La Banca popolare di Bari non sarà responsabile civile nel processo nei confronti dei suoi ex vertici perché nei confronti dell’istituto di credito è stato violato il diritto di difesa in relazione alla mancata notifica di accertamenti tecnici irripetibili. Lo ha deciso il Tribunale di Bari, presidente del collegio Marco Guida, accogliendo l’eccezione sollevata dalla banca, che nel processo è già costituita come parte civile e che oggi è stata estromessa nel suo ruolo di responsabile civile. L’estromissione – secondo il provvedimento del Tribunale – non pregiudica il diritto delle parti civili (tra cui vi sono migliaia di azionisti) a chiedere un risarcimento dei danni in sede civile, “in considerazione del carattere del tutto accessorio e subordinato dell’azione civile nell’ambito del processo penale”, si legge nell’ordinanza. Il processo è a carico di Marco e Gianluca Jacobini, padre e figlio rispettivamente ex presidente ed ex condirettore generale dell’istituto di credito barese, accusati di aver falsificato per anni i bilanci e i prospetti e di aver ostacolato l’attività di vigilanza di Bankitalia e Consob.

L’istituto di credito nelle scorse udienze aveva evidenziato che nei suoi confronti fosse stato violato il diritto di difesa quando, nel corso delle indagini, non era stato citato per alcuni accertamenti tecnici irripetibili relativi alla copia forense dei telefoni degli indagati. La Procura aveva ritenuto legittima la questione e anche il Tribunale l’ha condivisa. Si erano opposti gli imputati e tutte le parti civili, circa 2.700, prevalentemente azionisti. Che ora sono sul piede di guerra: “Lo Stato (la Pop Bari è stata “salvata” dal Mediocredito centrale ndr) oggi ci volta le spalle, ma lo Stato siamo anche noi e lo stesso Stato oggi è contro di noi”, lamenta un gruppo che sta protestando davanti all’ingresso della Fiera del Levante dove si sta celebrando l’udienza del processo nei confronti degli ex vertici. Il Comitato indipendente azionisti ha organizzato un sit-in con cartelli e striscioni. “È una decisione vergognosa – dicono -. Da parte nostra c’è profonda indignazione. Trovano tutti i cavilli per non restituirci i nostri soldi”.

“Giustizia negata per un cavillo – dichiara a margine dell’udienza l’avvocato Corrado Canafoglia, che insieme ai colleghi Antonio Calvani, Valentina Greco e Ennio Cerio rappresenta per l’Unione Nazionale Consumatori il collegio di difesa di 230 azionisti azzerati – . Un colpo letale per i risparmiatori. Siamo sgomenti. Dopo che era stata accolta la nostra richiesta di chiamare in causa la banca quale responsabile civile, ora, nel bel mezzo del processo, si fa un’inversione a U, affossando ogni concreta possibilità per i risparmiatori di avere, in caso di condanna degli imputati, un equo risarcimento per le gravi perdite subite. In ogni caso non molleremo e valuteremo se procedere in sede civile”.

Nel provvedimento, i giudici evidenziano il “diritto del responsabile civile a non essere destinatario di una pronuncia di condanna con dati di prova alla cui assunzione non ha partecipato, per il diritto al contraddittorio nell’assunzione della prova tipico del giusto processo”. Secondo il Tribunale, però, “alcuna lesione del diritto delle parti consegue a tale estromissione”, spiegando che “è rimessa in capo al danneggiato la scelta consapevole e ragionata della sede nella quale far valere la propria pretesa”. Per i giudici, cioè, resta il “diritto ad agire in giudizio esercitando l’azione di risarcimento del danno in sede civile” e, in ogni caso, “l’esclusione dal processo del responsabile civile non priva in assoluto la possibilità al danneggiato di conseguire in sede penale il ristoro dei danni patiti in conseguenza dell’illecito, giacché la sua pretesa rimane intatta nei confronti degli imputati”. I difensori degli imputati hanno sollevato poi una ulteriore eccezione preliminare relativa alla nullità del decreto che dispone il giudizio. Sulla nuova questione il Tribunale deciderà alla prossima udienza del 28 ottobre.

La stessa questione è stata posta in un altro processo in corso nei confronti degli ex vertici della banca, quello sul crac delle società Fimco e Maiora del gruppo imprenditoriale Fusillo di Noci. Un diverso collegio del Tribunale di Bari, presidente Rosa Calia Di Pinto, deciderà il 30 novembre.

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