di Pietro Francesco Maria De Sarlo

Scusate, non ho capito. Qual è stato il successo del G20? L’obiettivo di limitare a 1,5°C il riscaldamento globale rispetto al livello preindustriale? Ma non era già così, o quasi, dagli accordi Cop21 del 2015 di Parigi? E poi più che un accordo è un best effort: 1,5°C più o meno, intorno al 2050, forse. Chi? Mah, chi vuole. Poi nell’accordo di Parigi c’era la carta bollata: 190 firmatari! Carta canta! Un vero trattato internazionale giuridicamente vincolante. Quello del Cop26 di Glasgow, a seguito del G20, è una vaga dichiarazione di intenti.

Ma perché si parla di successo? Lo ha detto Draghi! Allora sarà così, l’hanno detto anche in tv! Mi è venuto in mente un collega euforico dopo una riunione in cui la controparte ci aveva fatti neri, mentre io ero avvilito. Andammo dal capo e lui disse: “È stato un successo!”. Rimasi a bocca aperta, e lui: “Poteva andare peggio, no?”. Questo collega ha fatto una carriera strepitosa, lo si vede spesso in tv, io no. Che ci volete fare, colpa del mio inguaribile snobismo verso i tanti corsi manageriali fatti per apprendere o per la pagnotta. Poi i miei mi hanno insegnato: “Chi si loda si imbroda”. Fidatevi dei miei capelli bianchi e delle nove aziende cambiate: l’autopromozione paga, lo insegnano nelle scuole di management e pure alla Bocconi. Ecco perché vostro figlio se la tira già dal primo esame.

Sempre per questa mia puzza sotto il naso, un po’ blasée, non sono mai riuscito a capire il confine tra autopromozione e effetto Dunning-Kruger. Ossia il successo della incompetenza. Per dirla più cruda è quello che accade quando una persona, proprio a causa della propria incompetenza, sovrastima il proprio operato. Il guaio vero è che in abbinata alla autopromozione c’è la superficialità con cui le organizzazioni, specialmente quelle complesse, hanno nel valutare le persone, e l’autopromosso spesso viene promosso sul serio.

“Se mi chiedete quale sia la singola caratteristica che rende una persona soggetta a questo autoinganno, io direi che è respirare” David Dunning dixit. Tutti ci caschiamo, prima o poi, di tanto in tanto. Ricordate la favola di Andersen I vestiti nuovi dell’Imperatore? Un imperatore nudo passa tra una folla di adulatori che magnificano la grazia e la bellezza del suo vestito. Finché un bimbo urla “Il re è nudo!”.

Mentre Draghi ha appena finito di sciorinare il successo del G20, arriva una ragazzina, si chiama Greta mi pare, che dice che è stato il solito bla bla bla. Magnificata per le smorfie e il labiale contro Trump o i politici o la politica, all’improvviso diventa saccente presuntuosa e antipatica. Sic transit gloria mundi. Finché si limita a sbeffeggiare Cingolani, amen. Ma su Draghi non si può! È giovane, capirà. E poi c’è il multilateralismo, per Draghi unica strada, termine non privo di fascino. Devo dire però che anche la poligonale convessa ha il suo perché.

Però un successo vero c’è stato: il lancio della monetina dei Grandi nella fontana di Trevi. Diciamolo: un vero colpo di genio, turismo esperienziale allo stato puro, da manuale. Anche perché la nostra fontana è una meraviglia. A me che a Roma ci abito vederla in tv ha fatto venire voglia di andarci di corsa, figuriamoci a chi l’ha vista da Oklahoma City. Certo un tocco di glamour ci stava. Che ne so, far intonare Arrivederci Roma alla fanfara dei bersaglieri, oppure e meglio, far cantare Ciumachella de’ Trastevere al neo sindaco di Roma, mentre suona con piglio da secchione, sorriso che incanta e occhi dolci rivolti alle First Lady, la chitarra.

Onore al merito però. Tutti i Grandi si sono complimentati con Draghi. Gente a modo. Come quando invitiamo a cena i nostri amici: “Tutto ottimo! La capasanta poi, mmm!”. Perdonatemi, siate magnanimi. Anche quando c’era Lui un poco di dissacrazione era tollerata e poi, parafrasando Flaiano, “l’insuccesso del G20 mi ha dato alla testa”.

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