Festeggiano fino a notte fonda, davanti ai cancelli della stamperia Texprint del Macrolotto di Prato, gli operai dell’azienda in sciopero da fine gennaio per chiedere il rispetto del contratto nazionale. È arrivata la prima sentenza del Tribunale del Lavoro: “Licenziamento illegittimo”. Il primo dei 18 operai licenziati a seguito dell’iscrizione al sindacato dovrà essere reintegrato a tempo indeterminato dall’azienda tessile.
La vertenza ha inizio nel gennaio scorso, quando 30 lavoratori sui circa 70 dipendenti della stamperia tessile raccolgono prove di quello che ritengono essere il loro sfruttamento e decidono di iscriversi al Si.Cobas, sindacato che nella zona del Macrolotto di Prato aveva vinto vertenze simili su caso di sfruttamento. La richiesta è semplice: “Rispettare il contratto nazionale che prevede 8 ore di lavoro per 5 giorni alla settimana, mentre ora fanno lavorare oltre 12 ore tutti i giorni, senza festivi e senza pagare gli straordinari, spesso con contratti di apprendistato illegittimamente prolungati nel tempo”. Anziché prendere in considerazione l’ipotesi di soddisfare le richieste dei lavoratori, dopo i primi giorni di sciopero, l’azienda preferisce inviare una lettera in cui mette in cassa integrazione gli operai iscritti al sindacato per poi passare allicenziamento dei 18 operai che avevano deciso di proseguire la protesta con un presidio fisso davanti ai cancelli. Passano i primi 100 giorni, l’azienda continua a negare le istanze dei lavoratori, come sempre farà in seguito.
Ieri il Tribunale del Lavoro di Prato si è pronunciato sul ricorso di urgenza portato avanti dai legali del Si.Cobas: “Nella sentenza il giudice falcia tutte le accuse contro i lavoratori – spiegano i sindacalisti – certificando quello che noi diciamo da mesi: l’azienda ha inventato di sana pianta fatti mai avvenuti per giustificare il licenziamento dei lavoratori che hanno denunciato lo sfruttamento”. Appena la notizia del reintegro arriva al presidio, davanti ai cancelli della fabbrica partono i festeggiamenti. Arrivano solidali e operai da altre fabbriche del Macrolotto, la festa va avanti proprio davanti alla fabbrica fino a sera, pacificamente ma con determinazione, tra torce, cori e fuochi d’artificio.
Questa volta i dirigenti dell’azienda restano a guardare lo “spettacolo”, solo tre mesi fa avevano tentato di smontare il presidio, nonostante la vertenza in corso, sentendosi liberi di prendere a pugni, calci e mattonate alcuni degli operai in sciopero. “Secondo il Tribunale le condotte addebitabili a chi ha scioperato sono irrilevanti da un punto di vista disciplinare – spiegano Sarah Caudiero e Luca Toscano, che per il Si.Cobas seguono dall’inizio l’evoluzione della vertenza – L’unica “colpa” dei lavoratori è quella di aver esercitato il diritto di sciopero. Questo è bastato al giudice per decretare l’illegittimità del licenziamento, prima ancora di ogni valutazione sulla natura ritorsiva e discriminatoria”. Non commenta, e non è dato sapere se riterrà opportuno farlo, il sindaco di Prato Matteo Biffoni, ex ultra-renziano di quelli che preferiscono restare nel Pd. Forse preoccupato di non turbare gli equilibri che rendono il distretto tessile pratese uno dei più importanti d’Europa, in questi mesi ha sempre preferito predicare la sua equidistanza tra la proprietà e gli operai che denunciano anni di sfruttamento, negandosi al confronto e sostenendo di non sapere dell’interdittiva antimafia che a marzo aveva colpito l’azienda (ora revocata).

Recentemente, per sollecitare le istituzioni locali a fare la loro parte, almeno nel garantire il rinnovo dei permessi di soggiorno messi a rischio dalla perdita del posto di lavoro, gli operai Texprint avevano deciso di iniziare uno sciopero della fame proprio sotto la sede del Comune ottenendo come risposta una multa dalla municipale prima e poi, notte tempo, lo sgombero da parte della polizia.

“Noi qua saltiamo di gioia come bambini – commentano a distanza i lavoratori del Collettivo di Fabbrica della GKN – Ma tra un salto e l’altro la bocca è amara. Perché un lavoratore è stato licenziato ingiustamente, calunniato, caricato e bastonato. E non c’è stato nessuno sciopero di solidarietà nella provincia da parte di altre Rsu o organizzazioni sindacali, né nessun intervento istituzionale. E ci consola poco il fatto di esserci stati. Di aver dato parola alla loro vertenza appena possibile. Funziona così: ogni ingiustizia tollerata in silenzio è una ingiustizia che subirai tu un giorno”.

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