In arrivo il GP d’Italia a Monza e in arrivo tante, tantissime polemiche. Sì, perché i dati comunicati dagli organizzatori sono preoccupanti. Al di là di una riduzione della capacità di riempimento delle tribune fissata – causa pandemia – al 50% il numero dei biglietti venduti si sta fermando a una soglia talmente bassa da far impallidire chiunque: solo 15mila tagliandi venduti, di cui il 30% in mano all’onda arancione dei tifosi di Verstappen.

E a pensare che nel 2019 erano circa 200mila i tifosi accorsi. Invece saranno 15mila o poco più… Certo le restrizioni, certo i prezzi scandalosamente rialzati, certo le prestazioni della Ferrari, tutto ha contribuito a questa riduzione di vendite.

Viene però da fare una considerazione. Il Minardi Day, la manifestazione storica che ogni anno si svolge a Imola, ha venduto 9.000 tagliandi, e parliamo di una manifestazione in cui non partecipa la Ferrari, non partecipa Leclerc e neanche Hamilton e Verstappen. Partecipano però i collezionisti di vecchie auto da corsa appartenute a leggende del passato, come Senna e Prost e tanti altri. Sorge il dubbio che possa interessare più la Formula 1 del passato rispetto a questa del presente… anzi è quasi una certezza.

Per questo voglio regalarvi un estratto del mio ultimo libro Senna e Prost. Le macchine e gli uomini (che trovate in vendita su Amazon) sicuro che apprezzerete più racconti di questo tipo che cronache del presente ormai abbandonato della F1.

***

[…] Chiesi all’ingegner Luigi Mazzola se il modo di essere di Prost, la sua pignoleria, il suo curare ogni aspetto meccanico e aerodinamico della macchina fosse paragonabile a quello di Michael Schumacher. La risposta che ricevetti fu, come detto, disarmante e strabiliante per me, allo stesso tempo. Durante l’intervista telefonica che realizzai per la stesura di questo libro, riascoltando il racconto di come Prost si muovesse e comportasse nella cura degli aspetti tecnici, ho voluto riformulare la domanda all’Ingegnere potendo così condividere la sua risposta con voi lettori.

“Ma non c’è pezza! – mi esclama al telefono – Prost conosceva tutto della macchina. Lui era in Messico e ti diceva che aveva lo stesso identico problema della prima gara in Usa in curva tre. “Ricordi?” mi diceva, eh… e vattela a ricorda’… e ti diceva magari che avevamo cambiato una barra.

Ricordo che Luigi mi confermò, quando ci incontrammo, che Schumacher, invece, non conosceva la macchina in ogni suo aspetto come il francese. Dichiarazione che mi demolì il pensiero di uno Schumacher maniacale sì, ma anche profondo conoscitore della vettura. Prost ne sapeva profondamente di meccanica, di aerodinamica, Schumacher no. Seppur fosse il tedesco anche lui incredibilmente maniacale, preciso e pretendesse un livello di concentrazione e abnegazione assoluta.

Ma come dice Mazzola, “non c’è pezza”, non c’era confronto. Prost superiore, in questo al grande Schumacher, e ricordo la soddisfazione nel sentire queste parole come se la cosa riguardasse me personalmente. In effetti i propri eroi, i propri beniamini, di qualsiasi sport o ambito possano essere, li sentiamo nostri e quelle parole mi sembrarono effettivamente come rivolte a una persona a me cara […]

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