A Strasburgo si respirava un clima da resa dei conti e il dibattito al Parlamento europeo sulla crisi dello stato di diritto in Polonia, alla presenza del primo ministro di Varsavia, Mateusz Morawiecki, ha confermato le aspettative. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, non ha usato giri di parole, è andata dritta al punto della questione: “Noi siamo preoccupati per la recente sentenza della Corte costituzionale polacca. La Commissione europea sta valutando attentamente questa sentenza e posso però già dirvi oggi che sono fortemente preoccupata perché mette in discussione la base della Ue e costituisce una sfida diretta all’unità degli ordinamenti giuridici europei”. Un messaggio indirizzato al premier che ha preso la parola dopo di lei. Da parte sua, il capo del governo ha prima mantenuto posizioni caute, come fatto nelle scorse settimane, ribadendo la ferma volontà dell’esecutivo di rimanere ben legato all’Unione europea, ma ha poi riservato una dura critica a quelle che lui considera delle ingerenze comunitarie nel sistema legislativo degli Stati, ossia il primato del diritto europeo su quello nazionale, un principio fondante dei Trattati Ue che tutti i membri, compresa la Polonia, hanno ratificato quando hanno deciso di far parte dell’Europa: “Gli Stati sono quelli che rimangono sovrani al di sopra dei Trattati. Noi abbiamo dato tanto all’Europa, abbiamo salvato Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi e combattuto contro il Terzo Reich”, ha dichiarato. Nell’intervento conclusivo, comunque, apre alle richieste dell’Ue su una maggiore indipendenza dei giudici: “Noi aboliremo la sezione disciplinare della Corte suprema perché i meccanismi introdotti sulla responsabilità non hanno risposto alle nostre aspettative”, ha detto confermando di fatto l’intenzione di eliminare l’organismo di vigilanza sul potere giudiziario al centro dello scontro con la Ue.

Von der Leyen: “Non permetteremo che i valori Ue siano messi a rischio”
Nel suo intervento, la presidente della Commissione solleva subito un tema carissimo alla maggioranza della popolazione polacca: il legame con l’Unione europea e la separazione dalle spinte russe che aspirano a una maggiore influenza sul governo di Varsavia. Anche per questo, durante il discorso nel quale ribadisce che “il destino della Polonia è l’Europa”, cita personaggi come Lech Walesa e Papa Wojtyla. Sul rispetto dello stato di diritto in Polonia “non permetteremo che i valori Ue siano messi a rischio. La Commissione europea agirà. Le opzioni sono ben conosciute. Le procedure di infrazione, il meccanismo di condizionalità ed altri strumenti finanziari. E l’articolo 7, uno strumento potente su cui dobbiamo tornare. Questa situazione deve essere risolta e lo sarà”, ha affermato con fermezza la capa di Palazzo Berlaymont. Ma non solo: sul tavolo c’è anche lo stop ai fondi del Recovery Fund, condizionati dal rispetto dello stato di diritto: “Le regole sono chiarissime. Abbiamo stabilito per legge che ci sono investimenti associati a delle riforme. Le riforme devono seguire le raccomandazioni dell’Unione specifiche per Paese. Una di queste, per la Polonia, è il ripristino dell’indipendenza della giustizia. Questo significa eliminare la sezione disciplinare e il reintegro dei giudici ingiustamente licenziati“. Morawiecki ha “detto di volerlo fare. Fatelo”.

Nella sua replica, poi, la presidente della Commissione ha attaccato direttamente la Corte costituzionale polacca, affermando che “il fatto che metta in discussione degli articoli del trattato tocca il nervo dello stato di diritto, ed è senza precedenti. E a questo si aggiunge il fatto che questa Corte costituzionale nella sua legittimità è comunque discutibile“, ha detto in riferimento al fatto che molti dei giudici vengono nominati e controllati dall’esecutivo.

Morawiecki: “Europa scelta di civiltà, ma Stati sovrani al di sopra dei Trattati”
Che la discussione sarebbe stata spostata sul tema della volontà di rimanere legati all’Unione europea e sulle possibili sanzioni nei confronti della Polonia era prevedibile. E per questo il premier di Varsavia ha esordito dicendo che “per noi è una scelta di civiltà l’integrazione europea, noi siamo qui, questo è il nostro posto e non andiamo da nessuna parte, vogliamo che l’Europa ridiventi forte, ambiziosa e coraggiosa. Siamo per un’Europa della difesa all’interno della Nato“. Ma subito è partito al contrattacco rimanendo fermo sulle posizioni del suo governo sovranista riguardo al primato del diritto nazionale: “Troppo spesso abbiamo a che fare con un’Europa dei doppi standard. Non dobbiamo lottare gli uni contro gli altri. Non dobbiamo cercare colpevoli dove non ci sono. La Polonia è attaccata in modo parziale e ingiustificato. Le regole del gioco devono essere uguali per tutti. Non è ammissibile che si parli di sanzioni. Respingo la lingua delle minacce e del ricatto“.

