Nel 2030 le emissioni di Co2 prodotte dall’1% più ricco della popolazione mondiale saranno 30 volte superiori ai livelli di sostenibilità. Per scongiurare questo scenario ogni persona sulla terra dovrebbe essere responsabile di 2,3 tonnellate di anidride carbonica l’anno nei prossimi nove: la metà della media attuale. Se ciò non accadesse addio al contenimento della temperatura mondiale entro gli 1,5 gradi rispetto all’era pre-industriale. Tuttavia una via di uscita che non ricada sul 99% esiste: l’1% più ricco dovrebbe ridurre le proprie emissioni del 97% rispetto ad oggi.

Sono solo alcuni dei dati contenuti in uno studio di Oxfam in collaborazione con l’Institute for european environmental policy (Ieep) e lo Stockholm environment institute (Sei), presentato alla Cop26 di Glasgow. Un singolo volo spaziale per i super-ricchi, come il Blue Origin di Jeff Bezos o lo Space X di Elon Musk – ad esempio – “produce più emissioni di quante prodotte dal miliardo di persone più povere del pianeta in un anno“. “Viviamo in un mondo in cui una ristrettissima élite sembra avere il permesso di inquinare senza limiti, alimentando condizioni ed eventi metereologici sempre più estremi e imprevedibili”, ha detto Nafkote Dabi, portavoce di Oxfam alla Cop26.

A pagare le conseguenze di questo impatto sul clima – le migrazioni, la fame e la carestia – “saranno ancora una volta i più poveri”, continua il report. “L’attuale livello di emissioni globali che ci tiene lontani dagli obiettivi fissati a Parigi nel 2015 dipende soprattutto dai consumi dei paesi più ricchi”, ha aggiunto Tim Gore, autore del report e responsabile della riduzione del carbone e dell’economia circolare allo Ieep. “Per colmare il divario di emissioni entro il 2030, è necessario che i governi prendano misure nei confronti dei principali e più facoltosi inquinatori: disuguaglianza e crisi climatica andrebbero affrontate insieme”.

Lo studio si basa su un’analisi che prende a campione l’intera popolazione globale e considera gli impegni assunti dai governi come quelli di Parigi 2015 che influenzeranno l’impronta di carbonio delle persone più ricche e più povere in tutto il mondo. Ad agire in questi sei anni è stata soprattutto l’Europa, e infatti a Glasgow è stata presentata un nuovo mappamondo delle emissioni di CO2. I cittadini cinesi saranno responsabili di quasi un quarto (il 23%) delle emissioni prodotte dal’un per cento, gli americani di quasi un quinto (il 19%) e gli indiani per un decimo (l’11%).

Intanto i cittadini a medio reddito hanno fatto passi avanti dagli accordi di Parigi. Il 40% della popolazione mondiale è già sulla strada per raggiungere il taglio delle emissioni pro-capite del 9% tra il 2015 e il 2030, un dato che rappresenta un punto di svolta. Considerando le emissioni globali totali come se il globo fosse un unica nazione, lo studio stima che l’1% più ricco – 80 milioni di persone – tra meno di 10 anni sarà responsabile del 16% delle emissioni globali, mentre nel 1990 rappresentava il 13%. Andando avanti sulla strada intrapresa sino ad oggi, perciò, nel 2030 le emissioni totali di cui sarà responsabile da solo il 10% più ricco del mondo supereranno la quota di emissioni tollerabili per scongiurare l’aumento delle temperature al di sopra di 1,5°C, indipendentemente da ciò che farà il restante 90% dell’umanità. “È essenziale che i leader mondiali si concentrino sui tagli più incisivi entro il 2030, secondo il principio della giusta quota”, sottolinea Oxfam, “assicurando che le persone più ricche del mondo e all’interno dei paesi effettuino le riduzioni più radicali. I cittadini più ricchi hanno il potenziale per accelerare drasticamente questo processo”.

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