Le cene con l’avvocato Piero Amara e il procuratore Carlo Maria Capristo, ma anche i massimi rappresentati delle istituzioni. Enrico Laghi, ex commissario dell’Ilva in Amministrazione Straordinaria finito ai domiciliari per corruzione in atti giudiziari, al potere dava del tu. L’uomo scelto dal governo Renzi per tirare fuori l’acciaieria di Taranto dalla bufera giudiziaria, mangiava la pizza con i ministri e persino un ex capo dello Stato. A svelarlo ai magistrati di Potenza è stato Massimo Mantovani, ex responsabile dell’ufficio legale Eni e poi componente del comitato di sorveglianza di Ilva in as. Ascoltato dagli inquirenti lucani guidati dal procuratore Francesco Curcio, Mantovani ha raccontato di aver sempre avuto con Laghi rapporti “formali e di non molta confidenza” ma che in alcune occasioni “hanno avuto sviluppi in contesti privati”. Il primo di questi episodi avviene a casa di Paola Severino, ex ministro della Giustizia: “Nella sua casa romana eravamo circa una decina di coppie”, racconta Mantovani aggiungendo “ricordo bene la giornata perché vidi per la prima volta da vicino il Presidente Napolitano e l’on. Enrico Letta e si fece una ‘pizzata’”.

Nelle carte dell’inchiesta di Potenza, la figura di Enrico Laghi è tratteggiata come il “regista occulto e spregiudicato” che ha tirato i fili nell’affare Ilva creando un legame illecito – secondo la procura potentina – con Capristo, ex procuratore di Taranto arrestato anche lui nell’ambito di inchieste connesse sulla gestione dei processi sul gigante della siderurgia. Ma non solo. “Laghi – scrive la procura di Potenza – ha determinato la politica giudiziaria della Procura di Taranto nei procedimenti Ilva. E per farlo ha coinvolto faccendieri, amici, amici di amici, chiunque fosse in grado di influenzare il Capristo. Arrivandosi, pure di arrivare a patteggiamenti, a nomine di consulenti amici e dissequestri immediati e così via, a fare ottenere ad un non particolarmente noto avvocato del foro di Trani, che aveva il pregio di essere amico del Capristo, incarichi per centinaia e centinaia di migliaia di euro”.

Il riferimento è all’avvocato Giacomo Ragno, professionista già condannato in primo grado a Lecce perché ritenuto organico al “sistema Trani”: secondo quando emerso nelle indagini, durante una cena dell’ottobre 2016 a Bisceglie, nel Barese, il giorno precedente a un incontro ufficiale in procura, Capristo e Laghi si sarebbero appartati per venti minuti e il giorno dopo il magistrato si sarebbe rivolto a Nicola Nicoletti, ex consulente Ilva anche arrestato nei mesi scorsi, chiedendogli se “il professore” (Laghi) gli avesse “dato l’indicazione” per la nomina dell’avvocato Ragno. Questi ottiene quindi la difesa di un dirigente Ilva nel processo Ambiente svenduto e un incarico nell’inchiesta per l’incidente mortale che costò la vita all’operaio Giacomo Campo, la stessa in cui Capristo tentò di diffondere – attraverso una parte della stampa – l’ipotesi del sabotaggio degli impianti e dispose l’immediato dissequestro degli stessi grazie alla nomina di un consulente tecnico fornito direttamente da Ilva in As.

Il controllore, insomma, lasciava che il controllato scegliesse i membri della sua squadra. I fatti contestati dalla procura di Potenza sono diversi e risalgono agli anni tra il 2015 e il 2019, ma per il gip esiste ancora un rischio che Laghi, pur non essendo commissario Ilva dal 2018, commetta reati della stessa specie nei diversi incarichi professionali che ricopre. Dall’elenco fornito dalla procura al gip, infatti, emerge la funzione di Laghi in circa 20 società tra le quali, come liquidatore o rappresentante legale, di Aqa Holding, Italcare, Air Italy e Meridiana Maintenance.

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