché al personale medico. Le dosi a disposizione sono sufficienti, ma non sono esclusi ritardi per la mancanza di ambulatori medici sufficienti: se nella fase acuta della pandemia c’erano 75mila strutture per la somministrazione dei vaccini, in seguito alla chiusura – da fine settembre – di larga parte dei grossi centri regionali si è scesi a sole 30mila. Il successo dipende dunque da quanto in fretta si riuscirà a fare ripartire gli ambulatori in stand-by. Ci sono marcate differenze tra i Länder: Berlino ha ancora solo due centri in funzione su sei, mentre in Turingia ne funzionano ancora 29, cui si aggiungono 25 centri mobili. Si proverà a risolvere il problema anche affidandosi ai medici di base, che potranno somministrare i richiami nello stesso appuntamento preso per le vaccinazioni anti-influenzali.

Nuovi finanziamenti agli ospedali – “Ci troviamo davanti a delle settimane molto difficili” ha detto Spahn, ministro della Sanità uscente (Cdu). Solo venerdì infatti ci sono state 37.210 nuove infezioni, ed entro dieci/quattordici giorni, secondo le stime, lo 0,8% di loro (quasi 350 persone) finirà in terapia intensiva. Il ministro ha perciò assicurato aiuti finanziari agli ospedali con effetto retroattivo dall’inizio di novembre, per compensare le perdite dovute al ritardo di altri interventi programmati. In Baviera, la metà dei 35 milioni già stanziati a questo scopo andranno a diretto beneficio del personale sanitario in riconoscimento dell’elevata tensione cui è sottoposto per il crescente carico di lavoro. Un’altra area di azione cui si sono detti concordi i ministri a Lindau è l’estensione di tamponi giornalieri a tutti i visitatori e al personale medico e paramedico nelle case di cura, indipendentemente se vaccinati o meno. La misura giunge a fronte di focolai registrati ormai in 135 ospizi: il più grave, con 12 morti, in Brandeburgo. Se negli ospedali infatti in media l’80% del personale è vaccinato, tra il personale delle case di riposo e i paramedici si stima che fino al 40% non lo sia.

Le resistenze sull’obbligo vaccinale – La politica, tuttavia, non si è decisa ad imporre l’obbligo vaccinale per chiunque sia a contatto con i degenti come era stato caldeggiato dai Ministri della sanità del Baden-Württemberg Manfred Lucha (Verdi), del Saarland Monika Bachmann (Cdu), e della Sassonia-Anhalt Petra Grimm-Benne (Spd), perché ha paura che i sanitari in larga misura la rifiutino, abbandonando il lavoro. Pur precisando di considerare il vaccino un obbligo morale per i sanitari a contatto coi pazienti, il ministro Spahn ha ricordato che se il 50% decidesse di rifiutarsi ci si troverebbe di colpo senza la metà del personale. Allo stesso tempo, però, un sondaggio della società Infratest dimap per la rete televisiva ARD svela che il 57% dei tedeschi vorrebbe addirittura l’obbligo vaccinale per tutti.

Più 2G, meno 3G – Il terzo intervento deciso al vertice di Lindau è l’estensione della regola “2G” (accesso a soli vaccinati o guariti, a differenza del “3G” che invece comprende anche i tamponati) a sempre più ambiti. I Länder però procedono in modo diverso a seconda delle esigenze. La Sassonia ha già imposto il “2G” ad attività quali la ristorazione al chiuso, i cinema e teatri, mentre prima era facoltà dei gestori se scegliere o meno di adottarla. Lo standard varrà anche per tutte le manifestazioni con più di mille partecipanti, dalle partite di calcio ai mercatini natalizi. Solo consigliato – ma non imposto – il lavoro da casa, oppure l’accesso in ufficio sottoposto al “3G”, come hanno già fatto molte piccole imprese. Sui mezzi pubblici occorreranno le FFP2. In Baviera, se in un ufficio ci sono più di dieci persone in una stanza va osservato il “3G”; è stato reintrodotto l’obbligo di mascherina anche solo chirurgica, tolto all’inizio di ottobre, per tutti gli studenti delle scuole elementari per una settimana, nelle altre per due. Se invece si passerà alla situazione detta di “semaforo rosso” (con oltre 600 posti di terapia intensiva occupati da casi covid in tutto il Land) entrerà in vigore ovunque solo la regola “2G”. Berlino medita di imporre un tetto alle presenze e la regola “2G”.

Controlli più rigidi sul rispetto delle misure – Il Ministro Spahn aveva già chiarito, alla vigilia dell’incontro, che la scadenza dello stato d’emergenza fissata al 25 novembre prossimo non significa che le misure di sicurezza possano venire meno, perché la pandemia non è affatto finita. L’impegno dei ministri della Sanità ora è a controllare in modo più rigido l’applicazione delle regole “3G” e “2G”, anche con verifiche della polizia, introdurre i tamponi obbligatori per l’accesso ai luoghi di cura e dare più slancio alle vaccinazioni di richiamo. Il prolungamento dello stato di emergenza pandemica nazionale darebbe comunque ai Länder maggiore sicurezza legale e potrebbe ancora essere deciso in un possibile nuovo vertice tra Angela Merkel ed i governatori. I tre partiti impegnati nel formare il nuovo governo (Verdi, Spd e Fdp) hanno peraltro annunciato di voler presentare al Bundestag un disegno di legge in proposito il 18 novembre.

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