Dopo la bocciatura del Consiglio di Stato, sulla fusione tra A2A e la multiutility brianzola AEB mette i suoi primi punti fermi anche la procura di Monza. Nell’ambito dell’inchiesta avviata nei mesi scorsi risulta indagata una decina di persone, tra cui la presidente di AEB Loredana Bracchitta, insieme ad alcuni membri del cda, ad Alberto Rossi, sindaco Pd del Comune di Seregno (principale azionista di AEB), all’assessore alle Partecipate Giuseppe Borgonovo, al segretario comunale Alfredo Ricciardi e ad alcuni dirigenti di A2A.

All’iscrizione nel registro degli indagati della Bracchitta è dedicato un passaggio della relazione semestrale di A2A, dove si fa riferimento alle perquisizioni condotte dalla Guardia di Finanza di Seregno lo scorso 5 luglio e si indicano come ipotesi di reato corruzione e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, il tutto per atti commessi a partire da ottobre 2019. È questo il periodo in cui AEB, come raccontato da Il Fatto Quotidiano, si prepara all’integrazione con A2A affidando alcune consulenze preparatorie alla società Roland Berger. Valore totale delle consulenze, che riguardano lo stesso tema, circa 300mila euro, ma gli incarichi vengono spezzettati in modo da non superare la soglia per le gare e da essere affidati direttamente.

Alla fusione con A2A si arriva nell’aprile del 2020, anche questa volta senza alcun bando pubblico che consenta di cercare sul mercato eventuali soluzioni più convenienti per i comuni brianzoli soci di AEB, che nell’ambito dell’integrazione societaria cedono parte delle loro quote ad A2A. La fusione viene bocciata dal Tar con una decisione che a inizio settembre viene confermata dal Consiglio si Stato: l’operazione avrebbe dovuto passare per un bando pubblico, visto che ad acquisire una parte del capitale di AEB (interamente pubblica) è stata A2A, per metà proprietà dei Comuni di Milano e Brescia, ma per l’altra metà posseduta da soci e investitori privati. Per questo i giudici annullano la delibera con cui il Comune di Seregno aveva dato il via libera alla fusione.

Tra gli indagati, come detto, anche il sindaco Rossi, che ne ha dato annuncio su Facebook: senza specificare le ipotesi di reato a lui ascrivibili, dice di avere “l’assoluta consapevolezza di essermi sempre comportato correttamente e aver agito in buona fede”. Mentre A2A, che nei giorni scorsi ha annunciato approfondimenti sulla possibilità di “impugnare” la sentenza del Consiglio di Stato, fa sapere con una nota che le indagini “non riguardano né l’attuale vertice della società quotata, né A2A, né società del gruppo A2A” (nel senso che gli avvisi di garanzia riguardano le persone fisiche, non le società) e conferma “il convincimento circa la correttezza del proprio operato”.

L’indagine nasce da due esposti depositati in procura da Tiziano Mariani, il consigliere comunale di Seregno che ha fatto ricorso al Tar insieme ad alcune piccole aziende del settore della distribuzione del gas e al consigliere regionale del M5S Marco Fumagalli. Per Mariani, la permanenza di Bracchitta alla guida di AEB comporta “una situazione quanto meno inopportuna” e chiede le sue dimissioni oltre a quelle del sindaco e degli altri indagati. Bracchitta, autrice un anno fa di un comunicato stampa dal sapore intimidatorio nei confronti di Mariani (“ci sarà da piangere, in auto e a piedi, e sarà dura girare per Seregno nei panni dell’eroe di turno”) siede anche nel consiglio di amministrazione della società del comune di Milano MM spa, su designazione del sindaco Giuseppe Sala. Resta da vedere se l’avviso di garanzia ricevuto avrà conseguenze in MM. E se le novità provenienti dalla procura di Monza convinceranno A2A e AEB ad adeguarsi alla sentenza del Consiglio di Stato, visto che sinora nulla è cambiato. E sul sito di AEB campeggia ancora la dicitura “gruppo A2A”.

Twitter: @gigi_gno

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