Perde immeritatamente il Milan a San Siro contro l’Atletico Madrid di Simeone: 2 a 1 con un rigore (molto dubbio) in pieno recupero per i colchoneros, dopo che i rossoneri avevano offerto una prestazione sontuosa, nonostante un’ora giocata in inferiorità numerica.

Che l’urna Champions e anche il programma che decide i calendari col Milan si siano divertiti era palese. Palese quando di fronte alla prima dopo sette anni di assenza trovi il Liverpool, la rivale dell’ultima finale vinta, la rivale dell’ultima finale persa e quando alla seconda trovi l’Atletico Madrid, la rivale dell’ultima giocata nella principale competizione europea. Ed è notevole che a mettere in difficoltà l’Atletico ci sia un Milan profondamente diverso: più giovane, meno blasonato, ma capace di mandare in crisi, in dieci uomini, una squadra che in questi sette anni il blasone se l’è guadagnato sul campo, forse perdendolo un po’ negli ultimi mesi.

Non è il miglior Atletico Madrid, è vero, ma ciò non riduce i meriti di un Milan cui Pioli ha dato un gioco interessante e autorevolezza a ragazzi che ne avevano bisogno: Brahim Diaz e Rafael Leao sono una certezza, lo dimostra il modo in cui si costruiscono il gol del vantaggio, nel primo tempo. Ottima la lucidità di Diaz nel cercare il compagno libero in area, notevole la freddezza di Leao nel trovare un bel diagonale che si infila sul secondo palo. Certo: una squadra giovane è anche quella che in vantaggio di un gol perde il fulcro del centrocampo, Kessie, per un fallo di troppa foga che gli costa il secondo giallo e l’espulsione già nel primo tempo. Ingenuità da limare: anche attraverso queste gare. Eppure sempre con quei ragazzi terribili, pur in dieci contro undici, i rossoneri rischiano di chiudere il primo tempo in vantaggio di due gol quando Leao manda una rovesciata incredibile sulla traversa.

Sa soffrire il Milan, lo fa quasi finché deve, fino alla fine della partita, quando però Griezmann, chi se non lui, all’85’ trova un gran gol con un tiro al volo che si infila alle spalle di Maignan.
Non che la squadra del Cholo, prima, avesse fatto molto per meritare il pareggio, decisamente nulla invece per meritare una vittoria che arriva con un rigore francamente molto dubbio, al netto del var, trasformato da Suarez in pieno recupero.

Una beffa: pesa certo l’inesperienza della squadra di Pioli, ma anche, e tanto, la sfortuna. Nulla è comunque precluso: i rossoneri sono ultimi nel girone ma ci sono quattro gare da giocare e con un po’ di malizia in più, magari con Ibra davanti a quei ragazzi terribili. l’avventura europea può assumere una piega diversa. D’altronde le basi sono buone: dirigenza e allenatore, diversamente dal passato, hanno creato una squadra vera, in cui Bennacer gioca come un veterano contro campioni importanti, in cui Tomori tiene a bada gli attaccanti più pericolosi, in cui Rebic, Diaz e Leao fanno da spine nel fianco per tutte le difese. C’è da crederci, da lavorare duro, ma questo Milan, dopo essere tornato in Champions, può tornare anche a prendersi soddisfazioni nelle notti europee.

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