Nuovo casus belli tra comunità Lgbt+ e Italia viva: la presentazione, stasera a Palermo, di un libro sui “fatti di Giarre” a cui sarà presente il sottosegretario Ivan Scalfarotto. Quei fatti rappresentano un momento simbolico per la comunità Lgbt+ italiana: l’omicidio di due giovani omosessuali che portò all’indignazione collettiva e alla nascita successiva di Arcigay. E qui sta l’inghippo.

A Palermo sabato scorso si è tenuto un pride a cui hanno partecipato ben 30.000 persone. Piazza che, insieme a quelle di tutte Italia, ha protestato contro l’affossamento del ddl Zan. Luigi Carollo, portavoce del Palermo pride, era stato invitato alla stessa presentazione del libro. Ma, scoprendo chi c’era tra gli ospiti, ha deciso di non parteciparvi con una nota ufficiale in cui spiega le sue perplessità.

Il Coordinamento del Palermo Pride, dunque, ha organizzato un sit-in di protesta di fronte a Palazzo delle Aquile, sede istituzionale del Comune dove si terrà l’incontro, per le 18:30. Tale presa di posizione ha portato la viva reazione sia di Scalfarotto, sia dei suoi colleghi e delle sue colleghe di partito, sia della massa (sempre più modesta, visti gli ultimi sondaggi) di supporter di Italia Viva. Il partito, ricordiamolo, che ha la responsabilità politica di aver contribuito ad affossare il ddl Zan con i continui distinguo al Senato, chiedendo mediazioni con la Lega, partito tradizionalmente ostile alle nostre istanze.

Sia ben chiaro: il movimento Lgbt+ non mette in discussione il diritto del sottosegretario di partecipare a eventi pubblici. Ma la ferita, dopo la bocciatura, brucia ancora. E non sembra politicamente opportuno che un esponente renziano sia presente alla narrazione di un evento simbolico per la comunità. Senza che la stessa faccia sentire la propria voce contro i giochi politici sulla pelle delle persone Lgbt+. Il Palermo Pride, insomma, manifesta contro ciò che il partito di Scalfarotto simboleggia: la continua mediazione al ribasso sulle nostre vite. Niente, invece, contro Scalfarotto persona che potrà liberamente essere all’evento.

Non la pensano così, invece, i big del partito. Teresa Bellanova scrive sui social: “Trovo pericoloso e vergognoso l’attacco del Coordinamento Palermo Pride a Ivan Scalfarotto colpevole, secondo loro, di aver contribuito a boicottare la legge contro l’omofobia”. E ancora: “Non riconosco a nessuno il diritto di organizzare una vera e propria caccia d’odio in nome di una legge che ha come obiettivo il contrasto dei crimini d’odio e di una comunità intera al cui interno invece le posizioni non sono così univoche”.

Per Teresa Bellanova una piazza che fa sentire la sua voce in maniera pacifica è qualcosa di “pericoloso e vergognoso”. Le parole, sempre misurate, di Carollo e il sit-in di protesta vengono così ridotti a “caccia d’odio”. Ciliegina sulla torta: l’arroganza di definire la comunità Lgbt+ come divisa al suo interno. Quando le piazze di Roma, Torino, Milano, Palermo e molte altre città d’Italia suggeriscono l’esatto contrario. E non risulta che Italia Viva abbia la forza e i numeri per organizzare manifestazioni altrettanto corpose tali da suffragare certe affermazioni.

E ancora: “Che strana idea di libertà, la chiedono ma non la concedono”, accusa Davide Faraone, altro renziano doc, riferendosi al movimento Lgbt+ palermitano. “Possono parlare solo loro, perché solo loro sono i depositari della verità. E se c’è qualcuno che la pensa diversamente, non ha diritto di parola”. Quindi, in chiusura: “Ivan sui diritti civili non prende lezioni da nessuno, la sua vita lo testimonia, le sue battaglie lo dimostrano”.

Quali siano le battaglie di Scalfarotto in questi anni sui temi Lgbt+, nessuno lo ricorda. Il suo ddl – osteggiato dalla comunità già nel 2013 per le larghe concessioni ai vescovi – fu sì approvato alla Camera, ma non venne nemmeno discusso al Senato. Oggi il sottosegretario chiede una profonda autocritica al Pd per manifesta incapacità: non risulta, tuttavia, che abbia operato allo stesso modo al cospetto del suo fallimento. Col ddl Zan, oggi la lotta ai crimini d’odio è patrimonio collettivo, quanto meno sul piano culturale. Del suo ddl rimane solo la polvere che si deposita nel cassetto in cui è stato abbandonato.

Ma c’è un altro aspetto, ancor più grave se vogliamo: Italia Viva sta entrando a gamba tesa dentro le questioni del movimento. Dicendo alle associazioni Lgbt+ per cosa devono manifestare e accusandole di violenza. E la storia del movimento arcobaleno testimonia tutt’altro. Italia Viva attacca il Palermo Pride perché quest’ultimo difende, coerentemente, le posizioni politiche e l’interesse della comunità che rappresenta. I numeri di sabato sono inequivocabili. Al contrario, attacchi di questo genere li abbiamo visti solitamente dai partiti di destra. Soprattutto quelli omofobi. Forse bisognerebbe fare autocritica su questo. A partire dal sottosegretario e dai suoi colleghi dalla facile indignazione.

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Ddl Zan: il Palermo Pride contesta Scalfarotto, invitato a presentare un libro in città: “Irricevibile, ha svenduto i nostri diritti”

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