L’obiettivo di contenere l’aumento della temperatura media globale entro entro 1,5 gradi rispetto ai valori pre- industriali “è in teoria possibile”, ma finora i leader del pianeta “hanno evitato d’intraprendere un’azione reale” e questo dimostra come “il cambiamento climatico non sia una vera priorità attuale” per loro. Lo ha denunciato alla Bbc l’attivista svedese Greta Thunberg, arrivata ieri sera a Glasgow per animare le proteste in occasione della conferenza CoP26 che entra nel vivo domani. Greta ha anche giustificato “la rabbia” della gente, fintanto che la protesta non diventa violenza, mentre ha elogiato la regina Elisabetta.

Greta ha quindi sottolineato come i Paesi occidentali e ricchi, incluso il suo, la Svezia, abbiano “responsabilità maggiori” in termini di esempio da dare e di risorse da mettere a disposizione per aiutare le nazioni povere a finanziare i costi della transizione. Ma ha anche invocato la necessità di premere in particolare sulla Cina, che in questa fase storica ha un impatto cruciale sull’inquinamento e l’emissione di carbonio: “si può sempre scaricare la colpa su qualcun altro, invece è importante lavorare insieme a livello internazionale e globale per far sì che ciascuno si muova verso la transizione e un’economia sostenibile, non ultimo facendo pressione sulla Cina che continua a costruire impianti a carbone, qualcosa che per me à fuori dalla realtà”.

Commentando le parole carpite di recente da un video alla 95enne regina Elisabetta contro “i leader che parlano, ma non fanno” abbastanza sul fronte dei cambiamenti climatici, Greta si è detta poi convinta che “la maggior parte della gente sia d’accordo” con la sovrana britannica. Incalzata infine sulle proteste degli attivisti più radicali, ha replicato: “Per essere chiari, io credo che fintanto che nessuno si fa male far arrabbiare qualcuno sia a volte necessario. Il movimento nelle scuole del resto non sarebbe mai diventato così grande se non ci fosse stata tensione, se qualcuno non si fosse arrabbiato”.

Greta Thunberg, insieme alle attiviste Vanessa Nakate (Uganda), Dominika Lasota (Polonia) e Mitzi Tan (Filippine), ha lanciato una petizione on line per chiedere azioni più concrete e incisive ai leader che prendono parte al vertice Cop26

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