Il tasso di ricoveri tra gli over 80 non vaccinati, negli ultimi 30 giorni, è stato 8 volte più alto degli ottantenni vaccinati, quello dei ricoveri in terapia intensiva è stato dieci volte più alto e quello dei decessi è schizzato fino a 13 volte. Detto in altri termini: ogni 100mila over 80 non vaccinati e altrettanti vaccinati, a settembre sono finiti in ospedale con diagnosi di Sars-Cov-2 222,5 non vaccinati e 26,8 con ciclo completo, 13,6 senza protezione sono finiti in terapia intensiva mentre solo 1,3 tra coloro che hanno aderito alla campagna, sono deceduti in 129,5 tra coloro che sono ‘scoperti’ e 9,8 tra chi ha ricevuto entrambe le dosi del vaccino anti-Covid. I dati sono contenuti nell’ultimo report Epidemia Covid-19 dell’Istituto superiore di sanità.

Il monitoraggio dell’Iss evidenzia in sostanza come tra i non vaccinati esistano probabilità molto più alte di sviluppare sintomi gravi e non superare il contagio che tra coloro che hanno risposto ‘sì’ alla campagna vaccinale. In questa fascia della popolazione, dove la copertura è oltre il 90%, ricorda l’Istituto, si verifica l’effetto paradosso se si prendono in esame i numeri assoluti. Ovvero: ospedalizzazioni, ricoveri in terapia intensiva e decessi sono di più tra coloro che hanno ricevuto il vaccino, ma rapportati al numero di persone che appartengono ai due insiemi, il rischio è decisamente più basso per chi si è protetto.

Gli over 80 finiti in ospedale dopo aver contratto il virus sono stati circa 1.700: 589 erano non vaccinati, 1.127 avevano completato il ciclo, 49 invece avevano ricevuto solo una dose. In terapia intensiva sono entrati 36 non vaccinati, 55 ‘coperti’ e 1 persona con ciclo incompleto, mentre per quanto riguarda i decessi se ne sono registrati 343 tra i non vaccinati e 413 tra i protetti. In sostanza, il 33,4% delle ospedalizzazioni, il 39% dei ricoveri in terapia intensiva e il 44,3% dei decessi negli over 80 sono avvenuti tra coloro che non hanno ricevuto alcuna dose di vaccino. Ovvero tra 229.844 persone, contro i 4,2 milioni che invece sono ‘coperti’.

Nelle altre fasce della popolazione, con coperture alte ma comunque inferiori all’80%, non si verifica invece l’effetto paradosso e i rischi per i non vaccinati sono evidenti anche nei numeri assoluti. In tutti i segmenti, i numeri dei non vaccinati sono decisamente superiori rispetto a coloro che hanno ricevuto due dosi. Nella fascia 12-39 anni ci sono state 30.097 diagnosi tra i non vaccinati, 8.696 tra chi ha ricevuto due dosi e 4.044 tra i vaccinati con ciclo incompleto. Le ospedalizzazioni nella stessa fascia hanno riguardato 1.162 non vaccinati, 63 persone con ciclo incompleto e 89 persone totalmente vaccinate. In 52 ‘no-vax’ sono finiti in terapia intensiva, mentre solo 1 contagiato con ciclo incompleto è finito in rianimazione e appena 2 infetti tra i vaccinati con due dosi. Per quanto riguarda i decessi se ne sono verificati 16 tra i non vaccinati (l’84,2% del totale tra i 12-39enni), solo 2 persone sono decedute tra i vaccinati e 1 tra coloro che hanno ricevuto solo una dose.

Per quanto riguarda la fascia 40-59 anni si registrano 18.899 diagnosi tra i non vaccinati, di questi 1.938 sono stati ospedalizzati, in 234 sono finiti in terapia intensiva e 127 sono morti. Tra i vaccinati, invece, sono state accertati 13.201 casi di infezione, 258 ricoveri con sintomi, 20 ingressi in terapia intensiva e solo 12 decessi. Nella fascia 60-79 anni, tra quelle a maggior rischio di sviluppo di una malattia grave, sono state 6.396 casi di infezione tra i non vaccinati (37,6%) e 10.032 (59%) tra chi ha ricevuto due dosi. Nonostante il numero di casi più elevato in termini assoluti tra i vaccinati, ci sono stati 1.535 ricoveri tra non vaccinati (63,6%) e 794 nella popolazione protetta con due dosi. Numeri che chiarificano come il vaccino protegga dal rischio di sviluppare sintomi in caso di infezione. Come anche i ricoveri in terapia intensiva e decessi in questa fascia: 282 e 402 tra i non vaccinati, 96 e 153 tra i vaccinati.

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