Egregio Ministro Dario Franceschini,
sono un giornalista che si è sempre occupato di comunicazione sia politica (Capo ufficio stampa di due ministri) sia aziendale (Capo ufficio stampa dell’IRI e della STET e direttore delle Relazioni Esterne della Rai).

Da sempre trovo insensato che almeno le più importanti rappresentazioni teatrali non vengano filmate così da creare un colossale e utilissimo archivio ed avere a disposizione per future utilizzazioni almeno gli spettacoli più memorabili.

Mi permetto di sottoporre alla Sua attenzione una mia proposta in merito, restando a disposizione Sua e dei Suoi uffici per eventuali sviluppi della mia proposta. Preciso che il mio interesse è esclusivamente culturale, essendo io già impegnato, malgrado l’età avanzata, in una collaborazione molto intensa con l’Associazione Luca Coscioni.

La ringrazio per l’attenzione e La saluto con viva cordialità
Carlo Troilo

***

Salvare la memoria del grande teatro

Sono nato a Roma ma ho vissuto a Milano dal 1946 al 1955 perché nel gennaio del ’46 mio padre, comandante partigiano, fu nominato prefetto della città e rimase in quell’incarico per due anni, fino a quando Scelba lo destituì per porre fine alla stagione dei “prefetti politici” e tornare a quelli di carriera.

Lasciata la Prefettura, e in attesa di tornare a vivere a Roma, andammo ad abitare – come sistemazione provvisoria – in piazza San Babila, nel “Palazzo del Toro”. La galleria che passa da una parte all’altra del palazzo ospita il Teatro Nuovo, all’epoca il più importante di Milano. Mio padre era molto amico di Remigio Paone, il principale impresario teatrale di quel tempo, che era il soprintendente del “Nuovo” (Paone si spinse fino a partecipare alla occupazione della Prefettura organizzata da partigiani e sindacati dopo “la cacciata” di mio padre, dando alla vicenda – come scrisse Indro Montanelli, all’epoca cronista del Corriere della Sera – un tocco teatrale alla vicenda). Paone mise a nostra disposizione il suo palco di proscenio, che si affaccia alla passerella su cui sfilano gli attori alla fine degli spettacoli.

Questo mi ha consentito di vedere, per diversi anni, tutti gli spettacoli del “Nuovo”: i “varietà” di Wanda Osiris, di Totò, di Billi e Riva e tante indimenticabili opere teatrali come “La morte di un commesso viaggiatore” (Stoppa e Morelli i genitori, De Lullo e Mastroianni i figli, Luchino Visconti il regista) e “Un tram che si chiama desiderio”, con Morelli, Gassman e Mastroianni. Ineguagliabile, nel varietà di Totò “C’era una volta il mondo”, la scena del vagone letto, con una splendida Isa Barzizza in pagliaccetto nero.

Altrettanto indimenticabili, le commedie di Eduardo e di Peppino De Filippo, rappresentate per lo più al Teatro Manzoni, affidato anch’esso a Remigio Paone. E le opere più moderne rappresentate al ”Piccolo Teatro”, fondato nel maggio del 1947 da Giorgio Strehler e Paolo Grassi, con l’aiuto di mio padre come prefetto di Milano.

Tornato a Roma nel 1955, vidi alcune splendide opere di prosa, da “Vita di Galileo”, con il grande Tino Buazzelli, al “Diario di Anna Frank”, con Anna Maria Guarnieri. Mentre nel genere “varietà”, resta indimenticabile “Rugantino”, con Nino Manfredi e Lea Massari.

La domanda che spesso mi faccio è perché di nessuna (o quasi nessuna) di queste opere teatrali è stata fatta una ripresa cinematografica completa, che oggi consentirebbe a noi anziani di rivedere (e ai più giovani di scoprire) i tanti tesori del teatro italiano, soprattutto negli anni del dopoguerra. E perché tuttora (almeno per quel che mi risulta) non vi sia questa prassi.

Mi sono posto lo stesso problema negli anni in cui frequentavo assiduamente il Festival di Spoleto. Essendo direttore delle Relazioni Esterne della Rai mi impegnai, nei limiti delle mie possibilità, perché si moltiplicassero le riprese integrali degli spettacoli di più alto livello, feci raccogliere in un cofanetto di 5 cassette le riprese di alcuni spettacoli di maggior valore e trovai perfino un piccolo locale che avrebbe dovuto diventare una cineteca permanente del Festival. Penso che nessuna di queste due iniziative abbia avuto seguito, anche per la rapida decadenza del livello della manifestazione.

La proposta che sottopongo alla attenzione del ministro della Cultura è quella di creare un gruppo di operatori che curino proprio – sulla base di un programma di lavoro annuale (o forse semestrale) – la ripresa e la conservazione degli spettacoli teatrali di più alto livello, da offrire in visione (anche in collaborazione con la RAI) ad un pubblico assai più vasto di quello che frequenta abitualmente i teatri.

Ho ben presenti i problemi da affrontare e risolvere per dar corpo a questa iniziativa (a partire da quello dei diritti), ma mi sembrano tutti superabili da parte di un ministro per la Cultura determinato ed autorevole.

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