Nel giorno in cui il Parlamento europeo e gli Stati membri hanno concordato sull’obiettivo di ridurre le emissioni di anidride carbonica “almeno” del 55% entro il 2030, la Commissione non riesce a decidere sull’esclusione di gas e nucleare dal documento (la “tassonomia verde”) che determina quali investimenti saranno considerati sostenibili e quali no. E rinvia a dopo l’estate la sua presa di posizione sulle fonti di energia più divisive, a cui i Paesi dell’Est, del Nord e la Francia (per quanto riguarda il nucleare) non vogliono rinunciare. L’esecutivo Ue difende la scelta – per il vicepresidente Valdis Dombrovskis sono stati fatti “grandi passi avanti” – ma le ong ambientaliste attaccano: Greenpeace parla di un’operazione di “ecologismo di facciata” e l’esecutivo europeo “ha ceduto alle pressioni della Svezia e della Finlandia e delle loro industrie”.

Sull’energia nucleare, la Commissione è arrivata a questa non decisione dopo che nel 2020 era stato avviato un lavoro di valutazione approfondita. Il Joint Research Centre, think tank interno della Commissione, ha redatto un rapporto tecnico in cui si legge tra l’altro che “la comparazione degli impatti di varie tecnologie di generazione di elettricità, come olio, gas, rinnovabili e nucleare (…) dimostra che gli impatti dell’energia atomica sono per lo più comparabili con quelli dell’idroelettrico e delle rinnovabili, per quanto riguarda gli effetti non radiologici”. Una conclusione ovviamente controversa, anche se in termini di emissioni climalteranti il nucleare ha uno scarso impatto (i problemi, eventualmente, sono altri). Sul nucleare ‘green’ sono in gioco interessi cospicui, dato che alcuni Paesi, come la Francia ma anche la Svezia e la Finlandia hanno un mix energetico in cui l’atomo gioca un ruolo importante. Il rapporto è ora sul tavolo di due comitati di esperti “indipendenti”, il gruppo di esperti sulla protezione dalle radiazioni e la gestione delle scorie in base al trattato Euratom e il comitato scientifico sui rischi per la salute, l’ambiente e i rischi emergenti. Si esprimeranno per metà luglio. Solo a quel punto la Commissione deciderà quindi se il nucleare è classificabile come attività ‘verde’ e quindi finanziabile come tale, oppure no.

Per quanto riguarda il gas naturale, non viene incluso né escluso dal regolamento. La consultazione pubblica, spiega la Commissione, ha rivelato opinioni contrastanti sul riconoscimento al gas naturale come carburante di transizione, che faciliterebbe cioè la transizione dal petrolio e dal carbone, maggiormente inquinanti. Verrà quindi emanato più avanti, nel corso del 2021, un atto delegato che coprirà il gas naturale e le relative tecnologie come attività di transizione, nella misura in cui ricadono nel campo della tassonomia verde. Bruxelles valuterà una legislazione specifica che copra le attività nel gas che contribuiscono a ridurre le emissioni ma che non possono rientrare nella tassonomia perché non rientrano nei criteri.

Per l’attivista di Greenpeace Ue responsabile del clima e dell’energia, Silvia Pastorelli, “la Commissione europea ha perso l’opportunità di utilizzare la tassonomia per garantire investimenti realmente verdi, temporeggiando su una decisione che aiuterebbe l’Europa a progredire velocemente con l’azione per il clima tanto necessaria”. Da un lato ha rimandato “la questione spinosa” dell’inclusione del gas e dell’energia nucleare nella tassonomia, dall’altro ha introdotto nel documento “criteri controversi sulla silvicoltura e la bioenergia, ampiamente criticati da scienziati ed esperti“. L’ong chiede al Parlamento europeo e ai governi di respingere gli atti delegati e di riscrivere le norme su silvicoltura e bioenergia.

Tiziana Beghin, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo, già martedì si era espressa in una nota in cui definiva “una decisione inevitabile e obbligata quella della Commissione europea di rimuovere gas e nucleare dalla classificazione delle attività economiche sostenibili. Non possiamo obbligare Francia e Germania ad abbandonare la loro strategia energetica basata su nucleare e gas, ma possiamo evitare che queste vengano finanziate con i soldi dei cittadini europei”. Ma l’esclusione poi non c’è stata.

Più cauta la deputata Rossella Muroni, capogruppo alla Camera di FacciamoECO – Federazione dei verdi, secondo cui è comunque positivo che gas e nucleare non siano per ora entrati nella tassonomia verde. “Tuttavia non possiamo abbassare la guardia perché la Commissione continuerà a esaminare questi temi, su cui dovrebbe arrivare una proposta ad hoc nella seconda parte dell’anno. Vigileremo con attenzione affinché non rientri dalla finestra quello che è uscito dalla porta e affinché in questa partita l’Italia si schieri dalla parte giusta. Perché il gas e il nucleare non sono fonti pulite e non possono essere considerati attività green. Principi su cui spero vivamente non si facciano passi indietro”.

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