Si concluderà a giorni il processo d’Appello sulla cosiddetta Trattativa tra pezzi dello Stato e Cosa nostra. Lunedì prossimo, 20 settembre, dopo le controrepliche, la Corte d’assise d’appello, presieduta da Angelo Pellino, entrerà in Camera di consiglio. La sentenza dovrebbe essere emessa non prima di martedì o mercoledì, ma si ipotizza anche nei giorni successivi. In primo grado gli alti ufficiali del Ros dei carabinieri Mario Mori e Giuseppe Subranni sono stati condannati a 12 anni, come l’ex senatore di Forza Italia Marcello Dell’Utri e Nino Cinà, il medico di fiducia di Totò Riina. Otto anni sono stati inflitti all’ex capitano dei carabinieri Giuseppe De Donno. ventotto gli anni di pena per il boss mafioso Leoluca Bagarella. La Corte d’Assise d’appello ha, invece, dichiarato prescritto il reato di calunnia contestato a Massimo Ciancimino, figlio dell’ex sindaco mafioso di Palermo Vito, che in primo grado aveva avuto 8 anni. Secondo i giudici il reato si sarebbe prescritto il 2 aprile 2018, prima dunque della sentenza di primo grado.

La procura generale ha depositato una memoria sul collaboratore di giustizia nisseno Pietro Riggio. La Corte si è riservata la decisione sul deposito per la prossima udienza, prevista per lunedì. L’accusa ha dunque completato la sua replica alle arringhe difensive degli avvocati. Il sostituto procuratore generale di Palermo Giuseppe Fici si è concentrato sulla figura di Dell’Utri, condannato in primo grado con l’accusa di aver “trasmesso” al primo governo di Silvio Berlusconi la minaccia rappresentata dai boss mafiosi: le stragi a suon di bombe per ottenere dalle istituzioni un affievolimento delle misure di contrasto a Cosa nostra.

“Se, come sosteniamo, Dell’Utri ha sponsorizzato la nascita di Forza Italia nel mondo di Cosa nostra e della ‘ndrangheta, è assolutamente logico e fattuale che chi ha dato i voti si attenda e pretenda qualcosa in cambio. C’è qualcuno, oggi, che osa contestare la corrente andreottiana della Dc fosse appoggiata da Cosa nostra o che Cosa nostra abbia votato i socialisti nell’86? Negli anni ’93-’94 Cosa nostra e ‘ndrangheta hanno votato, esultato e brindato per vittoria di Forza Italia. Se poi nei mesi successivi, si chiede un segnale di riconoscenza, è implicita la minaccia”, ha detto il sostituto pg. Fici ha poi ricordato l’udienza del novembre del 2019, quando la difesa di Dell’Utri aveva citato tra i testi lo stesso Berlusconi. Il leader di Forza Italia, però, si era avvalso della facoltà di non rispondere, in quanto imputato di reato connesso. “I difensori – ha continuato Fici – difendono un imputato indifendibile e portano avanti tesi insostenibili e con la chiamata a testimoniare ‘dell’amico Silvio‘ (parole della difesa), con il suo silenzio, ha portato acqua alla tesi dell’accusa”. “Quanto tempo – ha proseguito il sostituto pg – si è perso in attesa di potere sentire il testimone Berlusconi che poi, alla fine ha scelto, come suo diritto, di avvalersi della facoltà di non rispondere di fatto comunicando di essere indagato per le stragi del 1993 e non dando la sua versione a sostegno ‘dell’amico Silvio”.

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