È mistero sulla scomparsa di una giocatrice della nazionale giovanile femminile di pallavolo in Afghanistan, Mahjubin Hakimi. Nelle ultime ore, sul suo decesso si sono susseguite notizie e smentite su un possibile coinvolgimento dei Taliban che, secondo quanto riferisce Independent Persian, che ha sentito la sua allenatrice in forma anonima per motivi di sicurezza, l’avrebbero decapitata a ottobre perché faceva sport senza indossare l’hijab. Una versione che è stata però smentita da Matiullah Shirzad, direttore di Aamaj News, una testata con corrispondenti nelle 34 province dell’Afghanistan e che ha parlato all’agenzia Dire. Secondo il giornalista, la ragazza è deceduta ad agosto in circostanze ancora da accertare, prima che gli Studenti coranici prendessero il potere a Kabul.

Il racconto della decapitazione: “Decine di ragazze continuano a nascondersi”
Nella versione raccontata dalla versione persiana del quotidiano britannico, Hakimi è stata decapitata dai Taliban a Kabul nel corso dell’ultimo mese. Il fatto, dicono citando la sua allenatrice, identificata per ragioni di sicurezza con lo pseudonimo Suraya Afzali, era noto alla famiglia che però ha deciso di non renderlo noto prima per timori di rappresaglie.

Prima dell’arrivo al potere dei Taliban, precisa il media, la pallavolista giocava per la squadra comunale della capitale afghana. Delle giocatrici della nazionale giovanile solo due sono riuscite a scappare all’estero, mentre tutte le altre “sono state costrette a fuggire e nascondersi” e i tentativi di trovare “aiuto da organizzazioni e Paesi internazionali non hanno avuto successo”. Nelle scorse settimane, una trentina di atlete della nazionale di volley dell’Afghanistan avevano già raccontato di temere violenze e rappresaglie da parte dei Taliban per la loro attività sportiva, chiedendo alla comunità internazionale di aiutarle a lasciare il Paese. Alcune loro compagne che invece erano riuscite a fuggire avevano denunciato l’uccisione ad agosto di un’altra giocatrice della squadra a colpi di pistola.

La versione del giornalista afghano: “La ragazza è morta prima dell’arrivo dei Taliban”
Completamente diversa la versione raccontata dal giornalista afghano secondo cui, invece, la ragazza “sicuramente” non è stata uccisa dai miliziani. A conferma di ciò ci sarebbe anche un documento in cui si stabilisce che il decesso della giovane è avvenuto il 22 del mese di Mordad dell’anno 1400 nel calendario persiano, equivalente al 13 agosto 2021, due giorni prima dell’arrivo dei miliziani nella capitale. Shirzad definisce quindi “senza fondamento” la notizia secondo cui Hakimi è stata uccisa dai Taliban per il rifiuto di indossare l’hijab e per la sua appartenenza alla minoranza sciita degli Hazara. A smentire questa versione anche Miraqa Popal, ex editore capo dell’emittente nazionale Tolo News, ora rifugiato in Albania. Il cronista ha rilanciato un post sostenendo che la sportiva “si era suicidata dieci giorni prima della presa del potere talebana”, quando Popal era “ancora responsabile delle notizie per Tolo“. Shirzad spiega però che adesso è impossibile confermare che la giovane si sia tolta la vita visto che la famiglia non lo ha comunicato, anche perché il suicidio è ancora considerato un enorme tabù.

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