Oltre 150 incursioni aeree in territorio taiwanese in soli 4 giorni. Una “provocazione”, come l’hanno definita gli Stati Uniti. Una prova di forza, invece, agli occhi di Pechino. Nonostante le parole del presidente Usa, Joe Biden, secondo cui è stato trovata l’intesa con Xi Jinping per “rispettare l’accordo di Taiwan”, la tensione tra la piccola isola che rivendica la propria indipendenza e la Repubblica Popolare è tornata ai massimi storici. Tanto che da Taipei, come ha dichiarato il ministro della Difesa Chiu Kuo-cheng, si calcola che la Cina sarà in grado di organizzare un’invasione su vasta scala di Taiwan entro il 2025, visto che la crisi tra i due Paesi è ormai nella sua fase peggiore degli ultimi 40 anni.

Non è chiaro, tra l’altro, a quali accordi si riferisca Biden nella sua dichiarazione. Washington, sulla base di tre comunicati congiunti, ha infatti più volte riconosciuto il principio caro a Pechino della “Unica Cina”, ossia di una Repubblica Popolare indivisibile dalla sua isola, oltre al fatto che non riconosce, pur intrattenendovi rapporti, l’indipendenza di Taiwan. A questi si aggiungono sei assicurazioni e il Taiwan Relations Act che rende chiara la decisione Usa di stabilire relazioni diplomatiche con la Cina poggiando sull’aspettativa che il futuro dell’isola sarà determinato con mezzi pacifici.

Da parte sua, la presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen, ha scritto in un articolo pubblicato dalla rivista Foreign Affairs che il suo Paese non sarebbe stato “avventurista”, ma che avrebbe fatto “tutto il necessario” per difendersi, mettendo in guardia che la caduta dell’isola per mano della Cina avrebbe “conseguenze catastrofiche per la pace regionale e il sistema di alleanze democratiche. Segnalerebbe che nel contesto globale dei valori odierni, l’autoritarismo può avere la meglio sulla democrazia“. Parole arrivate mentre il Parlamento esaminava il budget speciale per la Difesa da 8,6 miliardi di dollari, i cui due terzi verrebbero spesi in armi anti-nave come i sistemi missilistici terrestri, insieme a un piano di produzione di massa di missili di sviluppo domestico e navi “ad alte prestazioni”. Taiwan è ampiamente surclassata dalle forze armate cinesi, concentrandosi sullo sviluppo di un sistema di difesa asimmetrico o a “istrice” per scoraggiare o respingere un’invasione di terra. Ha anche fatto pressioni per l’intelligence e il supporto logistico di altre nazioni, tra cui Australia, Giappone e Stati Uniti, che vendono anche armi all’isola.

Biden ha inviato il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Jake Sullivan, a colloquio con il consigliere per la politica estera cinese, Yang Jiechi, in Svizzera per tentare di mediare le tensioni sul fronte commerciale e della politica di Taiwan. L’incontro si terrà oggi a Zurigo e segue la chiamata di Biden al presidente Xi Jinping del mese scorso.

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