E proprio sul predominio dello Stato sull’Unione comunitaria si basa gran parte dell’intervento del capo dell’esecutivo polacco: “L’Ue è una grande conquista dei Paesi europei ed è una forte alleanza economica, politica e sociale ed è l’organizzazione più forte e meglio sviluppata della storia – ha aggiunto – Però l’Ue non è uno Stato, lo sono invece gli Stati membri della Ue. Gli Stati sono quelli che rimangono sovrani al di sopra dei Trattati. Nei trattati abbiamo concesso alcune competenze alla Ue, ma non tutte le competenze”. Proprio le competenze trasmesse alla Ue, sostiene, “hanno dei limiti, non si può più tacere, diciamo no al centralismo europeo“.

E per rafforzare la sua posizione il premier arriva a rivendicare il ruolo svolto dalla Polonia nel corso della Seconda Guerra Mondiale e nel corso della Guerra Fredda: “Non sono d’accordo che dei politici minaccino e terrorizzino la Polonia – ha concluso – Il ricatto è diventato un metodo di fare politica verso alcuni Stati membri, ma non è così che agiscono le democrazie. Noi siamo un Paese fiero. Abbiamo pagato con tante vittime la nostra lotta per la democrazia. Abbiamo salvato Parigi e Berlino dagli attacchi bolscevichi, combattuto contro il Terzo Reich e lottato anche quando Solidarnosc ha dato speranza di rovesciare il sistema totalitaristico russo”.

Nell’intervento conclusivo, il premier lancia anche un’accusa diretta alla Germania che, mentre chiede il rispetto dello stato di diritto e una maggior vicinanza ai principi fondanti dell’Unione europea ha costruito “il Nord Stream, il gasdotto che qualcuno in quest’aula ha definito come un secondo patto Molotov-Ribbentrop. Come si fa ad accusare noi di portar avanti politiche che fanno il gioco della Russia?”.

Le reazioni dei gruppi. Ppe: “Chi rifiuta il primato dell’Ue si defila dall’Europa”. Ecr: “Tirannia della sinistra”
È una condanna bipartisan delle posizioni polacche quella che arriva dai rappresentanti dei diversi gruppi politici della Plenaria, sia di destra che di sinistra, che mantengono forti posizioni europeiste. Il presidente del Ppe, Manfred Weber, ha detto, rivolgendosi direttamente al premier, che “chi rifiuta il primato della Ue e chi rifiuta l’indipendenza dei giudici di fatto si defila dalla Ue e rifiutando tutto questo voi vi avvicinate alla Polexit. Lei Morawiecki deve scegliere, non ci sono europei positivi e negativi. Lei spacca la Ue, la indebolisce. Con questa impostazione non andiamo da nessuna parte, anzi lei sta facendo il gioco di Putin quindi la smetta per cortesia”, ha poi aggiunto agitando lo spettro dell’ingerenza russa nel Paese che preoccupa gran parte della popolazione polacca.

Posizione simile a quella assunta dai Socialisti e Democratici, con la presidente Iratxe Garcia Perez che è intervenuta sostenendo che “in questo Parlamento non possiamo stare zitti. In questa crisi sfortunata c’è però una cosa positiva, l’Unione è una famiglia e lo vediamo nelle strade. La Polonia è molto più del PiS (il partito al governo, ndr), come l’Ungheria è molto più di Orban o la Slovenia è molto più di Jansa. Sono i cittadini di quei Paesi che soffrono per le derive autoritarie di quei Paesi. E noi non lasceremo soli quei cittadini”.

In difesa di Morawiecki sono intervenuti invece i rappresentanti del gruppo dei Conservatori e Riformisti, del quale fa parte anche il partito Diritto e Giustizia (PiS): “Il Parlamento europeo è l’istituzione governata dalla stessa coalizione politica dalla notte dei tempi, con delle conseguenze poco felici. La coalizione è di sinistra e sempre più radicale, cerca di applicare la sua visione di sinistra. Il Parlamento europeo non capisce la decenza ed esclude certi gruppi attraverso un cordone sanitario, neutralizzando una parte dell’opposizione, ed è riuscito a creare la tirannia della maggioranza che controlla tutto”, ha dichiarato l’eurodeputato, Ryszard Legutko. “Questo Parlamento – ha concluso – sta portando avanti una Guerra Fredda per destabilizzare i governi conservatori in Europa”.

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