È il 25 maggio del 2021 quando Anna Corona, per la famiglia di Denise Pipitone una delle principali sospettate del rapimento della piccola, nella sua abitazione parla con la figlia minore Alice Pulizzi e viene intercettata dai carabinieri di Trapani. Nella chiacchierata le due donne stanno ricostruendo i fatti avvenuti proprio quella mattina del 1° settembre 2004, il giorno in cui Denise scompariva per sempre mentre giocava nei pressi della casa della nonna, e i carabinieri di Trapani che ascoltano l’intercettazione ambientale appurano che non stanno commentando alcuna trasmissione televisiva.

Alice racconta alla madre di non essere mai andata al mercato quella mattina contraddicendo la versione, peraltro confutata in diverse sedi, data dalla sorella Jessica che disse agli inquirenti di trovarsi al mercato settimanale del mercoledì a Mazara con Alice nelle ore in cui Denise veniva rapita. Ad un certo punto Anna Corona dice alla figlia Alice: ”Lo vuoi sapere cu fu tanno? Lo vuoi sapere? Io cu Giuseppe”.

Secondo la trascrizione fatta sia dai carabinieri di Trapani che dai consulenti degli avvocati di Piera Maggio, Anna Corona dice alla figlia minore: ”Lo vuoi sapere chi è stato quella volta? Lo vuoi sapere?” e poi abbassando la voce aggiunge “Io con Giuseppe”. Questo Giuseppe non è stato identificato anche se qualcuno ha fatto notare l’omonimia con una delle persone indagate insieme alla Corona nel secondo filone di indagine per il sequestro di Denise, ovvero Giuseppe Della Chiave, nipote del teste audioleso Battista Della Chiave, e per il quale la Procura di Marsala aveva chiesto l’archiviazione insieme a quella di Anna Corona lo scorso settembre.

Su questa intercettazione fatta in tempi recenti verte principalmente l’opposizione alla richiesta di archiviazione fatta dai legali di Piera Maggio e Pietro Pulizzi, che hanno deciso di non arrendersi e di non lasciare nulla di intentato. I consulenti di Piera Maggio si spingono più in là e trascrivono un altro brano della conversazione dove Anna Corona aggiungerebbe: ”Alice! Unn’ha fari parola… assinnò veramente cu tia poi un ci parlo chiù…”. Parole inequivocabili che dimostrerebbero la responsabilità di Anna Corona nel sequestro di Denise.

È singolare che in questa vicenda, come è spesso accaduto, quello che sentono e trascrivono i carabinieri di Trapani e i consulenti della famiglia di Denise non sempre coincida con ciò che afferma la Procura, dato che questa trascrizione non è presente nella richiesta di archiviazione con la quale i magistrati di Marsala vorrebbero mettere una pietra tombale sulla non imputabilità di Anna Corona. Il giudice per le indagini preliminari ha fissato l’udienza di opposizione presentata da Giacomo Frazzitta per il prossimo 23 novembre e, come ho paventato durante la puntata di Quarto Grado dello scorso 29 ottobre, gli scenari futuri potrebbero essere tre.

Almeno in via teorica il gip potrebbe decidere per un’imputazione coatta qualora gli elementi in possesso dei legali di Piera Maggio che si basano anche su altre intercettazioni e sui racconti di una teste fossero tali da non lasciare dubbi; ma le probabilità più concrete sono due: da una parte la prosecuzione della indagini per il sequestro della piccola di Mazara del Vallo oppure l’archiviazione, che renderebbe molto difficile continuare a cercare Denise e che, a mio parere, sarebbe una grande sconfitta per la giustizia italiana e per tutti i cittadini in nome dei quali i tribunali sono chiamati a stabilire la verità.

Quando la Procura di Marsala afferma che l’unica strada è l’archiviazione e che si potrà far luce sulla scomparsa di una bambina di quattro anni solo qualora i responsabili del suo rapimento decidessero di farsi avanti, è come se gettasse la spugna e non si prendesse la responsabilità morale e civile di continuare a cercarla scaricando tutto il peso sulla famiglia e su una madre che non ha mai smesso di lottare per riabbracciare quella bimba che tutti noi portiamo nel cuore; e che oggi sarebbe una giovane donna di 21 anni compiuti proprio qualche giorno fa.

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