La stamperia Texprint di Prato ha licenziato i 18 operai che con l’appoggio del sindacato Si Cobas protestavano da gennaio contro la richiesta di lavorare per 12 ore al giorno senza il pagamento degli straordinari e per il rispetto del contratto nazionale. La comunicazione, secondo Il Tirreno, è arrivata venerdì, alla vigilia dell’udienza sul ricorso d’urgenza presentato dall’azienda contro lo sciopero stesso. Ricorso a cui la proprietà cinese ha rinunciato perché, ha fatto sapere, “al momento sono cessate le condotte delittuose“. Si Cobas ribatte che la rinuncia è arrivata dopo la presentazione della difesa del sindacato dalle “calunnie” sui lavoratori. Secondo Texprint, che ha depositato in procura un dossier di 50 pagine per documentare il comportamento degli operai contro l’azienda, i licenziamenti sono 12.

A marzo alcuni lavoratori avevano raccontato a ilfattoquotidiano di aver ricevuto “una mail in cui l’azienda ci metteva in cassa integrazione” subito dopo l’iscrizione al Si Cobas per chiedere il rispetto del contratto di lavoro con relativo orario di 8 ore per 5 giorni alla settimana e il passaggio dalla formula di ‘apprendistato’ al contratto regolare. Secondo il sindacato, alcuni dirigenti dell’azienda hanno offerto ai lavoratori in presidio “migliaia di euro per interrompere la protesta” contro lo sfruttamento. Per il 17 aprile sarebbe prevista una nuova mobilitazione.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te

In questi tempi difficili e straordinari, è fondamentale garantire un'informazione di qualità. Per noi de ilfattoquotidiano.it gli unici padroni sono i lettori. A differenza di altri, vogliamo offrire un giornalismo aperto a tutti, senza paywall. Il tuo contributo è fondamentale per permetterci di farlo. Diventa anche tu Sostenitore

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Google richiama i dipendenti in ufficio. Da settembre lo smart working sarà su richiesta e solo per “circostanze eccezionali”

next
Articolo Successivo

Smart working all’estero: ecco i Paesi che hanno introdotto agevolazioni (fiscali e non) per attrarre nuovi lavoratori. E i loro redditi

next