Lezioni di violino e sci, stipendio e contributi per la colf, il pagamento dell’affitto dei genitori e poi carte prepagate, bonifici e spese per il noleggio d’auto, pagamenti delle bollette del gas, buste con contanti. Per la procura di Roma sono queste le utilità o le promesse – come quella della garanzia di 100mila euro per un mutuo – che sono costate un’accusa di corruzione a Giovanna Boda, 46 anni, già capo dipartimento del ministero dell’Istruzione che lo scorso aprile ha tentato il suicidio dopo essere stata perquisita. E sono queste ipotizzate mazzette che hanno portato i finanzieri del Nucleo speciale di polizia valutaria a notificare oggi tre misure cautelari, una in carcere, le altre due ai domiciliari. Agli indagati è contestato anche il reato di rivelazione e utilizzazione del segreto istruttorio.

L’imprenditore arrestato è l’editore della Dire – L’imprenditore ed editore dell’agenzia di stampa Dire, Federico Bianchi di Castelbianco, è stato arrestato e si trova in carcere per il reato di corruzione nei confronti della Boda. “Sono stati individuati bonifici e dazioni in contanti – spiega una nota della Guardia di finanza – , oltre a spese di carattere personale di varia natura e tipologia”. Bianchi” è amministratore di fatto di tre società e di una fondazione, tutte con sede a Roma, operanti nel settore della comunicazione e della formazione che nel periodo 2018-2021 ha ricevuto affidamenti da parte degli istituti scolastici per circa 23 milioni di euro, ora oggetto di ulteriori investigazioni”. Nell’operazione sono finiti ai domiciliari altre due persone, legate all’imprenditore, che sarebbero “intervenute nell’adozione delle utilità”: Valentina Franco e Fabio Condoleo, dipendenti dell’imprenditore ma di fatto collaboratori della Boda. Secondo l’accusa attraverso loro alla Boda sarebbero arrivate tutte le utilità con versamenti su carte prepagate. E Condoleo avrebbe provato a nascondere la borsa della funzionaria il 13 aprile scorso, giorno delle perquisizioni. Borsa in cui è stata trovata una lista di nomi che è considerata molto interessante dal punto di vista investigativo. Bianchi, tra l’altro psicoterapeuta, socio al 95% della società Comunicazione ed editoria srl e amministratore unico dell’Istituto di ortofonologia, avrebbe avuto affidamenti diretti dalla Boda in cambio di contanti.

Il sequestro di 340mila euro all’ex funzionaria indagata – Secondo gli inquirenti Boda sarebbe stata stata corrotta in cambio utilità e denaro per circa 500mila euro. Oltre alle tre misure cautelari decise dal gip di Roma, è stato disposto anche il sequestro preventivo di circa 340mila euro nei confronti della ex dirigente. Le presunte utilità sarebbero consistite, secondo l’accusa, appunto nella messa a disposizione di carte prepagate, bonifici, contanti, spese per noleggio auto, canone di locazione per l’appartamento dei genitori, il pagamento delle spese per la domestica, promesse di assunzioni e acquisti di immobili, trattamento medici di natura estetica, nonché l’uso di una baita per vacanza e anche il sarto. Stando ai pm romani l’indagata avrebbe anticipato via mail il 5 ottobre dell’anno scorso una bozza del bando per il finanziamento di progetti scolastici per il contrasto della povertà e avrebbe fatto partecipare e invitato alle riunioni al ministero nelle quali si doveva decidere la ripartizione dei finanziamenti. Dagli accertamenti svolti dalla Guardia di Finanza non è emerso il coinvolgimento dei ministri che si sono succeduti.

L’intercettazione: “Avete i telefoni sotto controllo” – Gli indagati inoltre sapevano di essere sotto inchiesta. “C’avete i telefoni sotto controllo come cazzo ve lo devo dire e c’ho pure il mio, mo basta” dice Bianchi di Castelbianco intercettato e citato nell’ordinanza di custodia cautelare. Una frase che segue a quella altrettanto forte “Siamo tutti nella merda”. L’ordine quindi è niente whatsapp, né messaggi: “Una volta a settimana viene lei o chi per lei, porta l’elenco delle cose e se c’è una cosa urgentissima uno viene”. Bianchi continua, anche se la conversazione annotano gli investigatori è disturbata e a tratti incomprensibile: “Io sto pagando per Giovanna … siete sotto osservazione ve l’ho detto … Federico ha chiuso non fa né farà niente, finito tutto …è tassativo… “.

