“Credo che la vera offensiva contro il reddito di cittadinanza inizierà in autunno, quando qualcuno tenterà di fare emendamenti al ddl di bilancio oppure quando il ministro del Lavoro porterà in Parlamento la riforma degli ammortizzatori sociali. Il problema è che c’è tanta strumentalità e tanta ignoranza in questa offensiva contro il reddito di cittadinanza. Non so quale delle due sia peggio”. Sono le parole del deputato di LeU, Stefano Fassina, che, ospite de “L’Italia s’è desta” (Radio Cusano Campus), si sofferma su una lunga analisi del reddito di cittadinanza.

Fassina osserva: “Dai sedicenti leader anti-èlite e anti-establishment sento ripetere le stesse affermazioni di Confindustria. Li vedo inginocchiarsi a Cernobbio davanti ai manager delle grandi imprese. Uno dei loro cavalli di battaglia è la tesi secondo cui il reddito di cittadinanza non ha inserito i beneficiari al lavoro, in riferimento a un periodo in cui c’è stato un crollo del Pil del 9% e un milione di occupati in meno. Chiunque sia un minimo in buona fede dovrebbe riconoscere che è complicato inserire nel mondo del lavoro centinaia di migliaia di persone – spiega – in una fase in cui il mercato del lavoro si contrae di un milione di occupati. Eppure, sentiamo risuonare sempre questo mantra. Sento dire che sarebbe necessario dare alle imprese quei soldi per consentire ai beneficiari di trovare occupazione, ma quella norma esiste già, l’impresa che assume un beneficiario si prende l’importo del reddito di cittadinanza come sgravio contributivo. La legge prevede addirittura di poter trasformare il reddito di cittadinanza in capitale per il beneficiario che intenda avviare un lavoro autonomo”.

E aggiunge: “I navigator? È un’operazione che non avrei fatto, perché andavano prima riformati i centri per l’impiego, che nel Mezzogiorno sono messi molto male. I navigator sono stati una giustapposizione di 3mila persone a un impianti di centri per l’impiego che andavano riformati. Ma la questione dei navigator e delle politiche attive del lavoro non c’entrano niente col reddito di cittadinanza. E tutto questo non c’entra nulla con “il metadone”, il termine vergognoso utilizzato da Giorgia Meloni a Cernobbio. Il punto è che se non c’è domanda di lavoro da parte delle imprese o se la maggior parte dei beneficiari del reddito ha la licenza elementare o la licenza media e non si fa formazione, non è che puoi fare miracoli. Qui si pensa che questi 3 milioni di beneficiari del reddito di cittadinanza siano giovani laureati che preferiscono stare sul divano. Non è così – continua – Il reddito di cittadinanza non è a vita e l’obiettivo di questa misura è il lavoro, ma ci sono persone che non sono in grado di lavorare e quindi vanno sostenuti con interventi finalizzati a evitare condizioni di povertà drammatica. Se manca manodopera specializzata, come lamentano tante imprese, non è che la inventi da un giorno all’altro senza fare formazione, che peraltro non c’è mai stata in Italia. L’altro giorno, per esempio, ho conosciuto un signore cinquantenne che misurava la temperatura all’ingresso: mi ha detto che prende 4 euro all’ora per 9 ore giornaliere. Ora il problema è il reddito di cittadinanza o i 4 euro all’ora? Perché se tu mi dici che non trovi manodopera perché uno prende 400 euro al mese, vuol dire che vuoi continuare a sfruttare i lavoratori”.

Il parlamentare conclude: “Il vero problema è che larga parte della nostra leadership politica asseconda i desiderata delle grandi imprese. Ricordo che il reddito di cittadinanza non è un istituto da sinistra rivoluzionaria, ma è un impianto che hanno tutte le democrazie liberali. Ma purtroppo in Italia abbiamo una destra e sedicenti forze politiche centriste che sposano tutte le cause più retrive per cercare di essere al servizio degli interessi più forti“.

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