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Una sciagura“, un'”ipocrisia”, persino un “giallo” che nasconde strategie inconfessabili: la petizione lanciata dal Fatto Quotidiano – e firmata da oltre trentamila persone in poche ore – per la candidatura di Liliana Segre al Quirinale ha fatto storcere il naso a molti. Un malcelato fastidio per il fatto che a esporsi per la senatrice a vita sopravvissuta alla Shoah sia un giornale “nemico“, ritenuto – evidentemente – non degno di combattere questa nobile battaglia. E quindi via alla delegittimazione condita con un pizzico di snobismo: di buon mattino la prima pietra è quella della firma de La Stampa Jacopo Iacoboni, che ci accusa, in sostanza, di poco tatto. “Liliana Segre era una meravigliosa candidata naturale alla presidenza della Repubblica. Il suo nome era già riservatamente all’attenzione (non è specificato di chi, ndr)”, twitta col sussiego di chi certe cose le sa. Per concludere: “È una sciagura che il Fatto la lanci oggi come sua candidata”. Insomma, va bene volere la Segre, basta non dirlo troppo forte (e che lo dicano solo quelli giusti). E se non sarà lei la nuova inquilina del Colle, Iacoboni sa già a chi dare la colpa.

Ci va giù pesante anche un altro giornalista, in questo caso prestato alla politica. Andrea Cangini, già direttore del Quotidiano Nazionale e dal 2018 senatore di Forza Italia, mette in dubbio la coerenza del Fatto nel lanciare la campagna, che a suo dire “ha l’odore acre dell’ipocrisia“. Perché? Tenetevi forte: per una frase di Beppe Grillo nel 2012, quando il fondatore M5s lanciò sul proprio blog un sondaggio per chiedere l’eliminazione della carica dei senatori a vita, che “non muoiono mai, o almeno muoiono molto più tardi”, scrisse (una frase che gli attirò addosso una montagna di polemiche). Ecco: secondo il Cangini-pensiero, queste parole di nove anni fa – di Beppe Grillo, non del Fatto – rendono ipocrita l’auspicio di vedere la senatrice Segre al Colle al posto di Silvio Berlusconi, pregiudicato fondatore di Forza Italia. Un sillogismo così spericolato che è persino difficile da commentare (e infatti il tweet del senatore azzurro rimane pressoché ignorato).

L’uscita più audace, però, è per distacco quella del Secolo d’Italia. L’ex house organ del Movimento Sociale e di Alleanza Nazionale, ridotto a una semi-clandestina versione online diretta da Italo Bocchino, dedica alla nostra iniziativa un intero articolo firmato da tal Lucio Meo. Titolo: “Il giallo del Quirinale: Travaglio lancia la candidatura di Liliana Segre per colpire Draghi“. Meo assicura che “il giochino di sparare sul Cavaliere proponendo la Segre è di facile lettura“. Eccola, semplicissima: “Si tratta di un gioco di interdizione nei confronti di Mario Draghi, il vero nemico del pupillo Conte e l’unico favoritissimo candidato per il Quirinale”. A questo punto l’estensore sembra non convincersi troppo nemmeno da solo. “Si dirà: ma se Draghi va al Colle, non è meglio per i contiani?”, si auto-obietta. Ebbene no, si risponde, perché – attenzione – “quell’ipotesi è strettamente legata all’investitura per palazzo Chigi del delfino di Draghi, l’attuale ministro dell’Economia Franco, che di fatto sancirebbe l’inizio di un regime tecnocratico contro il quale i travagliani (ma anche la destra della Meloni) si battono. Altro che Berlusconi…”. Di fronte a una ricostruzione così originale, il Fatto non può che dichiarare il proprio ko tecnico per manifesta inferiorità. E invitare ancora una volta tutti i propri lettori – e non solo – a firmare su change.org perché Liliana Segre sia la prossima presidente della Repubblica italiana.

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