Per il gip l’imprenditore nonostante tutto e nonostante la funzionaria abbia lasciato l’incarico “si muoveva e si muove ancora con disinvoltura all’interno del dipartimento potendo contare su rapporti di collaborazione risalenti e consolidati” e il carcere è misura adeguata alle esigenze cautelari in quanto l’indagato può “perseverare nell’illecito per accaparrarsi l’aggiudicazione di gare già bandite ovvero predisporre i futuri bandi e o progetti”. Per il gip sussiste certamente il concreto e attuale pericolo che Bianchi di Castelbianco, aiutato dagli altri due indagati “possa inquinare il quadro probatorio provvedendo a condizionare eventuali testimonianze, forte dell’ascendente di cui ormai beneficia nel settore. Si richiamano alcune conversazioni in cui sia Valentina Franco sia Bianchi di Castelbianco si preoccupavano di essere prudenti nei dialoghi telefonici nel timore di essere intercettati. Del resto, se non fossero state eseguite intercettazioni ambientali, non si sarebbero captate conversazioni dirette e di rilievo tra Boda e Bianchi di Castelbianco i quali, infatti, preferivano vedersi di persona oppure si avvalevano della intermediazione di Valentina Franco”.

“I fatti contestati al Bianchi di Castelbianco sono piuttosto gravi, sono ostinatamente reiterati, certamente sintomatici di una singolare e straordinaria attitudine dell’indagato a manipolare le determinazioni finali adottate dal dipartimento con il quale collabora orientandole a suo favore e assicurandosi cosi l’accrescimento delle sue imprese” scrive il gip che sottolinea come “neanche la detenzione presso il domicilio coatto possa ritenersi adeguata rispetto alla esigenza special preventiva, in quanto sia i controlli della polizia giudiziaria che il presidio elettronico, non potrebbero adeguatamente sorvegliare che il Bianchi di Castelbianco non intrattenga relazioni e contatti con l’esterno”.

La richiesta di “pulire” il telefono – Secondo gli inquirenti Valentina Franco il 4 marzo (all’indomani della notizia circa l’avvenuto arresto di alcuni dirigenti calabresi del Miur/Mi dalla Procura di Vibo Valentia: la ‘Questione Calabria’) contattava” una persona “chiedendo informazioni per ‘pulire’ il telefono cellulare di Boda ed evitare di essere intercettata, come richiestole da quest’ultima”. Un altro particolare che viene riportato nell’ordinanza. “Appare piuttosto insolito che il capo dipartimento di un ministero – scrive il giudice – per il tramite della sua segretaria, chieda ad un tecnico, perfino fidato, di effettuare una ‘bonifica’ dei propri telefoni cellulari, e diviene ancora più rilevante il dato quella non fosse l’unica bonifica effettuata dal professionista che alla richiesta rispondeva: ‘io vengo, faccio il solito, e… e vedo anche n’attimo’”.

La difesa: “Ho sempre difeso lo Stato con rigore e onestà” – “Le accuse a me rivolte, unitamente al fatto che sono state rese pubbliche sui media senza nemmeno lasciarmi la possibilità di opporre la mia ricostruzione dei fatti, mi hanno sconvolto. Non chiedo compassione, ma rispetto per l’umiliazione e il dolore che mi sono stati inflitti: tutto quello che ho dimostrato in lunghi anni di servizio sembra essere stato cancellato in poche settimane”. Queste le parole di Giovanna Boda, attraverso il suo legale, Giulia Bongiorno. “Ho sempre servito lo Stato con rigore e onestà – prosegue – nella piena consapevolezza delle mie responsabilità e dei miei doveri, e lo dimostrerò appena possibile: ho chiesto di essere interrogata proprio per chiarire la mia posizione. Questa situazione, però, mi ha reso molto fragile, dunque per il momento chiedo a tutti rispetto e comprensione per lo stato di prostrazione in cui mi trovo”. Intanto è stato fissato per lunedì prossimo, 13 settembre, l’interrogatorio di garanzia di Federico Bianchi di Castelbianco che ora si trova nel carcere romano di Regina Coeli.

I lavoratori della Dire: “Il nostro lavoro va avanti” – Sull’arresto di Bianchi è stato diffuso un comunicato stampa dalla Dire. “I giornalisti dell’agenzia stampa Dire, anche in rappresentanza delle aree tecniche e amministrative dell’azienda, appresa la notizia riguardante i provvedimenti odierni a carico dell’editore, sottolineano che il loro lavoro va avanti garantendo continuità professionale e quell’impegno che da sempre li contraddistingue nel raccontare i territori e le istituzioni. I provvedimenti – si legge in una nota – annunciati oggi dalle autorità competenti, pur nella loro rilevanza, non intaccano e non intaccheranno la dedizione e la qualità del lavoro espresse quotidianamente e misurabili con costanza nei notiziari, sul sito web e sulle piattaforme social“.

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