“Quello che indaga della Guardia di finanza“, “il generale”, “lo abbiamo messo noi“. A parlare, ripreso da una telecamera nascosta, era l’ex sottosegretario all’Economia Claudio Durigon eletto alla Camera nel 2018 con la Lega e costretto alle dimissioni dopo le sue parole su un parco da intitolare a Mussolini. La frase era è contenuta nella prima puntata della video-inchiesta Follow the money realizzata da Backstair, il team investigativo di Fanpage.it composto da Carla Falzone e Sacha Biazzo, con Marco Billeci e Adriano Biondi. Ebbene oggi nella reazione della testata giornalista è stata notificato un decreto del giudice per le indagini preliminari di Roma che dispone il sequestro preventivo, mediante oscuramento, dei video che contengono l’inchiesta. Un decreto disposto di una querela per diffamazione – presentata dal generale Giuseppe Zafarana il 28 luglio scorso – contro ignoti nonostante l’inchiesta fosse firmata e la testata abbia direttore responsabile e condirettore. E così questa mattina nella sede di Fanpage.it si sono presentati due poliziotti in borghese che hanno notificato l’atto. A quanto apprende il fattoquotidiano.it non è stata eseguita una perquisizione. “Questa storia è assurda – spiega il direttore Francesco Cancellato – i nostri avvocati ci hanno spiegati che non è mai successo. L’inchiesta è stata ripresa da varie testate (compresa il fattoquotidiano.it, ndr), è stata oggetto di interrogazioni parlamentari. Siamo molto preoccupati che si oscuri in via preventiva. È molto strano, c’è un clima pesante, non bello“.

Cancellato in una lungo articolo sul sito definisce il provvedimento “una cosa grave. Per quell’inchiesta abbiamo già ricevuto diverse diffide e querele, com’è legittimo che sia. Chiunque si ritenga offeso o diffamato dai nostri articoli ha diritto di far valere le sue ragioni in un Tribunale, e ci sono un giudice e tre gradi di giudizio per accertarlo. Quel che ci è stato notificato oggi è molto diverso. Quel che ci è stato notificato oggi, il sequestro e l’oscuramento preventivo di un contenuto giornalistico, rimanda a provvedimenti che non dovrebbero essere emessi in un Paese in cui vige la democrazia e la cui Costituzione, perciò, non lo consente”.

Anche perché ricorda il giornalista: “L’articolo 21, dice che non si può: ‘La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili’. Dunque il sequestro preventivo di un prodotto giornalistico, anche se pubblicato sulle pagine web di un sito informativo registrato, è consentito solo ove si ipotizzino reati, diversi dalla diffamazione. Non è il nostro caso. Non si può sequestrare e oscurare il contenuto giornalistico per il reato di diffamazione, come confermato da numerose sentenze della Corte di Cassazione”.

“Non si può sequestrare e oscurare in via preventiva, prima che la verità sia accertata – aggiunge Cancellato -. Non si può sequestrare e oscurare perché non vi è più l’esigenza cautelare, in quanto il video e la notizia sono stati ripresi da più giornali, circolano in rete e sono quindi di dominio pubblico. E non si può procedere contro ignoti, come ha fatto il Pm, quando gli autori dei servizi sono noti come lo è il direttore e possono difendersi se indagati, ma non possono se non sono iscritti. Lo ripetiamo: un’inchiesta giornalistica sarà messa offline, quando il provvedimento verrà eseguito, senza alcuna condanna, alcun procedimento o accertamento e senza aver nemmeno sentito gli autori del servizio e il direttore della testata giornalistica, perché posti nell’impossibilità tecnica di farlo. Nei prossimi giorni non vedrete più quei contenuti di fanpage.it, per una decisione di un Tribunale che contestiamo con forza. Quella che stiamo subendo oggi noi di Fanpage.it è, a nostro avviso, una grave violazione della libertà di stampa che la Costituzione non consente. E un precedente pericoloso e intimidatorio che ci riguarda tutti. Come giornalisti. Come lettori. Come cittadini. Per questo non possiamo stare in silenzio. Per questo abbiamo bisogno anche di voi”.

La legge sulla stampa elenca in modo tassativo i casi eccezionali in cui il sequestro di giornali e altre pubblicazioni è possibile, ma il reato di diffamazione non rientra fra questi. La libertà di stampa è tutelata dalla Costituzione e quindi il provvedimento, stando alla legge fondamentale dello Stato, può essere impugnato in quanto illegittimo e incostituzionale.

Secondo invece il giudice Paolo Andrea Taviano il decreto è motivato dalla sussistenza di “gravi indizi” di diffamazione e che è possibile “la reiterazione del reato” anche perché non sono “chiare” come le parole di Durigon siano state captate. Il provvedimento quindi ordina il sequestro di due url – ovvero la sequenza di caratteri che identifica univocamente l’indirizzo di una risorsa in rete – relative ai due video dell’inchiesta. Va ricordato inoltre che sulle testate online, registrate in Tribunale, si espressa la Cassazione a sezioni Unite il 17 luglio 2015. Con il verdetto n°31022 i supremi giudici hanno stabilito che “la testata giornalistica telematica, in quanto assimilabile funzionalmente a quella tradizionale, rientra nel concetto ampio di stampa e soggiace alla normativa, di rango costituzione e di livello ordinario, che disciplina l’attività d’in­formazione professionale diretta al pubblico… Il giornale online, al pari di quello cartaceo non può essere oggetto di sequestro preventivo, eccettuati i casi tassativamente previsti dalla legge, tra i quali non è compreso il reato di diffamazione a mezzo stampa”.

L’Ordine dei giornalisti della Campania “è a fianco dei colleghi di Fanpage.it cui stamane è stato notificato, nella redazione napoletana, un decreto di sequestro e oscuramento preventivo – che non sappiamo in che modo e forma potrà essere eseguito – per una inchiesta giornalistica sull’ex sottosegretario della Lega Claudio Durigon che tira in ballo anche Giuseppe Zafarana, attuale comandante generale della Guardia di Finanza. L’idea che si possa ordinare di oscurare preventivamente una testata giornalistica senza che peraltro l’Autorità giudiziaria abbia ascoltato gli autori del servizio in questione o il direttore responsabile, è grave e va respinta con forza in ogni sede”, conclude la nota dell’Ordine dei Giornalisti della Campania”. Per la Federazione nazionale della Stampa italiana e il Sindacato unitario giornalisti della Campania: “Quello del Tribunale di Roma” è “un atto abnorme, gravissimo e inaccettabile che lede pesantemente il diritto di cronaca, garantito dalla nostra Costituzione”. Fnsi e Sugc esprimono “solidarietà ai colleghi della testata online e sono pronti a mettere a disposizione i propri uffici legali per ricorrere contro questo atto. E ora di mettere mano a una legge che in questo Paese garantisca realmente il diritto di informazione, non è possibile che il giornalismo di inchiesta possa essere fermato a colpi di querele, magari temerarie. E uno degli elementi che ci fa piombare al quarantunesimo posto della classifica mondiale della libertà di stampa“.

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